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Recensione

Ozark, recensione del Breaking Bad targato Netflix

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Avatar di TheIappi

a cura di TheIappi

Pubblicato il 05/10/2017 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

7.5
Breaking Bad mostra la via.
Ozark studia, osserva, apprende e infine mette in pratica, riuscendo con carattere a costruirsi una propria dimensione, senza venire schiacciato completamente dalle ingombranti figure di Craston e Paul.
Netflix produce l’ennesiva esclusiva di qualità, Ozark, che pesca direttamente da una delle serie più amate e conosciute del panorama seriale internazionale, facendo proprie le meccaniche e il taglio thriller che ha caratterizzato l’opera di Vince Gilligan.
Sicuramente una scelta coraggiosa, visto l’inevitabile ricorso storico che, potenzialmente, l’avrebbe potuta distruggere.
Welcome to the Ozark
Marty Bryde, consulente finanziario presso un’azienda a Chicago, all’apparenza conduce una vita tranquilla e noiosa: padre affettoso di due figli, Jonah e Charlotte, e marito innamorato della moglie, Wendy. Questa vita cosi placida e comune, nasconde il reale impiego Bryde; infatti, insieme ai membri dell’azienda presso cui lavora, compie riciclaggio di denaro per un boss messicano.
Il suo ruolo è fondamentale nell’ecosistema dei cartelli della droga: è una figura dotata di grande intuito e di spiccate capacità di trading finanziario che si occupa della rimessa in circolo di enormi quantità di denaro contante derivate da attività illecite, attraverso grandi investimenti che fruttano enormi interessi. Denaro che, nel percorso di “pulizia”, subisce inoltre una serie di modificazioni fisiche, dal colore allo stropicciamento, volte a rendere completamente irrintracciabile ogni singola banconota. 
Un gioco pericoloso, costantemente in pericolo tra due fuochi: da un parte il boss del cartello, dall’altra le associazioni federali, pronte al minimo errore di calcolo a far saltare tutto per aria.
Quando durante il conteggio dei soldi puliti Camino Del Rio, numero due del cartello messicano, si accorge che mancano dei soldi, la situazione precipita.
Marty, attraverso un’idea tanto geniale quanto folle, riesce ad aver salva la propria vita e di riflesso quella della propria famiglia, ma ad una condizione: dover emigrare con i propri cari negli Ozark, località bagnata dal Missouri famosa per i suoi laghi e, a suo dire, ricco di opportunità economiche, vista anche la lontananza con i centri federali disposti a Chicago. 
Per Martin, Wendy, Charlotte e Jonah sarà l’inizio di una corsa contro il tempo, complicata da diatribe interne alla famiglia, la cui situazione non è per nulla idilliaca come sembra, e dal campo minato cui questi ambienti sono circondati: pestare i piedi a qualcuno non potrebbe essere più semplice. In un complesso gioco di marionette, Marty dovrà muovere le pedine senza potersi permettere nessun errore. Una sola possibilità, una sola missione: riciclare una quantità enorme di denaro in breve tempo per aver salva la vita. 
Qualità e solidità
Ozark, non innova, non introduce né stupisce. La sensazione è di un prodotto che ha le idee chiare su cosa vuole essere e su qual è il proprio posto nel panorama seriale attuale. Ed è per questo che funziona. 
L’intento non è quello di rivoluzionare, ma bensì provare a diventare l’incarnazione recente di un genere che dopo l’epopea di Walter White non ha avuto degni eredi. E ci riesce, con le giuste e dovute precisazioni: Breaking Bad ha rivoluzionato il concetto di qualità seriale, creando uno dei prodotti meglio riusciti e qualitativamente rilevanti della storia recente. Un’opera che ha segnato un’epoca e che è entrata a far parte di quelle pietre miliari imprescidibili per tutti coloro che amano il medium seriale e cinematografico. Breaking Bad ha valicato confini e limitazioni, plasmando e rivoluzionando quello che era il mondo seriale ed elevandolo ad livello nuovo, mai visto prima. Una capacità che hanno solo i capolavori senza tempo.
Ozark è una produzione di qualità che non eccelle in nessun aspetto particolare, non riesce ad essere memorabile sotto nessun punto di vista, anche e soprattutto a causa del peso specifico che Breaking Bad ha lasciato nel nostro immaginario, ma si fa apprezzare per la solidità della qualità generale. Tolta qualche sottigliezza e qualche licenza narrativa forse di troppo, la serie di Jason Bateman non ha realmente punti deboli o cadute di stile. La regia compie un lavoro egregio nella contestualizzazione geografica con scorci davvero suggestivi e ispirati, la sceneggiatura risulta interessante e ben scritta, con colpi di scena davvero inaspettati. I ritmi sono bilanciati e curati, con cambi improvvisi di intensità sempre puntuali e mai fuori luogo.
E’ un cinico e freddo equilibrio a farla da padrone, in cui ogni mossa viene ragionata, ponderata e poi eseguita. La moralità non abita negli Ozark, non c’è spazio per pianti o momenti di pausa. Tutto deve essere eseguito in modo perfetto e calcolato perchè la famiglia deve sopravvivere, nient’altro ha importanza.
La qualità recitativa poi è davvero di caratura, con Jason Batam e una sempreverde Laura Linney ad un livello superiore. Le espressioni, il loro sguardi, la gestualità, il tono e le sfumature della voce, ( ecco perchè guardare le produzioni in lingua originale fa la differenza!) ogni aspetto è adeguato, bilanciato, al proprio posto. Menzione particolare per Julia Garner, davvero molto convincente nella su Ruth, ragazza tutta testardaggine e carattere che, almeno inizialmente, metterà in seria difficoltà Bryde.

+ serie solida e di qualità

+cast di livello

+ regia ispirata e sempre puntuale

– qualche licenza narrativa gratuita

7.5

Ozark è un prodotto per tutti, consigliato a tutti. Lontano dall’essere un capolavoro, si dimostra qualitativamente solido e per niente noioso.

E’ chiaro che l’ombra di Walter White aleggia nelle nostre menti, ma la produzione ha saputo rispondere all’inevitabile confronto con coraggio e ambizione, presentando di fatto un prodotto che rappresenta una delle migliori produzioni di questo genere che si possa trovare. Ispirato, pulito, scorrevole e per nulla noioso, Ozark si dimostra all’altezza delle aspettative, riuscendo a fare una bella figura nei confronti di un pubblico che, visto l’innalzamento dell’asticella causato da Breaking Bad, è divenuto molto critico.

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