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Six Days in Fallujah, è esistita una versione del team di God of War

Sony aveva messo le mani sul controverso shooter

Six Days In Fallujah è da tempo al centro del dibattito a causa della sua ispirazione a fatti realmente accaduti durante la seconda battaglia di Fallujah nel novembre 2004.

Lo sparatutto è stato recentemente protagonista di un trailer che mostra il realismo del gioco anche attraverso le parole di alcuni soldati che parteciparono alla battaglia durante l’offensiva americana in Iraq.

Lo sviluppo del progetto non ha avuto un percorso facile. Si parla di Six Days in Fallujah dal 2009, quando Konami, iniziale publisher del titolo, rinunciò a portare avanti i lavori proprio a causa delle controversie che lo riguardavano.

Il titolo, inizialmente sviluppato da Atomic Games, venne successivamente posticipato al 2010 e poi nuovamente messo in pausa fino al 2016.

Adesso, stando a un’indiscrezione di David Jaffe, nel corso del suo travagliato sviluppo il gioco sarebbe passato anche per le mani di Santa Monica Studio.

 

Nell’ultimo episodio del Jaffe’s YouTube Show, il creatore di God of War è stato accompagnato da John Garvin, creative director di Days Gone e tra i temi affrontati si è parlato anche di Six Days in Fallujah.

Jaffe ha dichiarato che «per un po’ Six Days in Fallujah è stato in sviluppo presso Santa Monica Studio» ricevendo un’immediata risposta di Garvin.

«Quando è stato dato il via al progetto c’ero anch’io» ha subito risposto il creative director, come riportato da VGC, che a quanto pare era già a conoscenza del rapido passaggio in Sony del controverso shooter.

Jaffe ha poi aggiunto:

«Quando il gioco ha iniziato a prendere forma e a diventare sempre più realistico i publisher cominciavano a perdere interesse e a dire “okay, grazie ma… no” e cose del genere.

Non so come andrà questa volta, non so se stavolta ce la faranno».

In effetti, Six Days in Fallujah continua ad essere circondato da critiche su quasi tutti i fronti.

Recentemente è stato chiesto a Sony, Microsoft e Valve di boicottare il titolo che, a detta del più grande ente di beneficienza musulmano tratterebbe con troppa leggerezza un crimine di guerra.

Anche esprimersi sullo sparatutto sembra essere rischioso, stando a quanto affermato dalla giornalista Alanah Pearce che ha rischiato di vedere revocata la sua green card.

Il publisher Victura non ha fatto molto per mettere a tacere le critiche sul gioco, contribuendo a gettare benzina sul fuoco con la pubblicazione di un post su Twitter.

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