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Recensione

Ride to Hell: Retribution

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Avatar di Pregianza

a cura di Pregianza

Pubblicato il 09/07/2013 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

2
Ci sono titoli che entrano nella storia per la loro incredibile qualità grafica, altri che conquistano il pubblico e vengono ricordati grazie alla loro eccezionale narrativa, o che rivoluzionano il gameplay di un genere, cambiando per sempre il punto di vista degli sviluppatori. 
Questo non è uno di quei titoli.
No davvero.
Ma proprio per niente.
Partiamo dall’inizio. Ride to Hell Retribution è un gioco che ha avuto uno sviluppo travagliato: sparito dal sito del publisher nel 2008 (dopo esser inizialmente stato annunciato per il 2009), è poi ricomparso magicamente negli ultimi mesi, pronto a spuntare nei negozi in periodo estivo. 
Noi l’abbiamo preso in mano con aspettative bassine, più che altro perché è noto come sia difficile per un gioco riprendersi quando la sua creazione va incontro a continui tagli, rimandi e quant’altro. Quello che ci siamo trovati in mano ha però superato ogni nostra più nera aspettativa, ed è entrato di diritto nel negaolimpo popolato da giochi leggendari del calibro di Big Rigs, E.T. e Captain Bible. Qui si fa la storia signore e signori. La storia brutta. Ma brutta brutta.
You’re tearing me apart Eutechnyx!
Per farsi un’idea precisa di cosa ci attende, basta guardare con attenzione i primi minuti di gioco. Una manciata di secondi che raccolgono tutto ciò che c’è di malvagio nel gaming odierno. QTE, sezioni di guida su binari, una sequenza con una torretta, e delle cutscene buttate dentro a muzzo che inizialmente paiono non avere senso. 
Pochi di voi sopravvivranno all’impatto con questo agglomerato caustico di scene pessime, con in volto l’espressione di un tizio che ha appena visto apparire dal cielo la De Filippi, Totò Cutugno, e gli Street Sharks contemporaneamente. Eppure il lavoro di Eutechnyx non raggiunge il fondo qui, e riesce addirittura a peggiorare con virtuosismi che farebbero impallidire Ronaldo post-infortunio. 
Impersonerete un rude motociclista di nome Jake, un veterano del Vietnam tornato a casa dal suo fratellino e dal vecchio zio dopo molti anni, pronto a riprendere la solita vita fatta di due ruote rombanti, giacche inutilmente intamarrite e birra a fiumi. Proprio a causa di una di quelle giacche intamarrite, tuttavia, il fratello del protagonista viene sgozzato per strada da una banda di criminali davanti a cui la Banda Bassotti pare un gruppo di geni del male. Già, in pratica questo sfavillante team di stereotipi razziali (si va dal redneck spinto alla caricatura dell’australiano) vede il fratellino di Jake con la sua giacca completamente sformata, si ricorda di aver preso botte dal padre di quest’ultimo, e decide di vendicarsi di cattiveria. Risultato? Jake si arrabbia e decide di ammazzare tutti quanti. Premessa pessima di suo insomma, coadiuvata da alcune tra le peggiori interpretazioni mai sentite in un videogame, che rendono qualunque scena involontariamente demenziale.
L’effetto, per chi bazzica nel cinema di bassa lega, è simile a quello del film The Room di Tommy Wiseau. Inizialmente concepito come un’opera drammatica, il lungometraggio risultò talmente malfatto da essere divertente, al che Wiseau spacciò il tutto per una commedia dark e fece soldoni. Ecco, Ride to Hell ha un effetto simile: a tratti è talmente pessimo da portare chi lo gioca a ridere come un’idiota senza potersi trattenere. Ci sono scene così male animate e così senza senso, che vi ritroverete a rotolare sul pavimento per metà del tempo. La parte migliore? E’ tutto così assurdo da sembrare quasi voluto.
Pugni nella testa
Basterebbe questo a rendere il titolo unico nel suo genere, ma non abbiamo ancora trattato nel dettaglio il gameplay. Tenetevi forte.
In pratica per metà del tempo Jake sarà a bordo del suo bolide, in lunghe fasi a ostacoli da superare accelerando o frenando. La “variazione” deriva dalla presenza di nemici eliminabili schiacciando più volte uno specifico tasto che vi si incollano addosso fino alla morte, da avversari da superare o da imprecise fasi di shooting. Dire che queste sezioni sono noiose è riduttivo, ma quelle alternative non sono da meno, visto che Jake si troverà anche a dover menare le mani contro innumerevoli scagnozzi nemici, in mappe lineari e davvero poco ispirate. Il sistema di combattimento scimmiotta quello degli Arkham, con attacchi leggeri, bordate pesanti per spezzare la guardia nemica, e la possibilità di eseguire delle contromosse. 
Sulla carta tutto bene, peccato che l’IA nemica sia a dir poco inesistente, che qualunque avversario possa essere eliminato con una semplice combinazione chiusa da una testata spezza difesa, e che Jake disponga pure di una sorta di “modalità berserk” invincibile, durante la quale si infuria e fa partire un QTE che significa morte istantanea per l’avversario.  
Le sparatorie sono pure peggio, con armi che risultano dannose solo se colpiscono alla testa, e molti scontri che si possono superare semplicemente correndo verso i nemici e mazzuolandoli per benino mentre questi ci crivellano di colpi. Volete vedere la differenza tra un combat system ben calcolato e una massa di meccaniche fuse a casaccio? Ride to Hell: Retribution sarà l’esempio negativo perfetto per farsi un’idea di come NON va programmato un videogame. 
Fa abbastanza sorridere il tentativo degli sviluppatori di inserire un hub sotto forma di cittadina navigabile, con tanto di personalizzazione della moto, spacciatore a cui vendere la droga sparsa per i livelli, e venditore di armi, ma è inutile dire come anche questo extra sia a dir poco approssimativo. 
I veri uomini trombano vestiti
E’ quando si passa al comparto tecnico, comunque, che si entra di diritto nel reame del grottesco. Il gioco sembra un prodotto di 10 anni fa… anzi, a pensarci bene avrebbe fatto probabilmente una magra figura anche allora. I modelli 3D sono scarsamente dettagliati, le animazioni indecenti, i caricamenti continui, le ambientazioni scarne e limitatissime, e le texture sfocate e orrende, sempre che decidano di caricare. Aggiungete a tanta bontà bug enormi, ragdoll impazzito dei nemici, e mappe che teletrasportano il giocatore quando questi esce dalle barriere invisibili da cui queste sono delimitate, condite infine con una spruzzata di tearing in ogni santissima scena, e otterrete qualcosa di indescrivibile. 
Come detto all’inizio, il sonoro ci mette del suo, rendendo scene bizzarre ancor più fuori di testa. Alcune delle cutscene di Ride to Hell Retribution verranno ricordate per secoli, riuscendo a sembrare tagliate e senza senso persino in un prodotto dove la logica è già morta dopo i primi 20 secondi.  Ci teniamo a sottolineare alcune scene di “sesso vestito” davanti a cui siamo letteralmente caduti dalla sedia per il ridere. Ricompariranno nei vostri incubi peggiori. 

– Involontariamente esilarante e demenziale

– Non farà esplodere la vostra console una volta inserito nel lettore

– Forse il peggior gioco degli ultimi 10 anni

– Insalvabile in ogni categoria

2.0

Ride to Hell: Retribution è un gioco brutto. Ma brutto. Così brutto da essere di culto. Lo vedrete probabilmente comparire sul 90% dei canali Youtube nei prossimi giorni, appaiato a terribili classici senza tempo quali Superman 64, o Cheetahmen in virtù della sua incredibile comicità involontaria. Figurerà in testa a gran parte delle classifiche dei peggior giochi mai creati, e guiderà un’armata di critici internettiani come un faro tra la nebbia, risultando in eterno un paragone perfetto per descrivere qualsiasi caratteristica negativa in un videogame. Siamo quasi tentati di consigliarvi l’acquisto, perché potrebbe diventare un pezzo da collezione.

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