Shenmue 3, seguito per direttissima – Provato

Con l'orgoglio dei vent'anni e anzi ma vi dissi addio

Provato
A cura di Matteo Bussani - 24 Ottobre 2019 - 15:00

Corre l’anno 2005, a novembre dopo una lunga attesa uscirà il terzo capitolo di una delle serie che ha segnato indelebilmente la storia dei videogiochi, e noi abbiamo avuto modo di provarne la versione definitiva.

Vorremmo che fosse iniziato così un ipotetico articolo dedicato a Shenmue 3. E vorremmo soprattutto che fosse già stato scritto. La sfortunata sorte di questo titolo, però, non ha permesso per troppi anni che ciò accadesse.
Abbiamo dovuto aspettare il 2019 per avere la certezza che il gioco arrivasse a compimento. Si è dovuti vivere 17 anni nella speranza che il gioco potesse mai vedere la luce e, nel caso, che fosse anche solo un barlume del successo che furono i primi capitoli per tanti giocatori.

17 anni in cui l’universo videoludico con le sue galassie è mutato, si è evoluto, e la serie di Shenmue mese dopo mese ha incominciato a cristallizzarsi, ambendo a conquistare un posto di imperitura memoria nelle classifiche delle riviste specializzate e nel cuore di una nicchia di giocatori, fino a che non è stato tirato fuori dal cappello di Kickstarter e della benevolenza di Sony nell’E3 delle grandi promesse che tutti ricorderete.

Shenmue 3, seguito per direttissima – Provato

Un nome, un boato. Un ricordo che si è infiammato allo scoppiare di una sola scintilla. Il momento più bello di tutta questa storia.

Di Shenmue non sono tardate ad arrivare le remastered dei primi due capitoli, perché data la natura narrativa fortemente univoca di tutta l’opera era impensabile che il nuovo pubblico di oggi potesse godere il terzo capitolo di questa avventura senza aver giocato ai primi due. Ammettiamo che l’operazione, al di là della scarsa qualità della realizzazione, fosse necessaria perché la trasmissione dell’opera era legata indissolubilmente al Dreamcast, tanto avanzato tecnologicamente quanto sfortunato. E così arriviamo al gioco atteso: Shenmue 3. L’abbiamo provato di recente per quasi due ore, affrontando le primissime fasi dell’avventura: quelle che, tra le altre cose, chiudono una delle sospensioni narrative più indimenticabili della letteratura videoludica.

Prendetevi del tempo.

La prima cosa da fare una volta che si prende in mano il pad e si affronta Shenmue 3 è prendersi del tempo per spostare il proprio orologio biologico in un passato piuttosto lontano. Il primo impatto, che sia grafico o di gioco, ci riporta alle origini, letteralmente. Il gioco è figlio del suo tempo, che badate bene non è quello del 2019, ovvero l’epoca dei gran remake e dei remastered, ma l’inizio del secondo millennio. UI, texture, animazioni, dialoghi cutscene, tutto grida 2005 tra dissolvenze al nero di un secondo tra due frasi di dialogo, UI che negli ingrandimenti mostra il fianco a icone pixellose, un sistema di combattimento a combo con lock fisso con un’inerzia costante, e, perché no, uno scripting robotico dei dialoghi che sblocca la chiave del dialogo successivo per proseguire.

Shenmue 3, seguito per direttissima – Provato

Potremmo andare avanti con una lista così lunga di elementi anacronistici presi a forza dai videogiochi del passato e dagli stessi primi due Shenmue, che c’è la sensazione, a volte purtroppo smentita, di essere di fronte a un compromesso tra budget e rievocazione storica piuttosto che a uno sviluppo pigro. Quel concettuale filtro seppia che riveste Shenmue 3, lo ricopre a tratti con una patina che va oltre la rievocazione e sfocia nel vecchio.

Shenmue 3, seguito per direttissima – Provato

Ci stiamo riferendo ai controlli, soprattutto dei minigiochi, ma anche ad alcuni tempi obbligati nello svolgimento di determinate azioni, in particolare nei passaggi dialogati. Pensiamo anche alle risposte degli NPC che magari variano parte della risposta a seconda di quante volte proviamo a interpellarli, ma poi a distanza di un giorno di gioco ci chiedono ancora chi siamo, dopo che ci siamo già presentati e abbiamo attivato una piccola scena grazie a loro.

Per fortuna sono aspetti tutti risolvibili con una bella e corposa patch al day-one, ma che se dovessero rimanere all’uscita affaticherebbero un titolo che già di per sé non può permettersi di fare ulteriori richieste di clemenza: considerata la pazienza imposta ai propri fan e i compromessi a cui è chiamato a scendere il giocatore nel 2019 per affrontare l’esperienza con il gioco di Yu Suzuki.

Shenmue 3, seguito per direttissima – Provato

Se una cosa è certa, infatti, è che non bisogna intendere Shenmue 3 al pari del remake di Final Fantasy VII. Il  secondo ambisce ad avere lo stesso impatto che ebbe l’originale sui giocatori del proprio tempo; Shenmue 3 non vuole fare nulla per rivoluzionare un genere, evolvere una formula di gioco o essere un simbolo del proprio tempo. Shenmue 3 vuole solo contribuire a chiudere la storia di vendetta di Ryo e degli specchi, lasciata in sospeso con i primi due episodi. Vuole farlo nel 2019, come se fosse però del 2005, mantenendo una formula di gioco simile, con soluzioni tecniche affini a quegli anni e una qualità dell’immagine paragonabile se non fosse per la mera risoluzione e mole poligonale.

Shenmue 3, seguito per direttissima – Provato

In tutto questo ne deriva una fedeltà nelle atmosfere impressionante. Sorprende come emotivamente il gioco riservi ancora momenti d’impatto che in quei frangenti superano brillantemente le scelte e le mancanze tecniche e stilistiche che il gioco si porta dietro.

+ È il seguito di una delle saghe più rivoluzionarie
- È rimasto temporalmente fermo ai primi due capitoli

Non me la sento di giudicare Shenmue 3 prima di averlo giocato per intero, ma è necessario che sia chiaro che tipo di produzione è quella che lo accompagna. Il gioco è anacronistico, in bilico tra scelta, necessità e pigrizia. Vuole ignorare il gap temporale che separa il 2019 con l’uscita dei primi due capitoli e chiede al giocatore lo sforzo tipico del retrogaming. Potrebbe comunque riuscire, grazie alla potenza della narrativa e della colonna sonora, a incanalare le emozioni sopite dei super fan di vecchia data e a vincere le barriere del tempo. Alcuni scorci della magnificenza dell’opera ci sono, pur parecchio nascosti. Ma nel caso non dovesse andare come sperato…




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