Secret Files: Il mistero di Tunguska – Stessa storia, stesso posto, diversa console

Recensione
A cura di SirFran Snee - 30 Novembre 2018 - 17:43

Era l’ormai lontano 2006, quando sui nostri PC, e successivamente sulle console portatili e Wii, spuntava un punta-e-clicca generato da un mix di eventi realmente accaduti e dal gameplay parecchio influenzato da successi dell’epoca del calibro e dello stile di Syberia. Nasceva Secret Files: il mistero di Tunguska, un’avventura grafica ripresa, rimasterizzata e riproposta per Nintendo Switch da Deep Silver, con modalità di gameplay tutte nuove e pensate per la tecnologia che ci ritroviamo tra le mani a dieci anni buoni dalla prima uscita. Pare che siano in lavorazione anche gli altri due episodi della serie, ovvero Secret Files: Puritas Cordis e Secret Files 3, continua Deep Silver, prossimamente sugli schermi della nostra ibrida; intanto, dal 30 novembre potremo scaricare agilmente circa 1980 MB di gioco e riscoprire i misteri che si annidano nel freddo Nord Europa, tra Berlino e Cina, passando per la Russia e giungendo in Antartide. Dopo un inizio in medias res, ci mettiamo al comando di Nina Kalenkov, un’atletica ragazza dalla folta chioma rosso fuoco. Abile guidatrice su due ruote, la ragazza si mette sulle tracce del padre, improvvisamente scomparso nel nulla: l’uomo non è altri che lo scienziato Vladimir Kalenkov, immischiato nelle indagini circa la misteriosa catastrofe di Tunguska del 30 giugno 1908. Nina dovrà inoltre scoprire fino a che punto è immischiato un tale Oleg Kambursky, che nega di conoscere Vladimir e rifiuta ogni contatto con la ragazza. Almeno agli esordi della vicenda.

Secret Files Tungusta Recensione

Inseguiti dai servizi segreti russi, sua figlia e l’assistente Max Gruber devono risolvere parecchi enigmi attraverso la minuziosa indagine di diversi oggetti, tracce lasciate qua e là e visitando musei, case abbandonate e altri luoghiper un totale di una dozzina circa di ore di gioco. Questa media rischia di alzarsi, non per il piacere dell’esplorazione del mondo che ci circonda (peraltro negataci, ahinoi), ma per qualche incomprensione e difficoltà nell’avanzamento della storia, motivo per cui disporremo anche di una guida nel nostro diario personale che ci indicherà cosa fare per filo e per segno, un contenuto sicuramente utile ma che dichiara apertamente la cripticità dei passaggi di gioco che difficilmente verranno apprezzati da chi cerca un gameplay fluido e godibile. Guardando dunque alla narrazione, notiamo che non propone nulla di nuovo, non solo per chi ha già provato la versione originale, ma anche dal punto di vista del game design; come anticipavamo, la trama ricorda parecchio un mix tra le avventure nei ghiacci di Kate Walker e l’esplorazione di gusto “laracroftiano”, senza però usare troppe armi, né particolari spargimenti di sangue. Il gameplay è un susseguirsi di esplorazioni, sporadici dialoghi con NPC e ricerche spasmodiche di indizi e oggetti, il tutto legato da un fil rouge piuttosto annodato su se stesso. La confusione che viene generata da questo pastiche di elementi da ritrovare non viene spiegata perfettamente dalla guida di cui disponiamo in menu, Un aspetto di fondamentale importanza riguarda invece l’originalità nei controlli, pensati in diversi modi a seconda che usiamo la console in modalità portatile, oppure collegata alla TV o in modalità da tavolo, con i joy-con staccati dal corpo dell’ibrida. Con parecchi tasti da ricordare, anche variabili da una modalità all’altra, l’interazione e i comandi risultano abbastanza complessi e distanti dalla forma mentis che il giocatore ha sviluppato, confondendo così le idee a causa della non immediata memorizzazione (un esempio per tutti, l”uso costante dei tasti ZL e ZR per compiere le azioni principali, come i movimenti, la scelta degli oggetti dall’inventario e simili, non è una scelta comodissima, tanto meno usuale).

Nemmeno la telecamera ci sarà di aiuto, risultando fissa e non modificabile, e mostrando quindi solo le porzioni di campo più o meno profonde, variabili a seconda delle preferenze degli sviluppatori e non delle necessità del giocatore. L’unico respiro di sollievo potremo quindi tirarlo grazie al touchscreen, indubbiamente utile nel momento in cui dovessimo avere qualche difficoltà nei comandi. Dunque, fare mente locale sull’uso di questi tasti può risultare poco immediata, rallentandoci e rendendo meno fluido il gioco, almeno finché non ce ne si ricorda. Se l’innovazione di questo titolo viene ricercata nella proposta di modalità di controllo nuove, ricercate e forse un po’ troppo confusionarie e complicate, questo approccio differente rischia di essere l’unica distinzione vera della rimasterizzazione, senza notare un eccellente restauro grafico nelle scene animate e ancora meno nelle sequenze di gameplay. Notiamo che il video introduttivo è stato sì concepito con un certo gusto cinematogafico, tra fuoco e fiamme come nei migliori film alla Mission Impossible, ma la restante parte del comparto grafico mostra qualche sbavatura su una console che, al contrario, dovrebbe dare il meglio di sé. Non è da meno la questione inerente i sottotitoli, e i caratteri scritti in generale, riprodotti in uno stile non ricercato e abbastanza scialbo, tanto da far risultare quasi più piacevole all’occhio l’arzigogolato corsivo della versione originale. Un impiccio non irrilevante concerne proprio l’incappare talvolta nell’incapacità dei sottotitoli nel riportare fedelmente la traduzione del doppiaggio dei personaggi; un bug abbastanza fastidioso, soprattutto per chi ha qualche difficoltà con la lingua inglese, non godendo il gioco della localizzazione in italiano.

Secret Files Tungusta Recensione

Non ci resta quindi che guardare al resto della grafica, nella speranza di rifarci almeno gli occhi; purtroppo però, non riusciremo a soddisfare le nostre speranze. Per quanto si notino delle distanze con le forme un poco più morbide rispetto a 12 anni fa, l’animazione e i personaggi risentono dell’artificiosità di un tempo, senza mostrare rilevanti migliorie e cambiamenti. Certo, il contrasto dei colori è più elevato, ma i toni vividi e l’interfaccia più semplice e meglio visibile del menu in basso non riescono a far passare in secondo piano le linee legnose e i dettagli poco vividi nei primi e primissimi piani delle schermate di azione e ricerca di indizi utili. Come è immaginabile, non aiuta di sicuro la trasposizione su uno schermo TV dalle dimensioni maggiori, dove i difetti finora elencati vengono accentuati ancora di più. Infine, nemmeno la colonna sonora riesce a rimanerci in testa: non pretendiamo certo musiche da brividi e pelle d’oca, ma di sicuro l’assenza di tracce particolari denota un’ulteriore scarsità di attenzione nel ridare lustro a un titolo che sarebbe stato interessante riscoprire dopo così tanto tempo. Così facendo si perde un’occasione importante, a maggior ragione se questo gioco vuole proporsi come il primo di una trilogia da riportare in auge sul mercato.

+ grafica rimodernata e di qualità più elevata dell'originale
+ modalità touchscreen più comoda dei comandi fisici
- procedimento faticoso nelle logiche di gameplay
- difficoltà nei controlli in versione console
- qualche bug nella syncro tra dialoghi e sottotitoli

6.0

Si percepisce in generale una certa legnosità di stile e di grafica, segni del tempo trascorso e delle nuove aspettative e abitudini di un pubblico che desidera sì esplorare, ma con meno insistenza sulla ricerca esageratamente minuziosa, coadiuvata in peggiorativo da passaggi logici poco chiari. Secret Files è una serie che meglio si presta ad altri tempi, o a un gameplay più snello, godibile solo con un remake, invece che con una remastered. In questo caso era probabilmente “buona la prima” versione; per quanto il prezzo di acquisto sia contenuto, non siamo così convinti che valga la pena investire su un gioco che si può classificare come “riempitivo” della libreria di Nintendo Switch.




TAG: Deep Silver, nintendo switch, secret files tunguska