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Immagine di Trek to Yomi | Recensione - Viaggio all'inferno e ritorno

RECENSIONE

Trek to Yomi | Recensione - Viaggio all'inferno e ritorno

Trek to Yomi riesce in larga misura a essere convincente, ma non tutto brilla come dovrebbe. Ve ne parliamo nella nostra recensione.

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Avatar di Domenico Musicò

a cura di Domenico Musicò

Editor @SpazioGames

Pubblicato il 05/05/2022 alle 15:00 - Aggiornato il 06/05/2022 alle 09:05
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  • Pro
    • Comparto artistico ispirato
    • Buon sistema di combattimento...
    • Storia coi giusti ritmi e ben narrata...
  • Contro
    • ... Che ha però qualche ingenuità di troppo, con alcuni colpi nettamente più efficaci di altri
    • ... Ma sin troppo scontata, quasi banale
    • Qualche bug e pulizia del codice non sempre perfetta

Il Verdetto di SpazioGames

7
Trek to Yomi è una storia di perdita, rettitudine, sacrificio e onore. Il suo stile inconfondibile e le sue chiare ispirazioni aiutano a modellare un'opera indipendente di grande fascino, che sebbene presenti qualche ingenuità nella gestione del sistema di combattimento, riesce tutto sommato a soddisfare gli amanti delle storie di samurai incastonate in uno dei periodi più iconici della storia del Giappone.

Disponibile su: PC, PS4, XONE, XSX, PS5

Informazioni sul prodotto

Viaggio all'inferno e ritorno: così potrebbe essere definito il percorso di sacrificio, riconquista e onore di Hiroki, protagonista di quel Trek to Yomi che già dalla presentazione e dalla prima prova aveva lasciato intendere di poter essere un indie di tutto rispetto.

Il mito del samurai, i temi della rettitudine, dell'incorruttibilità e del riscatto sono al centro del progetto che per anni è stato nella mente di Leonard Menchiari, direttore dell'opera data poi alla luce da Flying Wild Hog. Le ispirazioni sono state chiare sin da subito: le pellicole nipponiche degli anni '50 e '60, il maestro Kurosawa e la narrazione tipica del cinema dell'epoca.

Forse un po' monodimensionale, ma non di certo meno significativa e granitica, soprattutto in riferimento ai contenuti culturali e storici che ha da sempre voluto veicolare. In tal senso non sorprende che anche Trek to Yomi non sia voluto uscire dal seminato, proponendo un racconto tipico e a tratti stereotipato, ma a suo modo in grado di lasciare fino all'ultimo con la curiosità necessaria per scoprire gli esiti dei destini dei personaggi.

Trek to Yomi, la storia

La storia di Trek to Yomi mette sin da subito in scena Hiroki e il suo mentore, il quale si ritroverà invischiato suo malgrado in una vicenda dai contorni nefasti e non subito chiari. Di certo, c'è che il villaggio si è ritrovato sotto attacco in modo brutale, con briganti senza scrupoli pronti a saccheggiare, uccidere e lasciare tutt'attorno una scia di distruzione e dolore. Dopo la terribile tragedia che fa da apripista alle improvvise e terribili azioni che avranno gravi conseguenze, Hiroki decide di fare una promessa che ha tutta l'intenzione di mantenere anche a costo della propria vita.

L'avventura del protagonista inizia da qui.

Quegli atti scellerati non resteranno impuniti. La vendetta si consumerà, ciò che resta del villaggio dovrà essere protetto e si andrà a fondo per scoprire quali reali motivazioni hanno condotto a quegli esiti. Tra la ricerca continua della verità e la bruciante sete di vendetta, sullo sfondo si anima la vicenda personale del protagonista, dipendente in buona misura anche dal rapporto con la sua amata.

Nella prima parte dell'avventura i toni sono quelli tipici delle pellicole dedicate ai samurai (come fa Ghost of Tsushima, che potete acquistare in offerta su Amazon). I ritmi sono vivaci, le ambientazioni piuttosto classiche e gli eventi che si susseguiranno, benché siano ben orchestrati, non si rivelano in definitiva in grado di sorprendere.

Semmai è nella seconda parte che Trek to Yomi riesce a cambiare un po' le carte in tavola, abbandonando parzialmente il realismo delle battaglie per sfociare in suggestioni a cavallo tra il folkloristico e il soprannaturale. Ci riesce in particolar modo quando deve raccontare dell'inferno personale di Hiroki, sfumando le nette distinzioni concettuali tra vita e morte e aprendosi a concetti legati allo spiritualismo, al fantastico tradizionale del Giappone feudale e a tutto quel substrato culturale che si lega a doppio filo alle credenze spirituali e alle esperienze extra corporee pre e post-mortem.

I combattimenti sono sempre molto evocativi e coreografici.

Nelle circa cinque ore che impiegherete per vedere i titoli di coda, Trek to Yomi offre due tronconi distinti che vanno a comporre quello che potremmo definire senza alcun dubbio il tipico viaggio dell'eroe. Colpisce, tanto nella prima parte di gioco quanto nella seconda, lo stile registico adottato, che si focalizza sui dettagli negli interni e durante i combattimenti per poi fare una panoramica dei luoghi durante le fasi di avanzamento. Tutto è in bianco e nero, e certe scelte non possono che evocare alla memoria alcune soluzioni già viste in Limbo, Inside e i loro immancabili epigoni.

Tra i campi lunghi sulle rigogliose risaie, piani ravvicinati durante le battaglie al chiuso e un buon focus sui dettagli in certi frangenti, a Trek to Yomi non manca lo stile e lascia intendere chiaramente quanto gli autori abbiano avuto sin da subito le idee molto chiare. Il viaggio verso lo Yomi, che è il regno dei morti qui ottimamente interpretato, funge sia da fase interlocutoria della narrazione, sia per proporre un cambio di registro che mitiga una certa piattezza di fondo. Funziona piuttosto bene, e sebbene gli approfondimenti latitino, la natura contenuta del progetto ben si sposa con l'idea del viaggio di formazione riassunto in poche ore.

trek-to-yomi-45268.jpg trek-to-yomi-45270.jpg

Gameplay

Ridotto ai minimi termini, Trek to Yomi è sostanzialmente un picchiaduro a scorrimento laterale. Si fregia di un 2.5D per lasciare spazio all'avanzamento lungo gli scenari, ma non esiste nemmeno uno scontro in cui la telecamera si posizioni diversamente da una prospettiva orizzontale. Ciò è dovuto proprio alla scelta a monte adottata per il sistema di combattimento, che non prevede spostamenti sull'asse verticale né scontri basati sulla piena tridimensionalità. In Trek to Yomi potrete parare, rotolare via ed esibirvi in delle combo con la vostra spada: il tutto, mentre nel frattempo l'area viene delimitata lasciandovi in una schermata fissa che non consente in alcun modo la fuga.

Se da una parte tutto ciò è una limitazione per le scelte del giocatore, dall'altra si rivela essenziale per condurre l'utente verso un percorso di apprendimento graduale e ben gestito, che prevede l'aggiunta progressiva di nuove mosse da utilizzare per far fuori i nemici che vi si pareranno innanzi. Curiosa, in tal senso, è la scelta di non delegare al giocatore la scelta dello sviluppo delle abilità.

Al contrario, queste vengono sbloccate progressivamente senza che ci sia il bisogno di passare da un albero delle abilità per sbloccarle manualmente tramite dei punti. Semplicemente è il gioco che decide, in determinati momenti, quando mettervi a disposizione le nuove mosse. Queste dipendono dagli eventi di gioco e dagli avversari che incontrerete, scandendo di fatto i momenti clou.

La preparazione ad alcuni scontri clou sa essere piena di enfasi.

Per esempio, la prima volta che vi imbatterete in un nemico corazzato otterrete lo sblocco di particolari affondi con la lama; o ancora, quando incontrerete un arciere, potrete contrastarlo con armi a distanza. Hiroki potrà usare dei particolari coltelli da lancio, un arco e persino un fucile d'epoca, ma i colpi saranno sempre pochi e dovrete cercare in giro per le zone le sparute munizioni. Allo stesso modo, l'esplorazione è incoraggiata dal fatto che potrete reperire alcuni documenti o persino dei piccoli templi votivi presso cui salvare i vostri progressi.

Tuttavia, non aspettatevi che Trek to Yomi abbia grandi spazi entro cui farvi muovere, perché in sostanza tutto risulta piuttosto lineare e guidato, con pochissimi bivi e solo qualche vicolo cieco costruito giusto per inserire oggetti extra. Tornando al nucleo del sistema di combattimento, si rivelano ottimamente coreografate tutte le mosse a disposizione di Hiroki, che avrà ben presto un'ampia varietà di movenze e colpi atti a ferire a morte i nemici.

Tuttavia, soprattutto nella seconda metà, vi renderete conto che alcuni attacchi si riveleranno ben più efficaci di altri, diventando addirittura "abusabili" per avere sempre la meglio in ogni situazione.

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Questo si verifica anche al massimo della difficoltà, dove le uniche differenze tangibili sono legate ai danni inferti e subiti. Per esempio, la giravolta con attacco a seguire è sempre efficace, così come la combo di attacchi potenti in sequenza che manda gli avversari in stordimento.  Inevitabilmente, questo conduce a uno stile di gioco dove il ventaglio di colpi diventa meno generoso proprio per la necessità di non incappare in continue dipartite, e ve ne renderete conto in particolare quando verrete circondati da molti nemici o durante le poche boss fight, che giudichiamo appena nella media.

Trek to Yomi, al di là di alcune ingenuità, riesce a funzionare dall'inizio alla fine, ha una sua identità molto chiara ed è tutto sommato un titolo capace di soddisfare gli amanti del Giappone feudale e delle storie di samurai, soprattutto grazie alla sua capacità di dare lustro a particolari per nulla scontati e sempre aderenti alla cultura e al folklore dell'epoca. L'opera di Wild Flying Hog, oltretutto, sarà ospitata fin dal lancio all'interno del Game Pass (a cui potrete abbonarvi per tre mesi grazie a questa offerta Amazon).

Versione recensita: PC

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