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Pro
- Combat system spettacolare e immediato.
- Modalità ricche e ben integrate.
- Fedeltà altissima all’opera originale.
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Contro
- Caos visivo e telecamera incerta.
- Profondità non sempre costante.
- Alcune modalità sanno di riempitivo.
Il Verdetto di SpazioGames
My Hero Academia: All’s Justice non è soltanto l’ultimo videogioco tratto da uno degli anime più amati dell’ultimo decennio, è la testimonianza evidente di quanto il medium videoludico voglia provare a fare ordine nella giungla delle licenze.
È facile, in effetti, cadere nel tranello del fanservice fine a sé stesso: personaggi che si incastrano come statuine, citazioni a raffica, mosse speciali pimpanti sparate a ripetizione.
Ma quando il nome che hai davanti è My Hero Academia, ossia un’opera che ha segnato generazioni di appassionati con le sue cadute, rinascite, urla e speranze, l’asticella delle aspettative si alza da sola.
All’s Justice si presenta quindi con l’arduo compito di dimostrare che si può fare un gioco non solo pieno di riferimenti, ma capace di sostanza reale e contenuti che meritino di essere vissuti, oltre che guardati. Nella recensione vi spiego se ce l'ha fatta.
Profondità e immediatezza
La prima cosa che salta all’occhio, giocandolo, è la centralità del sistema di combattimento. Non si tratta di un semplicistico button-masher per veri fan, né di un picchiaduro da torneo con tecnica pura: All’s Justice cerca un equilibrio, forse a volte con un piede troppo sbilanciato.
Il cuore dell’esperienza è un sistema 3v3 in cui il giocatore può alternare tra tre personaggi in battaglia, concatenare combo, sfruttare attacchi speciali e costruire quella sensazione di caos controllato che è diventata quasi un marchio di fabbrica nella saga.
Le novità nel combattimento sono evidenti: la cosiddetta meccanica “Rising” consente di potenziare attacco, velocità e Quirk, aprendo opportunità per ribaltare una situazione apparentemente compromessa o prolungare la pressione sull’avversario.
A ciò si aggiunge la possibilità di alternare tra combattenti per estendere combo o sfruttare abilità specifiche nel momento giusto, una filosofia che ricorda da vicino certe dinamiche da picchiaduro tattico, pur restando accessibile anche a chi gioca più per passione che per agonismo puro.
E qui sta uno dei paradossi più interessanti di All’s Justice: è un gioco che vuole essere profondo, ma rimane di natura user-friendly. Le combo lunghe e spettacolari non richiedono chissà quale abilità tecnica per essere eseguite; fintanto che si imparano le basi del sistema, è possibile generare sequenze visivamente impressionanti.
La confusione è un altro elemento ricorrente: nelle fasi più frenetiche, tra effetti visivi, esplosioni e abilità che si sovrappongono, prendere una decisione tattica ponderata può risultare un’impresa. La telecamera, in certi scontri, si comporta in modo goffo, andando a sbattere contro elementi scenici e alimentando quella sensazione di caos che, se da un lato è parte dell’estetica, dall’altro tende a intorbidire le scelte di gameplay più sottili.
Cosa c’è oltre i combattimenti
Se davvero All’s Justice fosse solo un picchiaduro 3v3 con un roster ricchissimo, probabilmente non se ne parlerebbe come del capitolo “più ambizioso” della serie videoludica tratta da My Hero Academia. Fortunatamente, Bandai Namco e il team di sviluppo non si sono limitati a questo. Le modalità di gioco vanno infatti ben oltre lo scontro diretto, e offrono spunti interessanti per ampliare l’esperienza complessiva.
La Modalità Storia, ovviamente, è il piatto forte per chi ha seguito l’anime e il manga fino all’epilogo: qui si rivive l’arco narrativo della Guerra Finale con sequenze cinematografiche, momenti salienti e scontri epici che (seppur con qualche caduta di tono) riescono a catturare l’attenzione e a evocare quei brividi che la conclusione della serie ha regalato ai fan. Questo collegamento diretto con la narrazione originale è un valore aggiunto non da poco, perché mette in scena non solo le mosse iconiche, ma anche le motivazioni e lo spirito dei personaggi.
Esplorare il mondo oltre alla storia principale è possibile anche attraverso Team Up Missions e Hero’s Diary. La prima propone una sorta di free-roaming in una versione virtuale della città dove si possono affrontare missioni secondarie, sbloccare contenuti e allenarsi con i personaggi della Classe 1-A.
In questo hub si percepisce un potenziale interessante: correre sui tetti, sfruttare abilità di parkour e interagire con l’ambiente concede una sensazione di libertà rara in un titolo principalmente incentrato sui combattimenti.
Hero’s Diary, invece, punta a dare spessore ai singoli studenti, alternando combattimenti, sequenze narrative più tranquille e minigiochi a tempo: un modo originale per approfondire ciascun personaggio senza relegarli a semplici numeri in una barra della salute. È in questi frangenti che All’s Justice prova ad andare oltre il puro fanservice: emergono dettagli, interazioni e piccoli momenti umani che parlano agli affezionati della saga con sincerità, e non solo con nostalgica riproposizione.
A completare l’offerta c’è la Archive Battle Mode, che consente di rigiocare battaglie iconiche sbloccate nel corso dell’avventura. È una scelta che va apprezzata: permette di rivivere singoli momenti piuttosto che consumare la storia in linea retta, offrendo varietà e la possibilità di rigiocare le sequenze preferite senza passare per l’intero arco narrativo.
La fedeltà all’opera originale
Uno degli aspetti che più colpisce di All’s Justice è il cast dei personaggi. Non si tratta solo di includere eroi e villain famosi, ma di farlo con un’attenzione maniacale alle loro evoluzioni in forma, abilità e più importanti tecniche viste nell’opera originale. Dai membri della Classe 1-A a figure iconiche come All Might, Shigaraki o Mirko, ogni combattente è riprodotto in modo fedele e con una propria identità sul campo di battaglia.
È chiaro che il gioco parli soprattutto ai fan: infatti, chi conosce profondamente My Hero Academia riconoscerà immediatamente le sfumature nei dialoghi, le pose, gli effetti sonori e le citazioni che strizzano l’occhio alla continuity dell’anime e del manga. Questo livello di dettaglio è un piacere per gli appassionati, ma al tempo stesso pone un limite: chi si avvicina a All’s Justice senza familiarità con la serie potrebbe perdere parte della magia e della profondità narrativa che permeano l’esperienza.
Non tutto in My Hero Academia: All’s Justice funziona al massimo delle proprie possibilità. Per quanto ricco di contenuti e mosse spettacolari, il gioco non è esente da imperfezioni che sarebbe ingenuo ignorare.
In primo luogo, il già menzionato caos visivo e tattico nei combattimenti può risultare frustrante. A volte sembra che lo schermo sia un festival di effetti speciali, con la telecamera che fatica a stare dietro all’azione e ai colpi più frenetici. Questa sensazione di disordine finisce spesso per spingere il giocatore a reagire di pancia, piuttosto che con strategia matura e consapevole.
Poi ci sono le modalità secondarie: sebbene interessanti sulla carta, in alcune sessioni danno l’impressione di essere un contenuto ancora in cerca di maturità qualitativa. Le missioni in free-roam non sempre brillano per varietà e profondità, e alcuni minigiochi sembrano più filler che esperienza significativa. Il rischio, dunque, è che queste aggiunte vengano percepite come riempitivi più che come valore aggiunto vero e proprio.
Infine, resta la questione della profondità globale: pur offrendo una struttura robusta e molte modalità, All’s Justice non è sempre in grado di trasformare le singole idee in un’esperienza compiuta e memorabile. Alcuni elemento sembrano perfetti in teoria, ma nelle sessioni più lunghe perdono parte del loro fascino, lasciando un senso di potenziale non completamente realizzato.
Un passo nella giusta direzione
Ciò che colpisce di My Hero Academia: All’s Justice (che trovate già scontato qui) non è tanto la sua capacità di riproporre l’universo di Horikoshi con fedeltà visiva e narrativa, ma la sua volontà di osare qualcosa di più. È un gioco che prova ad andare oltre la facile celebrazione, cercando di offrire meccaniche solide, contenuti vari e un combattimento che, pur con gli alti e bassi, ha qualcosa da dire.
Non è perfetto. Non tutto funziona sempre alla velocità o precisione che si vorrebbe. Ma All’s Justice riesce comunque a emozionare, a coinvolgere e, soprattutto, a far sentire il giocatore parte di un mondo che molti hanno amato per anni.
È un titolo che guarda alla sostanza, affronta il caos della Guerra Finale con la determinazione tipica dei suoi protagonisti e, pur inciampando di tanto in tanto, mantiene una sua identità forte e riconoscibile. Insomma, è un passo nella giusta direzione per i videogiochi tratti da anime, un titolo che osa (spesso con successo) di più del semplice fanservice, e che alla fine lascia la sensazione di voler fare a fare di meglio.