Nel cinema horror esiste un termine ben preciso: Scream Queens. Donne carismatiche, combattive, spesso costrette ad affrontare l’impensabile e a sopravvivere dove chiunque altro crollerebbe. Nei videogiochi, però, il discorso è sempre stato più complesso: per anni i protagonisti maschili hanno dominato la scena, relegando le figure femminili a comprimarie, vittime o personaggi di supporto.
Eppure, scavando tra i titoli più iconici del genere, emergono storie profondamente diverse. Donne forti, fragili, imperfette, determinate, che hanno saputo lasciare un’impronta indelebile nella storia dell’horror videoludico. Le protagoniste femminili nei videogiochi dalle tinte orrorifiche rappresentano un caleidoscopio di emozioni e archetipi differenti: dall’eroina d’azione alla ragazza comune catapultata nell’incubo, fino alle figure psicologicamente tormentate che combattono non solo mostri, ma anche se stesse.
Queste figure dimostrano che l’horror non ha bisogno di muscoli per funzionare: ha bisogno di personalità. E il panorama videoludico sta finalmente riconoscendo il valore di queste donne, trasformandole da semplici vittime a veri pilastri narrativi.
In questo articolo, dunque, passiamo in rassegna le migliori protagoniste dei videogiochi horror, analizzando il loro ruolo, l’impatto narrativo e ciò che le rende così memorabili per i giocatori.
Alexandra Roivas – Eternal Darkness: Sanity’s Requiem
Alexandra Roivas apre questa lista con un ruolo che ha segnato un’epoca. Parliamo di una delle protagoniste più sottovalutate dell’horror videoludico, e non certo per colpa sua. In Eternal Darkness: Sanity’s Requiem si ritrova a indagare la misteriosa morte del nonno nella grande villa di famiglia, ma ciò che scopre va ben oltre un semplice caso di omicidio.
Alexandra non è un’eroina d’azione, non usa la forza bruta e non possiede poteri speciali: la sua arma è la lucidità, anche quando la sanità mentale comincia lentamente a sgretolarsi. È il baricentro emotivo di un gioco che la porta continuamente al limite, e la sua determinazione sobria, razionale e ostinata la rende una delle figure più affascinanti del survival horror di stampo psicologico.
Amanda Ripley – Alien: Isolation
Amanda Ripley eredita un nome pesante, quello della madre Ellen, ma non prova mai a imitarla. Alien: Isolation costruisce un personaggio umano, vulnerabile, lontano dagli stereotipi dell’eroina invincibile. Amanda è una tecnica, non una soldatessa, e ogni suo passo sulla Sevastopol è una trattativa costante tra paura e lucidità.
Alla ricerca della madre, si ritrova in una stazione spaziale in rovina, popolata da androidi impazziti e da un Xenomorfo letale che la bracca senza sosta. Priva di addestramento militare, Amanda deve contare su ingegno, autocontrollo e improvvisazione. È una protagonista credibile perché umana, vulnerabile, costretta a confrontarsi con una minaccia impossibile senza mai perdere il sangue freddo.
Selene Vassos – Returnal
Returnal presenta un personaggio complesso e stratificato: Selene Vassos, astronauta che precipita su un pianeta ostile e in continuo mutamento. Selene Vassos non affronta solo un pianeta ostile: affronta se stessa. Returnal costruisce un’odissea psicologica in cui ogni morte è un ritorno, ogni ciclo è una ferita, e ogni scoperta è un tassello di una verità che Selene teme quanto cerca.
La sua figura affascina perché non si rompe mai completamente e non guarisce mai del tutto, bensì oscilla tra lucidità e allucinazione, tra razionalità scientifica e traumi sepolti che riemergono sotto forma di luoghi impossibili e visioni familiari. È un personaggio che vive l’horror dall’interno, non come vittima, ma come testimone e partecipante di un loop mentale e fisico che non concede tregua.
Hinako Shimizu – Silent Hill f
Hinako Shimizu porta la serie in un territorio nuovo, non solo per l’ambientazione giapponese anni ’60, ma per la natura viscerale della sua trasformazione. In Silent Hill f Hinako non è una combattente, né una leader: è una ragazza comune trascinata in un incubo organico in cui fiori, radici e corpi si fondono in modi disturbanti.
All’inizio Hinako sembra quasi distaccata dalle atrocità che la circondano, ma la sua evoluzione psicologica, man mano che affronta il “mondo del santuario”, è ciò che la rende una delle protagoniste più inquietanti e riuscite della serie. Non cresce per superare l’orrore, ma si trasforma insieme ad esso.
Aya Brea – Parasite Eve
Aya Brea è una delle figure femminili più rappresentative del survival horror giapponese anni ’90, grazie alla sua combinazione unica di freddezza professionale e vulnerabilità emotiva. In Parasite Eve indossa la divisa della polizia di New York per indagare su eventi paranormali devastanti, affrontando mostri e scoprendo poteri latenti che le permettono di manipolare energia e fuoco.
Nonostante tutto questo, Aya mantiene un contegno quasi disarmante: analizza, indaga, osserva. La sua forza non sta nella potenza, ma nella calma. È un personaggio scritto per trasmettere autorevolezza senza arroganza, paura senza isteria, e proprio questa delicatezza la rende ancora oggi un simbolo del genere. A prescindere dall’assenza di doppiaggio, il gioco riesce a trasmettere perfettamente il suo conflitto interiore e il suo coraggio, rendendola una protagonista solida e memorabile che meriterebbe un ritorno sulle piattaforme moderne.
Claire Redfield – Resident Evil: Revelations 2
Claire Redfield non ha bisogno di presentazioni: fin da Resident Evil 2 è una delle protagoniste più amate della serie. In Resident Evil: Revelations 2 raggiunge la maturità narrativa definitiva, trovandosi su un’isola-prigione e assumendo un ruolo quasi materno verso Moira Burton.
Claire Redfield rappresenta l’evoluzione più credibile di una sopravvissuta. Dalla giovane universitaria di Resident Evil 2 alla figura adulta e consapevole di Revelations 2, Claire mostra una maturità rara: è determinata, pragmatica, capace di guidare e proteggere.
La sua forza non sta solo nel combattimento, ma nella capacità di restare lucida per sé stessa e per chi le sta accanto, come Moira Burton, che affida a Claire la sua sopravvivenza. Claire non è un personaggio costruito per stupire, ma per resistere, e proprio questa continuità la rende una delle protagoniste più solide dell’intera saga.
Regina – Dino Crisis
Regina è una delle protagoniste più iconiche mai create da Capcom negli anni d’oro della prima PlayStation. Dino Crisis nasceva come “survival horror con i dinosauri”, ma a dare personalità e identità al progetto non erano solo le creature, bensì lei: una specialista dell’unità d’élite SORT con una sicurezza glaciale, battute taglienti e un look immediatamente riconoscibile. Fin dal primo gioco è Regina a dettare il ritmo dell’azione grazie alla sua calma strategica e alla capacità di mantenere il sangue freddo in situazioni che rasentano la follia, mentre affronta velociraptor e tirannosauri come fossero semplici imprevisti operativi.
In Dino Crisis 2, con la struttura a campagne alternate, la presenza di Dylan avrebbe dovuto portare equilibrio narrativo… ma la verità è che la maggior parte dei giocatori voleva solo una cosa: continuare a impersonare Regina. La sua sicurezza, il suo carisma e la sua capacità di dominare la scena senza mai diventare una caricatura l’hanno trasformata in una delle protagoniste più amate e rimpianti del survival horror degli anni ’90. Ancora oggi, a distanza di decenni, il suo nome continua a essere evocato ogni volta che si parla di reboot o revival desiderati dai fan.
Heather Mason – Silent Hill 3
Heather Mason è l’esatto opposto dell’eroina convenzionale. È sarcastica, arrabbiata, spaventata, spesso sull’orlo del crollo. Ed è proprio qui che Silent Hill 3 trova il suo potere: Heather non cerca di essere forte, non prova a fare la dura, non vuole essere lì. La sua naturalezza, la sua reazione “umana” agli orrori che la circondano, la rendono una delle protagoniste più autentiche mai apparse in un horror. Non diventa un soldato, non diventa un mostro, non diventa invincibile. Diventa solo una ragazza che sopravvive, e tanto basta.
Heather affronta traumi, culti religiosi e creature indicibili senza mai trasformarsi in un’eroina d’azione. Ed è proprio questa normalità a renderla così efficace: Heather reagisce con paura, rabbia, confusione; emozioni autentiche che la avvicinano al giocatore e la rendono incredibilmente memorabile.
Ellie Williams – The Last of Us Parte II
Ellie Williams è un caso unico, perché il suo percorso non porta alla catarsi ma alla distruzione. In The Last of Us Parte II, Ellie non è più la giovane compagna di viaggio di Joel: è una protagonista complessa, ferita, animata dalla vendetta. Il suo viaggio è una discesa emotiva che mette in discussione moralità, identità e sopravvivenza.
Ellie non combatte solo per sopravvivere: combatte per vendicarsi, per dare un senso a un trauma, per colmare un vuoto che non può essere riempito. Il mondo la colpisce con violenza crescente e lei risponde con la stessa forza, fino a diventare irriconoscibile anche ai suoi stessi occhi. Ellie è una protagonista che non chiede di essere amata, che non cerca approvazione: è un personaggio scritto per farti soffrire mentre soffre. Ellie è il volto più crudo e realistico dell’horror contemporaneo: non il mostro fuori, ma quello dentro, ed è proprio per questo che rimane impressa come poche altre.
Jill Valentine – Resident Evil 3 (Remake)
Jill Valentine è l'archetipo della Scream Queen videoludica, una protagonista che ha definito il survival horror sin dalla metà degli anni ’90. Nel remake di Resident Evil 3 raggiunge però la sua forma più completa: una professionista esperta, lucida anche nei momenti più disperati, inseguita da una creatura inarrestabile che sembra vivere solo per eliminarla.
Determinata a sconfiggere definitivamente l’Umbrella Corporation e sopravvivere alla furia inarrestabile del Nemesis, Jill dimostra un’abilità e una resilienza uniche. Jill combina competenza, istinto tattico e una tenacia che non cede mai. Non è solo un’icona, è lo standard con cui vengono misurate tutte le protagoniste horror successive.