Il segmento finale dello State of Play apre con un’atmosfera sospesa, quasi surreale. Un’introduzione rallentata, accompagnata da un senso crescente di attesa, porta subito il pubblico dentro il mondo di Sony Santa Monica.
Si intravede inizialmente una figura familiare: Kratos, intento a trasportare un corpo avvolto in un sudario, in un contesto che richiama da vicino l’apertura del reboot più recente della saga. L’ambientazione è cupa, intima, quasi domestica, ma viene rapidamente deformata da elementi sempre più strani e metafisici.
La scena però cambia prospettiva e il focus si sposta su una nuova figura, Faye. La vediamo in un ambiente selvaggio, tra rovine ricoperte di vegetazione, mentre affronta creature vegetali aggressive. Il combattimento è immediato e fisico, con un impatto che richiama chiaramente il peso e la brutalità tipica di God of War. Faye combatte con una furia controllata, alternando colpi a terra e attacchi aerei, in un sistema che sembra riprendere e ampliare le fondamenta della serie.
Al suo fianco compare anche una creatura insolita, un compagno dall’aspetto felino e dai colori elettrici, che introduce un elemento più fantastico e imprevedibile nel gameplay.
Il tutto culmina in una sequenza che mescola realtà e dimensione ultraterrena: mentre Kratos resta legato a un momento più terreno e umano, la narrazione sembra aprirsi verso un piano superiore, con il concetto di “anime” e passaggi tra mondi che diventano centrali.
“Resistere alla verità renderà solo tutto questo più doloroso”, ci viene detto. È una lunga introduzione cinematografica. Sekhmet, la regina, viene nominata. La dea egizia.
Il gioco si chiamerà God of War Laufey, un progetto (ancora privo di una data di uscita) che sembra voler espandere il linguaggio di God of War, mantenendo il peso del combat system ma spingendosi verso una struttura narrativa più ambiziosa e meno lineare. Staremo a vedere se il tempo gli darà ragione.