La gente parla sempre male degli State of Play. Che si ripetono, che sono noiosi, che non mostrano titoli wow. E allora la domanda è inevitabile: che cosa abbiamo visto davvero nella notte del 12 febbraio?
Dopo oltre un’ora di annunci, trailer, gameplay, DLC e remake, la questione è semplice: Sony ha fatto centro oppure ha servito l’ennesima abbuffata di contenuti che riempiono il tempo ma non la memoria?
Perché il problema non è mai la quantità, ma la sostanza. E questo State of Play, più lungo della media e potenzialmente più ambizioso, aveva un compito preciso: dimostrare che PlayStation non vive soltanto di grandi nomi già affermati, ma sa ancora sorprendere. Vediamo se ci è riuscita.
God of War Trilogy Remake & Sons of Sparta
Partiamo dal colpo più rumoroso: il remake completo della trilogia originale di God of War. Non un semplice restauro, ma un rifacimento con tecnologia moderna, aggiornamenti strutturali e un lavoro di adattamento che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe riportare Kratos agli esordi con la stessa forza narrativa che oggi associamo alla saga norrena.
È un’operazione intelligente, commercialmente sicura e soprattutto nostalgicamente potente.
Ma è anche, inevitabilmente, un ritorno al passato. Sony sa che God of War è uno dei suoi pilastri identitari e lo usa come ancora emotiva. La vera domanda è: quanto sarà davvero “remake” e quanto semplice maquillage tecnico?
A sorpresa, arriva anche God of War: Sons of Sparta, un metroidvania 2D disponibile immediatamente su PS5. Un’uscita shadow drop che spezza il ritmo e regala un segnale positivo: ogni tanto Sony osa ancora.
Insomma, l’operazione remake ha potenziale enorme, ma resta un progetto futuro. Sons of Sparta è invece un gesto concreto, tangibile, da giocare prima di subito.
Voto simbolico: 8.5/10.
Kena: Scars of Kosmora
Se c’è un annuncio che ha acceso un sorriso sincero, è stato il ritorno di Kena. Il primo capitolo era una piccola perla estetica, una dimostrazione di come uno studio indipendente potesse imporsi con identità, eleganza visiva e una certa maturità nel combat system. Scars of Kosmora (qui il trailer) promette un mondo più ampio, una narrazione più ambiziosa e un gameplay più stratificato.
Qui non si tratta solo di sequel. Si tratta di crescita. Ember Lab sembra voler fare il salto di qualità definitivo.
Non è un titolo che fa esplodere il pubblico in urla isteriche, ma è esattamente il tipo di annuncio che consolida la fiducia nel catalogo PlayStation.
Voto simbolico: 8/10.
Silent Hill: Townfall
Il ritorno dell’horror psicologico è sempre una partita delicata. Silent Hill: Townfall gioca la carta della prima persona, dell’atmosfera opprimente e di un’estetica che strizza l’occhio al retrò.
Il trailer è criptico. Volutamente. Funziona perché non spiega troppo, ma allo stesso tempo lascia quella sensazione ambigua che può trasformarsi in capolavoro o in prodotto generico.
Silent Hill è un nome che pesa e, ogni volta che viene evocato, l’aspettativa si alza oltre il ragionevole. Townfall promette inquietudine ma deve ancora dimostrare di avere personalità.
Voto simbolico: 7.5/10.
Death Stranding 2 su PC
L’arrivo di Death Stranding 2: On the Beach su PC non sorprende più nessuno. Ormai la strategia Sony è chiara: le esclusive sono temporanee, l’ecosistema è più ampio della console.
Eppure, è un annuncio significativo. Perché conferma una direzione. Sony non difende più il fortino a ogni costo: espande il marchio, amplia il pubblico, monetizza oltre l’hardware.
È una scelta di mercato prima ancora che creativa. Non genera hype esplosivo, ma rafforza l’idea di un’azienda consapevole dei propri asset. E va bene così.
Voto simbolico: 7/10.
Rayman 30th Anniversary Edition
La nostalgia è una valuta stabile. Rayman 30th Anniversary Edition lo dimostra. Una raccolta celebrativa che parla direttamente a chi è cresciuto con il platforming di qualità, con quell’equilibrio tra fantasia visiva e precisione di gameplay che oggi sembra quasi un lusso.
Non è un annuncio rivoluzionario (e si sapeva), ma almeno è un’operazione onesta. Se ami Rayman, è una festa. Se non lo hai mai amato, è un buon modo per recuperare un pezzo di storia.
Voto simbolico: 7.5/10.
Dead or Alive 6 Last Round e teaser Dead or Alive 7
Qui il discorso si fa più complicato. Dead or Alive non è più il gigante che era negli anni d’oro dei picchiaduro 3D. La versione Last Round di DOA6 e il teaser del settimo capitolo sono segnali di vitalità, ma anche tentativi di rilancio in un mercato dominato da competitor spietati.
La formula free to play può aiutare, ma il rischio di restare schiacciati è concreto. Non è un brutto annuncio. È un annuncio fragile.
Voto simbolico: 6/10.
Control Resonant, Crimson Moon, Brigandine Abyss, Saros
Questa è la parte che definisce davvero uno State of Play: la fascia media. Control Resonant ha potenziale narrativo e identità. Crimson Moon prova a inserirsi nel filone action RPG con ambizione. Brigandine Abyss parla direttamente agli amanti degli strategici di nicchia. Saros è intrigante, ma sembra essere lontano dal grande pubblico.
Sono titoli che danno spessore al catalogo. Nessuno di loro, però, è stato in grado di dominare la conversazione. Sono buoni ingredienti. Non il piatto principale.
Voto medio simbolico: 6.5/10.
4 Loop, Project Windless, Beast of Reincarnation, Star Wars Galactic Racer, NEVA Prologue
Qui entriamo nel territorio dell’abbondanza. Tanti nomi, molte idee, poco tempo per approfondire. Alcuni di questi progetti potrebbero sorprendere una volta usciti. Altri rischiano di essere inghiottiti dal calendario.
Star Wars Galactic Racer è fan service puro. NEVA Prologue è un contenuto mirato a chi ha amato l’originale. 4 Loop e Project Windless hanno personalità, ma devono ancora dimostrare solidità.
Insomma, si tratta della classica sensazione degli annunci “belli senz'anima”. Spero di sbagliarmi.
Voto medio simbolico: 6.5/10.
Konami, Castlevania e Metal Gear
Konami si è presentata con due nomi che sono macigni culturali. Castlevania: Belmont’s Curse è molto più di un nuovo capitolo, è un tentativo di riappropriarsi di una mitologia che negli ultimi anni è sopravvissuta più nel culto che nel mercato.
Il trailer suggerisce un ritorno a un’azione 2D più classica, gotica, strutturata, con quell’equilibrio tra esplorazione e difficoltà che ha reso la saga immortale. Ma il punto non è solo il gameplay, ma la volontà di Konami di rientrare in partita con una delle sue IP più iconiche. Se il progetto saprà evitare l’effetto “operazione nostalgia senz’anima”, potrebbe essere uno dei veri colpi dell’evento.
Accanto a questo, Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 prosegue il lavoro di recupero storico della saga di Kojima, consolidando un percorso di preservazione che era necessario. Non è un annuncio emozionante quanto un nuovo capitolo, ma è un gesto importante: significa riconoscere il valore del proprio catalogo e trattarlo con rispetto.
Voto simbolico: 8.5/10.
Legacy of Kain, il ritorno
Il vero brivido nostalgico, però, è arrivato con Legacy of Kain: Defiance Remastered e soprattutto con Legacy of Kain: Ascendance. Il primo è un’operazione che molti chiedevano da anni: ripulire, aggiornare e rendere accessibile uno degli action narrativi più affascinanti dei primi anni 2000.
Ma è Ascendance a cambiare la prospettiva. Non un semplice rifacimento, ma un nuovo capitolo che riporta in vita un universo narrativo sofisticato, oscuro, letterario, lontano dalle semplificazioni moderne.
Se saprà conservare la profondità tematica e l’ambiguità morale che l’hanno resa cult, potremmo trovarci davanti a una delle sorprese più interessanti dell’intero evento. Se invece si limiterà a sfruttarne il nome, sarà solo l’ennesima nostalgia travestita da rinascita.
Voto simbolico: 8.5/10.
PlayStation Plus e le sue novità
L’aggiornamento del catalogo PlayStation Plus con l'annuncio dei giochi (grossi) di febbraio) è una delle mosse più intelligenti dell'evento.
Sony sta consolidando il servizio (che trovate in forte sconto qui) come elemento centrale dell’esperienza PlayStation. Non è più un semplice extra, è parte del suo ecosistema.
Ampliare il catalogo, inserire classici, rendere il servizio più competitivo: sono segnali importanti. Non fanno gridare al miracolo, ma dimostrano visione strategica. Avanti tutta.
Voto simbolico: 8/10.
Che voto merita questo State of Play?
Lo State of Play del 12 febbraio 2026 è stato un evento solido. Non epocale. Ma solido.
Ha offerto tre o quattro annunci di peso reale (e God of War). Ha mostrato una line-up varia. Ha ribadito la strategia multipiattaforma di Sony. Ha consolidato il servizio PS Plus. Insomma, è stato uno State of Play consapevole, professionale e ben orchestrato.
Un evento che funziona, che mostra maturità industriale e una line-up credibile, sperando che il segno indelebile lo lasceranno i giochi annunciati una volta rilasciati sul mercato. E sperando anche che Sony continui su questa strada, per i suoi prossimi State of Play
Voto finale simbolico allo State of Play: 8/10.