Röki | Recensione – Una fiaba scandinava dagli ex Guerrilla

Röki è un'avventura grafica ambientata tra folklore e mitologia norrena sviluppata da alcuni veterani dell'industria. Vediamo nella nostra recensione come se l'è cavata.

Recensione
A cura di Domenico Musicò - 22 Luglio 2020 - 18:00

Nell’ultimo lustro, è soprattutto dal sottobosco indie che sono emersi parecchi titoli ambientati tra le terre scandinave, lasciando scoprire al grande pubblico un concentrato di storia, folklore e leggende da cui i videogiochi sembrano non voler più smettere di attingere. Röki ne è l’ultimo rappresentante in ordine temporale, con la differenza che si tratta di un’opera sviluppata non da autori che in quei luoghi ci vivono, ma da due ex art director inglesi che hanno militato tra le fila di Guerrilla Games e Sony, entrambi con quattordici anni di esperienza alle spalle. Appare dunque logico che sia proprio il comparto artistico a brillare, proponendo una caratterizzazione di ambienti, creature e personaggi davvero diversa dal solito.

La storia

In Röki seguirete l’avventura della giovane Tove e di suo fratello minore, che durante il prologo si ritrovano in una zona boschiva dopo un pomeriggio passato a giocare fino all’imbrunire, quando decidono infine di tornare a casa. Sebbene i personaggi di Röki si esprimano mugugnando e dicendo ad alta voce i nomi dei protagonisti, attraverso i sottotitoli in italiano capirete sin da subito la situazione in cui versano i due ragazzini, colpiti dalla disgrazia della perdita della madre per motivi che non ci è dato conoscere. Sulla via di ritorno, tramite poche linee di dialogo intuirete subito i rapporti e gli equilibri della famiglia, con Tove che bada letteralmente al fratellino più vivace e capriccioso ricoprendo il doppio ruolo di sorella e “madre”.

All’esterno della casa di famiglia, esplorando i dintorni, scoprirete anche che il padre ha smesso di usare l’auto da quel tragico momento, e che la vita procede sonnolenta e con ritmi blandi, come se qualcosa si fosse rotto definitivamente in modo irreversibile. All’interno, vediamo il padre che vivacchia su una sedia a dondolo tra lunghe dormite e fasi di semi-veglia svogliate, come in un prolungato stato depressivo dove si evita la vita e ci si abbandona alla neghittosità.

Mentre la fotografia inserita nel quadro familiare diventa ancor più chiara, con Tove che si occupa di entrambi gli uomini di casa e si sobbarca tutto il peso delle attività quotidiane, Röki ha d’improvviso un punto di svolta netto che non vi sveliamo e che cambia immediatamente le carte in tavola, dando il via a un’avventura grafica moderna scandita da eventi fiabeschi e toni molto leggeri. Accade però che mentre i due ragazzini sono al piano di sopra, nella loro stanzetta, qualcosa di mastodontico agiti con forza gli alberi della foresta che circonda la casa, e che dopo pochi attimi la figura nascosta rompa gl’indugi al fine di rivelarsi per ciò che è: una creatura nera e gigantesca che ha come obiettivo quello di rapire il fratello di Tove.

Röki | Recensione – Una fiaba scandinava dagli ex Guerrilla

Dopo alcuni tentativi andati a vuoto ci riesce, e inizia per Tove un accidentato percorso di ricerca dove s’imbatterà in alcune bestie dell’aria apparentemente minacciosa ma dal cuore gentile, nell’Albero Madre che tutto osserva e che estende le sue chilometriche radici lungo un mondo di gioco interconnesso e ricco di scorciatoie, e in una sorta di maledizione che sembra stia facendo ammalare un pianeta prima in armonia e ora in procinto di essere intossicato.

Röki è a tutti gli effetti un’avventura grafica che non si discosta molto dai canoni classici, ma che è in grado di divincolarsi dall’immobilismo del “punta e clicca” grazie a un’interfaccia più adatta ai nostri tempi: il personaggio si muove fisicamente lungo gli scenari e le interazioni vengono rese più immediate (e senza spingervi a fare tentativi a vuoto) dalla possibilità di mettere in evidenza in ogni momento tutto ciò con cui effettivamente si può entrare in contatto. Le icone saranno poi contestualizzate all’oggetto, concedendovi sia la possibilità di leggere eventuali iscrizioni o avere informazioni aggiuntive su alcuni elementi dello scenario, sia di raccogliere ciò che serve e tenerlo da parte all’interno dello zaino. Tove terrà inoltre un diario in cui scriverà appunti e dove incollerà letteralmente gli strambi collezionabili: in Röki, navigando tra le pagine sarà poi possibile dare un’occhiata alle aree già scoperte e rendersi conto di quelle che ancora mancano, con una suddivisione per atti di gioco che riesce a rendere molto chiari i progressi fatti durante le fasi di ricerca.

Röki | Recensione – Una fiaba scandinava dagli ex Guerrilla

Il gameplay

Se durante le prime fasi di gioco Röki tende quasi ad accompagnare per mano il giocatore, proponendo interazioni semplici che fungono da tutorial e un avanzamento regolare in cui gli ostacoli si presentano solo all’interno della scena in cui si trova il personaggio, già dopo la prima ora si verifica un’apertura importante che vi costringe a continue peregrinazioni da un luogo all’altro. Ciò significa anche dover sottostare a parecchio backtracking, che si fa più invadente quando dovrete trovare determinati oggetti dalla parte opposta della mappa per poterli utilizzare successivamente in luoghi molto lontani.

Per ovviare in parte a questo fastidio, gli sviluppatori hanno inserito delle scorciatoie che da un hub principale (L’albero Madre) vi conducono nelle aree più in vista tramite alcuni portali. Per sbloccare i portali in questione bisogna scacciare via i corvi (che sono la vista dell’entità maligna che tutto osserva) dalle radici nodose dell’albero e fare in modo che le sue estensioni aprano gli occhi e ritornino a vedere. Oltre a ciò, è necessario anche tagliare via le spinose escrescenze arboree che si sono abbarbicate sui rami e sui ruderi agli imbocchi de sentieri, così da aprirsi al contempo nuove strade.

Röki | Recensione – Una fiaba scandinava dagli ex Guerrilla

Nonostante ciò, Röki vi chiederà diverse volte di procurare a un determinato personaggio un insieme di oggetti sparsi in zone non attigue dopo il superamento di alcuni rompicapo, la cui risoluzione è legata alla combinazione di altri oggetti che si trovano in zone ancora diverse. Fare una sorta di continuo ping-pong sarà dunque inevitabile, ma Röki ha la grande capacità di rendere ogni azione estremamente intuitiva e di facile lettura, senza ricorrere a strani artifizi che accrescono la difficoltà in modo innaturale.

In Röki vi ritroverete semplicemente a richiamare gli oggetti che avrete nell’inventario e a utilizzarli tramite la pressione prolungata di un tasto, così da spostarlo (e usarlo) dove pensiate che possa servire, oppure addossarlo a un altro che avrete a disposizione per poter ottenere una combinazione utile al vostro scopo. Non andrete molto per tentativi come accade nei vecchi punta e clicca, anche perché la logica degli enigmi viene sempre fuori con grazia e senza esagerazioni.

Va però ammesso che talvolta Röki incespica in alcune soluzioni un po’ fantasiose, complici le strane creature che incontrerete e le loro bizzarre richieste di aiuto, ma è tutto sommato qualcosa che rende ancora più distintivo un gioco che riesce ad emergere rispetto agli altri titoli dello stesso genere per tutta la durata dell’avventura. Lo fa anche e soprattutto grazie al suo peculiare stile grafico che riesce a essere distintivo sia nel modo in cui tratteggia gli scenari, sia per la capacità di proporre comprimari e figure della mitologia norrena in modo fedele – ma con dei tratti reinterpretati che conferiscono loro maggiore spessore.

Röki | Recensione – Una fiaba scandinava dagli ex Guerrilla

Röki sembra un gioco dall’aspetto dolce e innocuo, ma sotto la superficie sembra agitarsi qualcosa di oscuro che va oltre le intenzioni malevole dell’antagonista, e si estende a una condizione familiare che lascia aperte diverse riflessioni sulla protagonista, sul significato del suo viaggio di ricerca, e su come alla fine voglia raggiungere la consapevolezza di chi sia davvero.

Oltre che su PC, Röki è in arrivo anche su Nintendo Switch: se pensate di portare il gioco con voi in vacanza, potete comprare Switch Lite a un prezzo ridotto.

+ Storia semplice ma non banale, che affonda le sue radici nella mitologia norrena
+ Avventura grafica dalle meccaniche molto intuitive e di facile lettura
+ Buoni puzzle...
- ... Tranne quando abbandonano la logica e sfociano sul fantastico
- Backtracking molto presente, nonostante le scorciatoie

7.5

Due reduci di Guerrila Games hanno deciso di mettere in piedi uno studio di sviluppo indipendente chiamato Polygon Treehouse e di creare un progetto piccolo ma dalla grande forza: ne esce fuori Röki, un’avventura grafica dal taglio moderno che riesce a omaggiare alla grande il folklore e la mitologia norrena, raccontando una fiaba oscura in cui i legami di famiglia e l’amore vanno oltre qualsiasi ostacolo. Al netto di lievi incertezza e cali di ritmo, dettati senza dubbio dalla poco ambizione di un prodotto che preferisce non strafare mai, Röki è certamente consigliato agli amanti delle storie fantastiche e a chi sono rimasti nel cuore film come Labyrinth.




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