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Pro
- Gameplay ancora fluidissimo e ora anche modernissimo.
- Direzione artistica spettacolare e più cinematografica.
- Nuovi contenuti che ampliano davvero l’esperienza originale.
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Contro
- Poche vere rivoluzioni nel gameplay base.
- Struttura narrativa ancora secondaria rispetto all’azione.
- Peccato per il multiplayer solo locale e non online.
Conclusioni Finali di SpazioGames
Retold sembra, infatti, costruito attorno a un equilibrio molto preciso: da una parte preservare la precisione e il ritmo quasi perfetto dell’originale, dall’altra dare maggiore peso narrativo e senso d’avventura all’intera esperienza. Il risultato, almeno per ora, è un gioco che continua a “sentirsi” Rayman pad alla mano, ma che allo stesso tempo prova a essere più ambizioso, spettacolare e moderno.
Rayman è uno di quei personaggi che appartengono a un’epoca precisa dei videogiochi, ma che non hanno mai davvero smesso di sembrare contemporanei. Il bizzarro eroe di Ubisoft non ha avuto la continuità industriale di altre grandi mascotte del platform come Super Mario, e proprio per questo il suo percorso è rimasto strano, discontinuo, a tratti perfino frustrante per chi ha sempre visto nella serie qualcosa di speciale.
Eppure, ogni volta che Rayman è tornato davvero al centro della scena, lo ha fatto ricordando a tutti quanto il genere possa essere creativo, musicale, imprevedibile e pieno di personalità.
Nel corso degli anni la serie ha cambiato forma più volte, passando dal fascino più fiabesco e pittorico delle origini alla precisione ritmica e quasi coreografica dei capitoli più moderni, ma c’è un elemento che è sempre rimasto intatto: l’idea che un platform con Rayman non debba limitarsi a funzionare bene, ma debba anche stupire continuamente, inventare, cambiare ritmo, trovare soluzioni visive e ludiche capaci di lasciare il segno.
Ecco, proprio questo mix di elementi è il motivo per cui Rayman Legends continua ancora oggi, a distanza di 13 anni, a occupare un posto così importante nella memoria di chi ama il genere; non solo perché era bellissimo da vedere o fluidissimo da giocare, ma perché riusciva a dare l’impressione di essere uno scalino superiore rispetto agli altri titoli contemporanei.
Più grande, più cinematografico, più ambizioso
Il fatto che Ubisoft abbia scelto proprio questo capitolo per rilanciare la serie dopo svariati anni di assenza, dunque, non è casuale, e non lo è nemmeno il fatto che la software house abbia deciso di non limitarsi a riproporlo in una forma semplicemente aggiornata. Rayman Legends: Retold è uno di quei giochi che riescono a riaccendere la nostalgia nel momento esatto in cui compaiono sullo schermo per chi ci ha giocato in passato, e al tempo stesso rappresenta sia il punto di ingresso perfetto per chi non conosce il franchise che un nuovo inizio per i capitoli a venire.
Siamo volati negli uffici di Ubisoft Montpellier per provarlo in anteprima, e durante l’evento la sensazione più netta emersa fin dai primi minuti è stata proprio questa: in uscita il 1 ottobre, Retold non nasce per correggere un classico, ma per espanderlo. Per renderlo più ampio, più spettacolare, più ricco nella messa in scena e più ambizioso nella struttura, senza intaccare quel ritmo quasi perfetto che aveva reso l’originale così memorabile.
E dopo questo primo contatto, l’impressione è che Ubisoft Milan e Ubisoft Montpellier abbiano individuato con grande lucidità i punti su cui intervenire e, soprattutto, quelli che era fondamentale lasciare intatti.
Rayman Legends funziona ancora oggi in modo impressionante, non come un classico da rispettare a distanza, ma come un gioco che continua a risultare brillante, leggibile, velocissimo e sorprendentemente fresco anche a distanza di anni. Proprio per questo, la sfida più difficile probabilmente non era "rifarlo meglio", era capire come farlo evolvere in maniera intelligente, senza intaccarne l’identità.
La caratteristica principale di Retold è un maggiore senso dell’avventura, e non è una definizione messa lì a caso. Parliamo di qualcosa che emerge subito dal modo in cui i mondi vengono collegati tra loro (ora con una mappa unita e interconnessa), dalla volontà di dare maggiore continuità al viaggio dei protagonisti e da una struttura narrativa che prova a essere meno frammentata rispetto al passato.
Non ci si trova più soltanto davanti a una sequenza di livelli creativi e brillantissimi, ma a un percorso più coeso, sorretto da nuove cutscene completamente doppiate in sei lingue differenti e da una regia più presente, più marcata, più intenzionata a dare peso a ciò che accade tra una sezione e l’altra.
Sul fronte delle novità narrative, gli elementi principali sono l’introduzione di un nuovo villain, il Vandalo, e di un intero sesto mondo inedito, che porterà con sé anche un finale completamente nuovo. Il tutto viene supportato da un lavoro incredibile sulle animazioni dei personaggi fatto dal team di Ubisoft Milan (lo stesso che si è occupato dei titoli Mario + Rabbids), il che fa apparire i personaggi di Rayman Legends una vera gioia per gli occhi.
Ricostruire Rayman senza tradirlo
Uno degli aspetti più interessanti di tutto il progetto riguarda il lavoro tecnico fatto da Ubisoft per ricostruire il gioco. La novità più grande di Rayman Legends: Retold è l'essere passato dal 2D al 3D, e questo è stato possibile tramite un'operazione tanto apparentemente folle quanto geniale: il titolo gira, infatti, su Snowdrop Engine, ma continua allo stesso tempo a utilizzare il motore grafico originale del 2013.
In sostanza, Ubisoft ha preso le fondamenta tecniche dell’originale e le ha inserite dentro un’infrastruttura più moderna, con l’obiettivo di mantenere intatto il feeling del platforming mentre tutto ciò che gli ruota attorno veniva ampliato, arricchito e aggiornato. Insomma, è un approccio che dice molto della natura del progetto, perché tradisce una certa cautela, ma anche un grande rispetto per l’equilibrio del materiale di partenza.
Da questo punto di vista, almeno per quello che abbiamo potuto vedere e provare, Retold sembra muoversi con grande attenzione. Il DNA dell’originale resta subito riconoscibile, mentre il platforming è ancora fluidissimo, leggibile e rapidissimo, con Ubisoft ha confermato i 60 fps su tutte le piattaforme (sì, anche Switch 2).
La differenza emerge soprattutto nel modo in cui vengono gestiti gli ambienti e le prospettive: grazie al nuovo motore grafico, i livelli giocano con maggiore decisione sulla profondità della scena, introducendo sezioni in 2.5D più elaborate e ambientazioni che a tratti sembrano quasi piccoli diorami vivi, pieni di movimento e di stratificazioni. Oltre a ciò, l’illuminazione avanzata, il ray tracing e un sistema di animazioni più ricco riescono a dare nuova profondità al mondo di gioco senza trasformarlo in qualcosa di estraneo alla serie.
Anche sul piano artistico il team sembra aver compreso perfettamente quale fosse la linea da non superare. Gli sfondi restano folli, coloratissimi e densissimi di dettagli, ma ora tutto appare più stratificato, più vibrante, più dinamico, per cui non c’è mai la sensazione di trovarsi davanti a un Rayman "appesantito" dalla tecnologia.
C’è poi tutto il lavoro fatto sul comparto audio: il team di Ubisoft ha raccontato di aver registrato ben 55 minuti di colonna sonora inedita, con anche suoni reali provenienti da diverse parti del mondo, utilizzando per esempio audio catturati in una giungla asiatica o addirittura all’interno di un vulcano in Etiopia, oltre a una serie di registrazioni effettuate direttamente in studio con strumenti e materiali fisici.
Dragon Ride, livelli musicali e nuove idee
Dal punto di vista del gameplay, Rayman Legends: Retold prova ad aggiungere varietà senza stravolgere la formula originale. È una scelta intelligente, e probabilmente anche l’unica davvero sensata, perché il gameplay di Legends continua ancora oggi a sembrare incredibilmente moderno.
Le novità più evidenti sono le Dragon Ride, sequenze che permettono di cavalcare draghi per spostarsi tra le varie aree del mondo di gioco, mentre il ritmo generale sembra essere stato ricalibrato con l’idea di dare maggiore respiro sia all’esplorazione sia alla componente narrativa. In alcuni momenti il gioco accelera bruscamente, tornando a quella velocità quasi folle che caratterizzava le sezioni migliori dell’originale; in altri, invece, si concede qualche secondo in più per valorizzare l’ambientazione, la costruzione della scena o il puro piacere del viaggio.
Naturalmente tornano anche i livelli musicali, che ancora oggi restano uno degli elementi più iconici di Rayman Legends. Ubisoft ha confermato la presenza di nuove tracce e di nuove sequenze ritmiche create appositamente per Retold, e anche solo guardandole durante la demo è impossibile non rendersi conto di quanto questo tipo di design continui a essere praticamente unico nel panorama dei platform moderni.
Torna ovviamente anche il multiplayer cooperativo locale fino a quattro giocatori, con Ubisoft che sembra voler spingere ancora di più sul caos creativo tipico delle sessioni couch co-op della serie. A tal proposito, è stata espansa anche la modalità party game Kung Foot, la quale sarà presente anche in una nuova variante “evil” chiamata Brawl Mode, pensata per trasformare l’esperienza in qualcosa di ancora più competitivo, confusionario e imprevedibile.
Due studi iconici, una visione condivisa
C’è poi un altro elemento che rende Rayman Legends: Retold particolarmente interessante e che merita una menzione, ed è la collaborazione tra Ubisoft Milan e Ubisoft Montpellier. Da una parte c’è lo studio italiano che ha dato vita ai Mario + Rabbids, dimostrando una comprensione straordinaria del game design di scuola Nintendo e una capacità rara nel lavorare su produzioni in cui il ritmo ludico è tutto. Dall’altra c’è invece il team storico che ha contribuito a definire l’identità moderna di Rayman.
Ecco, è proprio questa doppia anima che sembra emergere di continuo durante il gameplay: da un lato, Retold vuole preservare quasi maniacalmente la precisione e la fluidità del gameplay originale, mentre dall’altro prova ad allargare il respiro dell’avventura attraverso una presentazione più cinematografica, nuovi contenuti e una struttura narrativa più marcata.
Insomma, la sensazione è che Ubisoft abbia capito una cosa fondamentale: Rayman Legends non aveva alcun bisogno di essere modernizzato nel gameplay, perché il suo gameplay era già avanti rispetto al suo tempo. Quello che serviva davvero era costruirgli intorno un’avventura più ampia, più spettacolare e più memorabile, capace di restituire il peso che una serie del genere merita ancora oggi.
Sarebbe stato facilissimo limitarsi a un remake in alta definizione con qualche contenuto extra e poco altro. Ubisoft, invece, sembra voler trattare Rayman come una serie ancora centrale, costruendo una reinterpretazione che prova davvero ad ampliare l’esperienza originale senza sacrificare ciò che la rendeva speciale.
La cosa più importante è che, pad alla mano, continui immediatamente a sembrare Rayman Legends; quel mix quasi perfetto di fluidità, precisione e follia creativa sembra essere ancora tutto lì, soltanto inserito all’interno di una produzione più grande, più ricca e più cinematografica.
E considerando quanto il panorama dei platform moderni abbia disperatamente bisogno di giochi capaci di osare davvero con il level design e con il ritmo, il ritorno di Rayman potrebbe arrivare nel momento giusto.