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Recensione

Broken Sword: l'Angelo della Morte

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Avatar di Raiden

a cura di Raiden

Pubblicato il 14/10/2006 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

8

La Revolution Software ci propone il quarto titolo di una delle serie di avventure grafiche più seguite ed avvincenti in assoluto: Broken Sword. Con l’episodio che va a suggellare il poker di giochi dedicati al nostro virtuoso eroe, George Stobbart, e che porta il sottotitolo di L’Angelo della morte, la rinomata software house inglese si riaffaccia nell’universo della longeva serie con un sistema di gioco in 3D mutato rispetto a quello de Il Sonno del Drago, uscito ormai tre anni or sono per tutte le piattaforme, un titolo che aveva fatto storcere il naso soprattutto per gli inutili e noiosi inserti action. Mentre il terzo episodio, deludente ma non troppo, ricorreva all’utilizzo della tastiera, l’ultima fatica dei programmatori di York prevede l’uso esclusivo del mouse per poter giocare.Pur non riuscendo nell’intento di tornare ai fasti dell’epoca del 2D, questo nuovo episodio che ci apprestiamo a recensire risulta comunque apprezzabile, una buona avventura grafica, con un sistema di gioco piuttosto ben realizzato (lungi, però, dall’immediatezza dei primi due titoli), una buona longevità e un buon reparto audio e che appare minato solo dalla scarsità di elementi innovativi della trama, a tratti un po’ troppo scontata e in generale povera di quella originalità che era divenuta caratteristica peculiare dei predecessori.

Nuovo George, stessi grattacapi!Il distinto George si ripresenta a noi come una persona leggermente cambiata rispetto al passato. Noteremo subito un atteggiamento diverso del nostro eroe, adesso più altolocato. Egli vive una vita piuttosto tranquilla in quel di New York, dopo le sue recenti avventure di Glastonbury, pur avendo continuamente a che fare con malviventi di basso rango in seguito al fallimento del suo vecchio studio. Tutto sembra procedere relativamente bene se non fosse (e ci mancherebbe!) che una bella e conturbante donna, una certa Anna Maria Prisa, dopo aver fatto irruzione nel suo ufficio, chiede aiuto all’affabile signor Stobbart. Sembra che una banda di malviventi stia inseguendo la malcapitata per rubarle un antico manoscritto che porterebbe ad un favoloso tesoro: la leggendaria arma di Mosè, l’Angelo della Morte, che secondo alcune scritture il profeta utilizzò durante l’Esodo dall’Egitto.L’avventura, ancora una volta, si ripresenta dinanzi agli occhi del nostro Stobbart, il quale si lancerà alla ricerca del suddetto manoscritto, indagando sul prezioso reperto e fronteggiando fazioni malavitose che, nel tentativo di giungere per primi al ritrovamento della presunta arma, si prodigheranno al fine di mettere i bastoni tra le ruote al povero George.Revolution Software tira in ballo l’Italia, e, se molti avranno modo di essere contenti per questa nuova ed insolita locazione (diciamoci la verità, non sono poi tanti i titoli che abbiano come sfondo il nostro Bel Paese) alcuni potranno trovare alquanto evitabili e sicuramente poco originali, gli stereotipi e i luoghi comuni nei confronti della nostra penisola e dei suoi abitanti. Troveremo infatti personaggi come i classici mafiosi italiani di turno, un prete pazzoide, inquilini dei palazzi scortesi e schizofrenici e addirittura la Chiesa, coinvolta in una sporca storia di traffico di oro mescolato alle ostie. Volendo accettare, con la dovuta maturità ed una giusta dose di ingenuità, la buona fede dei programmatori, si può passare sopra alla caratterizzazione dei personaggi secondari e considerare il gioco per ciò che si propone di essere, ovvero un’avventura grafica di tutto rispetto. Gli ostacoli non mancheranno durante il percorso che il nostro eroe si troverà ad affrontare, gli enigmi sono sempre abbondanti, come in ogni episodio di Broken Sword che si rispetti e il livello di difficoltà generale è piuttosto alto e ben calibrato per tutta la durata dell’avventura, altro elemento a favore del quarto titolo della serie.

Tre dimensioni e un mouse…Il 2D è ormai storia vecchia, si sa, e poco importa se alcune avventure grafiche come Runaway della Dynamic Multimedia, abbiano dimostrato di poter ancora lavorare con il 2D e proporre ugualmente un buon prodotto videoludico. Il passaggio al 3D con il terzo capitolo della serie Broken Sword non era stato esattamente ciò che si direbbe “un cambiamento in meglio” anzi, come già accennato, aveva fatto storcere il naso a più di un affezionato della serie (me compreso). Alla Revolution devono però aver intuito che, pur non volendo fare a meno della terza dimensione, non per forza si debba abbandonare il vecchio caro buon mouse e creare necessariamente un gioco ibrido, a metà strada tra un’avventura grafica ed un action. L’Angelo della morte ci propone un sistema di controllo davvero ben realizzato, confortevole e intuitivo, che strizza l’occhio ai nostalgici, a coloro i quali fanno fatica ad abbandonare l’idea che tale genere di giochi possa essere giocato al meglio solo con un mouse ed il tanto amato sistema “punta-e-clicca”.La giocabilità, come già anticipato, è molto buona e sarebbe meritevole di giudizi ben più entusiasmanti se non fosse che, nel 2006, ostenta ancora qualche bug di quelli che si potevano trovare a bizzeffe nei giochi di vecchia generazione: i movimenti sono talvolta scattosi e soffrono dell’effetto “ghost” (la “facoltà” che i poligoni hanno di intersecare altri poligoni, come se si trapassassero a mo’ di fantasmi). Ancora, può capitare che pur cliccando verso una direzione nel tentativo di farla raggiungere al personaggio controllato, questi si rechi verso la parte opposta, incastrandosi non di rado tra due mobili, oppure facendo piroette e giravolte prima di uscire da una porta o salire una scala.Il cursore indica dove guardare, agire o prendere un oggetto, trasformandosi di volta in volta nella mano che afferra o nella freccia che indica o, ancora, nell’ occhio che guarda, a seconda dei casi, ma certe volte è necessario ricorrere al tasto destro per scoprire ulteriori azioni che possono essere effettuate.L’inventario si apre spostando la freccia verso la parte alta dello schermo e gli oggetti si usano selezionandoli e trascinandoli sull’oggetto con il quale farli interagire o sul personaggio a cui consegnarli.E’ davvero bello e quanto mai azzeccato poter giocare il quarto capitolo di questa riuscitissima serie con il semplice utilizzo del mouse. Centro pieno!George è dotato inoltre di un PDA che gli permetterà di connettersi a memorie centrali da cui attingere informazioni. Dopo aver acquisito la necessaria dimestichezza nell’utilizzo di questo versatile marchingegno, il nostro beniamino potrà adoperarlo per ottenere dati indispensabili ai fini del prosieguo del gioco. Spesso rimarremo bloccati in un punto dell’avventura e dunque sarà indispensabile ripiegare su questo prodigio della tecnica per poter andare avanti.Molte volte capiterà (e i veri avventurieri grafici faranno salti di gioia) di dover per forza esaminare un oggetto o parlare con qualcuno per poter proseguire nella storia.

L’evoluzione della specie Un recupero del passato che si unisce alla tecnologia attuale, proponendo una grafica pulita, senza troppe pretese ma bella da vedere, pur non dovendo muovere poligoni troppo complessi o ambientazioni maestose. Gli scenari sono realizzati secondo il metodo del 3D statico. I poligoni dei personaggi sono lungi dal realismo che attualmente viene applicato a diversi titoli ma comunque ben rifiniti, soprattutto il protagonista, che risulta sicuramente più curato rispetto agli altri personaggi, specie nelle animazioni facciali, senza mai avvicinarsi, però, neanche lontanamente al fotorealismo.Una grafica ormai obsoleta dunque, ma che si presta benissimo ad essere utilizzata in un’avventura come Broken Sword. Belle le visuali a tutto campo delle locazioni di Roma e di New York ma si vuole, in questa sede, lamentare il fatto che manchino delle riprese panoramiche delle città che avrebbero magari reso tutto più “cinematografico”, intento più volte palesato dai programmatori nei precedenti episodi della serie.Spesso potremo assistere a delle sequenze animate. Esse fungeranno da collante tra una fase e l’altra e riusciranno a farci comprendere meglio gli intrecci narrativi tra i vari episodi e i vari personaggi.Il reparto sonoro se da un lato merita un plauso per gli eccezionali effetti audio e per i suoni e rumori presenti nelle varie locazioni, ricchi di sfumature, e le musiche di sottofondo, ottime sotto ogni punto di vista, dall’altro, la mancanza dei dialoghi localizzati in italiano può far infuriare gli amanti della serie, i quali si sarebbero aspettati una completa traduzione anche nel parlato e non solo il classico “contentino” dei sottotitoli trascritti per tradurre in maniera bonaria i soliti dialoghi parlati nella solita lingua inglese (che non me ne vogliano gli anglofoni). La difficoltà degli enigmi, ben calibrata anche se leggermente inferiore ai predecessori, fa di Broken Sword: l’Angelo della Morte un titolo longevo, costituito da circa trenta ore di gioco che ovviamente potranno aumentare o diminuire a seconda dell’abilità di ciascun giocatore nel risolvere le varie fasi dell’avventura. Gli enigmi presenti nel titolo di Revolution offrono infiniti tentativi per essere portati a termine, così da mettere a proprio agio il giocatore nelle situazioni in cui questo non riesca a venire a capo di un enigma particolarmente complesso. In questo nuovo episodio non si muore mai, a differenza dei capitoli precedenti in cui un passo falso avrebbe potuto decretare la morte del nostro beniamino e ciò non è né meglio né peggio, è semplicemente una scelta stilistica che i programmatori hanno pensato bene di compiere, magari stimolati dall’idea che molti titoli dello stesso genere (la saga di Monkey Island in primis) non prevedevano quasi mai la morte del personaggio principale (ad esclusione della “pseudo-morte” di Guybrush nel terzo episodio). Tuttavia, pur non correndo mai il rischio di mettere a repentaglio la propria vita, spesso il gioco impedirà di ritornare sui propri passi, pertanto sarà necessario ricorrere di frequente ai salvataggi. Giocoforza sarà il dover salvare in continuazione, magari su più slot, onde evitare di rimanere bloccati in maniera irreparabile.

HARDWARE

Requisiti minimi:Windows(R) XP – DirectX 9.0c (incluso) – Pentium 4 a 1,4 GHz – 256 MB di RAM – 2,6 GB di spazio libero su disco – Unità DVD-ROM 2x – Scheda video con 128 MB di memoria dedicata, compatibile con Shader 1.1 – Scheda audio compatibile con Windows- Tastiera, mouse.

MULTIPLAYER

Non è disponibile la modalità multiplayer.

– Sistema “punta-e-clicca”

– Buona longevità

– Grafica gradevole…

– …ma obsoleta!

– Trama non troppo esaltante

– Dialoghi in lingua inglese

8.0

Con Broken Sword: l’Angelo della Morte si ritorna all’essenza del punta e clicca vecchio stile e ciò soddisfa appieno i nostalgici e avvince i novizi. E’ un gioco che può piacere a tutti, avventurieri grafici e non, a condizione però di chiudere un occhio sulla trama, non troppo esaltante (ma neanche da buttare via), e su alcuni difetti di giocabilità che, al giorno d’oggi, dovrebbero essere nient’altro che vaghi ricordi del passato.

Un acquisto consigliato non solo ai collezionisti del genere, non solo agli amanti della serie, ma anche a tutti coloro i quali vogliano semplicemente trascorrere diverso tempo con un gioco ben fatto e nel complesso soddisfacente.

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