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Pro
- Oltre 400 personaggi di One Piece deliziosi da incontrare.
- Gestione rilassata e appagante, in pieno stile Kairosoft.
- Ristorante e menu molto personalizzabili.
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Contro
- Interfaccia e controlli a tratti goffi e poco chiari.
- Progressione e gestione economica poco profonde.
- Dopo qualche ora il ritmo diventa ripetitivo.
Il Verdetto di SpazioGames
Kairosoft e i videogiochi di One Piece sembravano due mondi destinati a non incrociarsi mai. Quando ho visto l'annuncio di ONE PIECE: Grand Gourmet ho pensato che fosse una di quelle collaborazioni che sulla carta funzionano benissimo e poi, nella pratica, rischiano di fermarsi al fan service.
Ci ho passato parecchie ore, alternando la modalità portatile e il televisore su Switch 2, perché un titolo di questo tipo va giudicato nei due contesti in cui verrà davvero giocato: sul divano a schermo grande e nei ritagli di tempo, con la console in mano.
Non è un action, non è un JRPG e non è nemmeno il classico gestionale da touch screen con clienti che sbuffano in coda. È un Kairosoft al cento per cento, cioè un'esperienza fatta di tante piccole cose da sistemare contemporaneamente, di numeri che crescono e di un senso di progressione quasi ipnotico. La differenza, stavolta, è che dietro il bancone ci sono Sanji e mezza ciurma di Cappello di Paglia.
Va detto subito che non sono un lettore che si accontenta del marchio. Un'etichetta famosa non basta a salvare un gioco mediocre, e allo stesso tempo un gioco piccolo può sorprendere se dietro c'è un'idea di design solida. Ho quindi cercato di capire se Grand Gourmet sia un vero gestionale con un vestito di One Piece o un pretesto per vendere personaggi in miniatura. La risposta, come spesso accade, sta nel mezzo.
Un secondo Baratie e una storia che resta in cucina
La premessa è volutamente leggera. Rufy e Sanji devono rimettere in piedi la reputazione del Baratie e decidono di aprire una seconda sede galleggiante, il Baratie Numero Due. Noi siamo il nuovo membro dello staff, un personaggio creato da zero che si unisce alla ciurma senza troppi giri di parole. Nessuno si aspetta un intreccio da romanzo, e infatti non c'è.
Ho apprezzato il fatto che il gioco non provi a raccontare più di quanto serva. La storia è un filo sottile che ci porta attraverso zone ispirate agli archi narrativi del manga, a partire dall'East Blue, e ci fa incontrare volti di ogni epoca della serie. Chi cerca colpi di scena resterà a bocca asciutta, ma chi conosce One Piece troverà piccoli momenti e interazioni che fanno sorridere senza chiedere impegno.
La ciurma, poi, non è solo una comparsa. Ogni membro ha un compito che incide sul ristorante: Sanji sta ai fornelli, Franky si occupa di ampliare gli spazi, Nami lavora sui prezzi, Zoro allena il personale. È una soluzione semplice, ma funziona, perché rende i personaggi parte del sistema di gioco e non solo figurine da collezionare.
Il risultato è un racconto che fa da cornice e non da motore. Personalmente lo considero un punto a favore: in un gestionale la voglia di tornare nasce dal ristorante che cresce, non da un copione. Se però vi aspettate che la trama vi tenga incollati, avete sbagliato nave.
Cucinare, arredare, aspettare
Il cuore dell'esperienza è la gestione, e qui Kairosoft gioca in casa. Si mandano i membri della ciurma in spedizione per raccogliere ingredienti, si lavora con Sanji per inventare piatti e set menu, si sbloccano nuove ricette esplorando i mari. Si va da classici della serie come il Water-Water Meat BBQ e la Sea King Penne Gorgonzola fino a creazioni che sfruttano i poteri dei Frutti del Diavolo, e sbloccare un piatto nuovo dà ogni volta una piccola ma concreta soddisfazione.
Il problema è il ritmo. Il gioco ti butta addosso molte attività in parallelo e non sempre lascia il tempo di respirare, né dà la possibilità di regolare davvero la velocità. I menu non sono sempre chiari, e con il controller alcune operazioni risultano goffe. Su Switch 2 ho provato anche i comandi mouse dei Joy-Con 2, che aiutano a muoversi tra le schermate, ma non cancellano del tutto la sensazione di un'interfaccia pensata prima di tutto per il tocco.
E poi c'è la sfida economica, che di fatto non esiste. Anche quando sbagli una scelta, il gioco raramente ti punisce: i soldi arrivano, il ristorante cresce, si va avanti. È una scelta coerente con l'anima rilassata del progetto, ma dopo qualche ora il loop mostra la corda. Per sessioni brevi è perfetto, per una maratona no, e conviene saperlo prima di partire.
Una ciurma in miniatura
La pixel art è la scelta giusta e, senza dubbio, il biglietto da visita più efficace. Vedere più di quattrocento personaggi di One Piece muoversi nello stesso ristorante, in versione piccola e buffa, ha un fascino immediato. Le animazioni sono semplici ma ben leggibili, e riconoscere un volto a colpo d'occhio, anche in mezzo alla sala affollata, è un piccolo piacere che il gioco ripete di continuo.
Cambia molto, però, a seconda dello schermo. In portatile su Switch o su smartphone tutto appare compatto, ordinato e gradevolissimo. Sul televisore, invece, lo stile mostra i suoi limiti: la scena sembra più spoglia e a tratti confusa, e le informazioni a schermo fanno fatica a emergere con chiarezza. Se dovessi scegliere una piattaforma preferita, direi senza esitazioni la console in modalità portatile.
Sul fronte sonoro il lavoro è onesto, ma non lascia il segno. Le musiche accompagnano senza mai imporsi, gli effetti fanno il loro dovere e qualche dettaglio di traduzione o di sonoro risulta un po' grezzo. Non c'è nessun brano che mi sia rimasto in testa una volta spenta la console, e per un gioco costruito su sessioni lunghe di piccoli gesti ripetuti è un'occasione sprecata.
Resta il tono, che è la cosa che conta di più. L'estetica è allegra, coerente e fedele allo spirito scanzonato della serie, e questo basta a far perdonare diverse piccole imperfezioni. Si capisce che chi ha lavorato al gioco conosce e ama One Piece, e certe cose non si fingono.
Per chi è davvero Grand Gourmet
Arriviamo al punto che interessa a chi sta valutando l'acquisto. ONE PIECE: Grand Gourmet non è un capolavoro del genere gestionale e non cerca di esserlo. È un prodotto affettuoso, curato e piuttosto semplice, pensato per chi ama la saga e per chi ha già apprezzato altre produzioni dello studio, come il precedente Doraemon Dorayaki Shop Story, costruito su una formula simile.
Se cercate profondità economica, sfide da ottimizzare e sistemi da smontare pezzo per pezzo, resterete delusi. Se invece volete un gioco da aprire per mezz'ora, sistemare qualche tavolo, mandare la ciurma a caccia di ingredienti e vedere il Baratie crescere pian piano, allora funziona benissimo. La differenza la fa l'aspettativa con cui si parte.
La quantità di personaggi, le piccole interazioni e le possibilità di personalizzazione compensano buona parte dei difetti di interfaccia. Non mi ha fatto perdere la testa, ma mi ha strappato più di un sorriso, e per un gioco con questa ambizione è già un risultato. Soprattutto, è il genere di titolo che trova il suo spazio nelle giornate in cui non hai voglia di impegnarti.
Il mio consiglio è quindi chiaro: ai fan di One Piece e di Kairosoft lo consiglio senza riserve, a tutti gli altri solo se amano i ritmi lenti e il piacere di costruire senza fretta. In portatile dà il meglio di sé, e a quel punto ogni piccola stanza del ristorante diventa un motivo per fare ancora una partita.