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Pro
- Sistema di combattimento ancora di riferimento assoluto nel genere.
- Tre protagonisti radicalmente diversi e tutti riusciti.
- Conversione tecnica convincente in entrambe le modalità di gioco.
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Contro
- V resta il protagonista più divisivo e meno immediato.
- Downgrade visivo rispetto alle versioni PS5 e Xbox Series X inevitabile.
- Chi possiede già DMC5 deve valutare quanto pesa per sé la portabilità.
Conclusioni Finali di SpazioGames
Disponibile su: PC, PS4, XONE, XSX, PS5, SWITCH2
Informazioni sul prodotto
Ci sono conversioni e ci sono conversioni. Ci sono quei port frettolosi, realizzati con il minimo sindacale, in cui un titolo importante arriva su hardware Nintendo come appendice di marketing senza ambizioni reali.
E poi c'è Devil May Cry 5: Devil Hunter Edition su Switch 2. Che non è quella roba lì. Che invece è un segnale preciso, deliberato, di dove Capcom vuole andare con la nuova piattaforma.
Un segnale che merita attenzione, come del resto è già successo sia con Resident Evil Requiem che con Pragmata.
Il contesto conta
Per capire cosa rappresenta questo titolo, bisogna partire da lontano. L'era GameCube è stata l'apice del rapporto tra Capcom e Nintendo: il progetto Capcom Five, Resident Evil 4 annunciato come esclusiva della console viola, una collaborazione che sembrava destinata a ridisegnare gli equilibri del mercato.
Poi è arrivata la generazione HD. Capcom ha guardato verso PlayStation e Xbox, dove i numeri erano più alti e il pubblico più ampio. Nintendo è rimasta ai margini. Non per ostilità, ma per logica commerciale elementare.
Il primo Nintendo Switch ha cominciato a invertire la rotta. Monster Hunter Rise è stato il momento decisivo: non un adattamento postumo, ma un titolo pensato specificamente per quell'hardware.
Con Switch 2 il cambiamento diventa strutturale. Gli annunci dell'ultimo periodo lo confermano senza possibilità di fraintendimento: il ritorno di Onimusha, l'arrivo di Pragmata, l'espansione costante del marchio Monster Hunter, la presenza crescente di Resident Evil. Nintendo non è più un mercato complementare per Capcom.
È un pilastro del piano. E Devil May Cry 5, in questo contesto, arriva con tutto il peso di questa consapevolezza.
Una storia di famiglia
Devil May Cry 5 è uscito nel 2019 e ha fatto una cosa semplice: ha ricordato a tutti perché la serie era grande. Dopo il reboot di Ninja Theory, controverso quanto si vuole ma non disonesto, Capcom ha scelto la continuità narrativa con una chiarezza quasi ostentata. Tutti i fili lasciati aperti negli anni precedenti trovano qui il loro nodo.
È la cornice, il pretesto spettacolare. Sotto c'è altro. DMC5 racconta soprattutto la storia della famiglia Sparda: il peso dell'eredità, la rivalità consumante tra Dante e Vergil, la ricerca di identità di Nero. Temi tutt'altro che leggeri, affrontati con una scrittura che non rinuncia mai all'ironia e all'esagerazione proprie del marchio, ma che non li usa come alibi per evitare la profondità.
Il finale è ancora oggi uno dei migliori dell'intera saga. Non si discute. Il ritmo cinematografico funziona, i personaggi reggono, e il nuovo arrivato V aggiunge una dimensione che non era strettamente necessaria ma che si rivela preziosa. Un episodio completo, riuscito, che il tempo non ha scalfito.
Il combat system: ancora un riferimento
Se c'è un aspetto di DMC5 che vale la pena sottolineare con forza, è la qualità del sistema di combattimento. Non perché sia una novità per chi conosce la serie.
Perché, a distanza di anni dall'uscita originale e dopo tutto quello che il genere action ha prodotto nel frattempo, il combat di questo gioco è ancora un punto di riferimento difficile da eguagliare.
I tre protagonisti sono costruiti con filosofie radicalmente diverse tra loro. Nero è diretto, aggressivo, immediatamente leggibile: le sue Devil Breaker introducono una variabile tattica che non stanca nel tempo. Dante è il personaggio più complesso dell'intero genere, con un sistema di stili e armi che richiede ore per essere capito davvero, ma che una volta padroneggiato offre una libertà espressiva quasi unica.
V è l'anomalia: nessun combattimento diretto, solo familiari a fare il lavoro sporco, un cambio di ritmo netto che divide il pubblico ma che ha senso pieno nel contesto della narrazione.
Il sistema di valutazione SSS non è un ornamento. È il cuore del design. Premia la varietà, la creatività, il rifiuto di ripetere sempre le stesse azioni. Ti dà strumenti straordinari e poi ti osserva usarli. Chi vuole investire ore nell'ottimizzazione ha davanti a sé un percorso lungo e gratificante.
Chi vuole semplicemente vivere l'esperienza una volta può farlo altrettanto bene. Il gioco non punisce nessuno, ma premia chi si impegna. Una distinzione che non tutti i titoli del genere riescono a mantenere.
Switch 2, la conversione regge
La domanda concreta è una sola: come gira? Devil May Cry 5 è costruito sul RE Engine, un motore che Capcom ha dimostrato essere straordinariamente scalabile nel tempo. I risultati su Switch 2 lo confermano senza margini di dubbio.
In modalità docked il gioco mantiene una fluidità costante nella grande maggioranza delle situazioni. I cali ci sono, ma sono rari e circoscritti ai momenti di maggiore densità visiva sullo schermo. Nulla che comprometta l'esperienza in modo sistematico.
In modalità portatile la gestione è altrettanto convincente: qualche riduzione nella qualità delle ombre e dei dettagli ambientali è inevitabile, ma il risultato complessivo è solido. DMC5 in mobilità, su Switch 2, funziona davvero. Questa frase vale più di qualsiasi numero tecnico.
I tempi di caricamento beneficiano dell'architettura della nuova console. Le transizioni tra capitoli sono rapide, le schermate di attesa brevi. Il confronto con le versioni PS5 e Xbox Series X è inevitabilmente favorevole a queste ultime sul piano della pura qualità visiva, ma il gap è nella norma attesa e non è mai invalidante. Chi sceglie Switch 2 sa già a cosa va incontro. E qui l'equazione funziona.
La Devil Hunter Edition non è la versione base del 2019. Il pacchetto include il gioco completo con i contenuti aggiuntivi rilasciati nel tempo, rendendo questa la versione più completa dell'esperienza per chi non ha mai affrontato DMC5. Per chi lo conosce già, la domanda legittima è se valga rientrare.
La risposta dipende quasi interamente dalla piattaforma di provenienza: se si è sempre giocato su console fissa o PC e si vuole portare questa esperienza in mobilità, la risposta è sì. Senza riserve significative.
Il contenuto complessivo è generoso. Le campagne dei tre protagonisti garantiscono decine di ore, e la rigiocabilità offerta dal sistema di valutazione è concretamente alta. Portare ogni missione a SSS è un obiettivo a lungo termine che chi ama il genere troverà irresistibile.
Il prezzo di listino è l'unica variabile che può modificare il giudizio in base alla propria situazione specifica, ma il prodotto in sé non ha debolezze strutturali. E questo, nel panorama dei port su hardware Nintendo, non è scontato quanto dovrebbe essere.