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Pro
- Buona atmosfera.
- Fedele al mondo creato da Lovecraft.
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Contro
- Tanti problemi tecnici e di ritmo.
- Le investigazioni sono troppo elaborate e puntigliose.
Il Verdetto di SpazioGames
Cthulhu: The Cosmic Abyss arriva come uno di quei titoli che non cercano semplicemente di spaventare, ma di insinuarsi lentamente nella mente del giocatore, lavorando più sull’inquietudine che sul terrore immediato.
Fin dai primi minuti è evidente come l’obiettivo principale non sia l’azione ma l’immersione totale in un incubo lucido e stratificato ispirato all’immaginario di H. P. Lovecraft, con ritmi estremamente compassati che potrebbero non incontrare il favore del grande pubblico.
Nel marasma di giochi ispirati e dedicato al maestro dell'orrore di Providence, come si colloca Cthulhu: The Cosmic Abyss? E soprattutto, è davvero in grado di offrire al giocatore qualcosa che non si sia già visto innumerevoli volte, distanziandosi dalla marea di cloni che hanno invaso il mercato da un decennio buono?
The Cosmic Abyss è qualcosa di nuovo?
Ambientato in un futuro prossimo, nel 2053, il gioco vi mette nei panni di Noah, un investigatore dell’occulto incaricato di scoprire cosa sia accaduto all’interno di una struttura mineraria situata nelle profondità dell’oceano Pacifico, un luogo che già sulla carta promette isolamento, pressione psicologica e quel senso di vulnerabilità che pochi altri scenari riescono a evocare con la stessa efficacia.
L’incipit narrativo è volutamente sobrio, asciutto e anche piuttosto lento: non ci sono eventi spettacolari o sequenze adrenaliniche, né tantomeno ne troverete mai nel corso dell'intera avventura. Si tratta piuttosto di una discesa lenta e inesorabile verso qualcosa di sconosciuto, qualcosa che non dovrebbe esistere, e che proprio per questo esercita un fascino irresistibile.
Il gioco costruisce la sua identità attorno a un gameplay investigativo in prima persona che richiede attenzione, pazienza e una forte predisposizione all’osservazione dei dettagli.
La base sottomarina in cui si svolge gran parte dell’avventura è progettata con una cura quasi ossessiva per il dettaglio, fatta di corridoi angusti, stanze tecniche, laboratori abbandonati e aree che sembrano sfidare la logica stessa dello spazio, e man mano che si procede diventa sempre più chiaro che ciò che è successo lì non può essere spiegato con le leggi della fisica o della razionalità umana, introducendo progressivamente elementi che richiamano direttamente il mito di Cthulhu e la leggendaria città sommersa di R'lyeh.
Uno degli aspetti più riusciti del gioco è il modo in cui gestisce la sanità mentale del protagonista, un elemento che non si limita a essere una barra o una statistica, ma che influenza attivamente la percezione della realtà, alterando suoni, immagini e perfino la struttura degli ambienti, creando un senso costante di dubbio su ciò che è reale e ciò che è frutto della mente disturbata di Noah.
Questo meccanismo non solo aggiunge profondità al gameplay, ma rafforza il tema centrale dell’opera, ovvero l’impossibilità per l’essere umano di comprendere appieno l’orrore cosmico, un concetto cardine della narrativa lovecraftiana che qui viene tradotto in forma interattiva con grande intelligenza.
Ciò che invece funziona decisamente meno è il modo in cui il gioco vi obbliga a scandagliare in maniera ossessiva ogni elemento degli scenari, finendo per essere un titolo investigativo con sin troppa carne al fuoco, troppi oggetti inutili e troppi file, una grossa matassa da districare con tanti fili sfusi in giro per la stanza che non portano a nulla. Il risultato è che tutto ciò, ora dopo ora, potrebbe far perdere la pazienza anche a chi ne ha molta.
Qualche magagna tecnica di troppo
Cthulhu: The Cosmic Abyss è a tratti pachidermico, inutilmente complesso anche nel modo in cui si deve arrivare alle conclusioni, usando il solito menù dove unire figurativamente i puntini per far combaciare gli elementi affini.
Il punto è trovarli subito, questi elementi, che sono sparpagliati qua e là tra la mobilia, i file e le piccolezze che si trovano un po' per caso in mezzo ad altre che andranno irrimediabilmente perdute, facendo magari smarrire alcuni elementi narrativi buttati nel gioco alla rinfusa, con poco ordine e poca attenzione alla quality of life.
In tutti ciò, bisogna anche fare i conti con un'interfaccia poco snella e con dei problemi piuttosto vistosi agli input, coi tasti che a volte non funzionano affatto quando bisogna interagire, forzando il giocatore a numerose pressioni prima di arrivare al risultato sperato. Insomma, urge assolutamente una patch post-lancio.
Dal punto di vista tecnico, Cthulhu: The Cosmic Abyss si presenta come un titolo poco solido, con un frame rate piuttosto basso nonostante l'azione poco movimentata. La direzione artistica privilegia atmosfere dense e oppressive piuttosto che il realismo puro, utilizzando luci soffuse, ombre marcate e una palette cromatica che varia dai blu profondi degli abissi ai verdi malsani delle strutture contaminate, contribuendo a creare un senso di costante disagio visivo.
Il comparto sonoro merita una menzione particolare, perché è proprio attraverso i suoni che il gioco riesce spesso a essere più disturbante, con rumori lontani, vibrazioni metalliche e sussurri appena percettibili che sembrano provenire da luoghi impossibili, rendendo l’esperienza ancora più immersiva e contribuendo a mantenere alta la tensione anche nei momenti in cui apparentemente non accade nulla.
La narrazione è costruita attraverso una combinazione di dialoghi, registrazioni audio e documenti sparsi per l’ambiente, un approccio ormai classico qui utilizzato solo parzialmente con una certa eleganza, poiché non viene evitato l’effetto “raccolta compulsiva” per integrare ogni elemento in modo organico all’interno del flusso di gioco.
In gran parte dell'avventura, che ha una durata difficilmente misurabile proprio per la natura del gioco che può farvi rimanere piantati in un punto per diverse ore, si avverte una certa lentezza nel ritmo, soprattutto nelle fasi centrali, dove la progressione può risultare meno incisiva e rischiare di far perdere parte della tensione accumulata.
Tuttavia, questa scelta potrebbe essere interpretata anche come una volontà di lasciare spazio alla riflessione e all’assimilazione degli eventi, piuttosto che spingere costantemente il giocatore in avanti, e in questo senso il gioco rimane coerente con la sua identità. Le scelte narrative non giocano in modo prominente un ruolo così importante, finendo per influenzare solo in parte l’andamento della vicenda.
Nonostante ciò, non tutte le decisioni hanno lo stesso peso, e in alcuni casi si ha la sensazione che l’impatto sia più limitato di quanto ci si potrebbe aspettare, un aspetto che potrebbe deludere chi cerca una struttura completamente ramificata.
Nel complesso, Cthulhu: The Cosmic Abyss è un’esperienza che richiede il giusto stato d’animo per essere apprezzata, perché non è un gioco che si presta a sessioni distratte o superficiali, ma piuttosto un viaggio lento e immersivo che premia chi è disposto a lasciarsi coinvolgere e a perdere il controllo, almeno per qualche ora, della propria percezione della realtà.
Proprio in questo risiede la sua forza principale, quella di riuscire a tradurre in forma videoludica un tipo di orrore che raramente trova spazio in un medium spesso dominato dall’azione e dall’immediatezza.