Recensione 5 min

Prinny 1 &2 Exploded and Reloaded | Recensione – Cattiveria in formato tandem su Switch

Dei tanti prodotti che ci aspettavamo di rivedere su console di corrente generazione, i due spin-off della saga Disgaea dedicati ai buffi Prinny erano tra gli ultimi in assoluto, non solo per l’altalenante successo cui andarono incontro già all’uscita, ma anche per la particolarità dei due prodotti, dei platform in due dimensioni e mezzo di rara malvagità.

Prinny 1 & 2 Exploded and Reloaded

Piattaforma:
SWITCH
Genere:
azione, piattaforme
Data di uscita:
16 Ottobre 2020
Sviluppatore:
NIS America
Distributore:
Koch Media

Eppure ci sbagliavamo: NIS America ha deciso di ripescare questi due folli prodotti e riproporli all’utenza Switch sia in versione fisica, con tanto di contenuti extra, sia in digitale, con la possibilità di scaricarli anche separatamente. Vediamo com’è andata.

Difficoltà di nicchia

Erano gli anni in cui Sony battagliava su più campi, su quello casalingo con Microsoft, capace di imprimere una notevole spinta ad inizio generazione con Xbox 360, e su quello portatile con Nintendo, indiscussa maestra del gaming lontano dai salotti di casa.

PlayStation Portable riuscì a ritagliarsi una corposa fetta di mercato e ad offrire (assenza del secondo analogico a parte) esperienze di gioco molto simili a quelle casalinghe per qualità grafica e tipologia di titoli: l’anima fortemente giapponese della console si rifletteva anche in tutta una serie di produzioni “minori”, capitoli appositamente sviluppati in esclusiva che altro non erano che versioni ridotte delle controparti da salotto o spin-off di saghe famose.

Tutti a rapporto da Etna!

I due episodi di Prinny, usciti in Europa rispettivamente nel 2009 e nel 2011, appartenevano proprio a questa categoria: sull’onda del grande successo della saga di Disgaea, di cui è stato recentemente annunciato il sesto capitolo, NIS America decise di fare degli esilaranti pinguini demoniaci i protagonisti di due platform in due dimensioni e mezzo dalla difficoltà castrante, dedicati ad un pubblico forse ancora più di nicchia dei suoi strategici a turni.

Il risultato finale fu altalenante: se i due titoli avevano nell’irresistibile comicità demenziale, nella discreta presentazione visiva e nel proibitivo livello di sfida i loro punti forti, erano anche afflitti da controlli piuttosto legnosi, da un level design scolastico e da picchi di difficoltà che non potevano che portare alla frustrazione anche il più navigato tra i veterani del genere.

Pronti ad arrabbiarvi? Sul serio?

Questa breve premessa storica non è solamente utile a contestualizzare i titoli per tutti coloro che non ne avessero mai sentito parlare (e potrebbero essere molti, visto che non sono mai stati pubblicati altrove dopo la prima uscita), ma anche per descrivere, per sommi capi, l’esperienza di gioco offerta da Prinny 1 & 2 Exploded and Reloaded, visto che, piuttosto che di remake, stiamo parlando di semplici porting con qualche accortezza qua e là.

Potrebbe essere letto come uno spoiler, visto che lo diciamo all’inizio di questa nostra analisi, ma il trattamento riservato ai due titoli (e, in un certo qual modo, ai giocatori) avrebbe potuto essere di gran lunga migliore.

Ma andiamo per gradi.

Saltare in testa ai nemici è un ottimo metodo per incapacitarli per qualche secondo

A pinne in faccia

La difficoltà sadica quasi quanto Etna, che costringe i suoi sottoposti alle malefatte più indicibili, rappresenta ancora uno dei marchi distintivi delle due produzioni, e nulla è stato fatto per ingentilirla (come, ad esempio, includere dei selettori della difficoltà o un sistema di consigli in-game): non traggano in inganno le mille vite concesse al giocatore ad inizio partita, perché, fatti salvi i primi due stage di entrambi i giochi, la possibilità di perderne anche una cinquantina per livello non è poi così remota.

Salti da calcolare al millimetro, nemici infidi posizionati nella maniera più bastarda possibile ed un onnipresente timer che incalza il giocatore sono solamente alcuni degli elementi che coloro i quali non sono avvezzi alla sottocategoria dei “platform frustranti per il gusto di esserlo” potrebbero fare fatica a digerire.

Il secondo capitolo, da questo punto di vista, tende timidamente la mano ai giocatori meno esperti, allargando il ventaglio di mosse a disposizione dei Prinny e facilitando l’ingresso degli stessi in una sorta di stato di berserk, in cui sono sì vulnerabili ma infliggono anche un ingente quantitativo di danni.

Prinny non vi farà sconti di nessun tipo

Dove, però, si raggiungono picchi di difficoltà francamente inaccettabili è in occasione di alcune delle boss fight, tanto spassose in termini di umorismo non-sense quanto frustranti da giocare: tra attacchi quasi impossibili da evitare, pattern d’attacco profondamente ingiusti e la forte sproporzione tra i danni inferti e quelli subiti, è stato davvero difficile non fare un buco nella nostra televisione con uno dei Joy-con.

A peggiorare questa perenne sensazione di inadeguatezza ci sono i medesimi controlli dei titoli originali, riadattati a Switch senza troppe migliorie: l’inerzia dei salti e la precisione richiesta da certe fasi platform sono ancora oggi incompatibili, e la quantità di danni collaterali che è possibile incassare sbagliando una singola mossa risulta ancora fuori scala.

Lavorando sulla legnosità dei controlli, da più parti segnalata al debutto dei giochi sul mercato, NIS America avrebbe potuto dare vita a titoli estremamente complicati ma tutto sommato equi nei confronti del giocatore, che, invece, ha spesso l’impressione di essere vittima degli eventi e di un trial and error assai poco gratificante sul lungo periodo.

Allo stato attuale, nessuna modifica è stata apportata al salto, ad esempio, che rimane non solo molto più basso di molti altri congeneri, ma anche non direzionabile: come per i giochi della scuola del difficilissimo Ghouls’n’Ghosts, una volta spiccato un balzo non c’è modo di tornare indietro o cambiare anche solo parzialmente il punto di atterraggio.

I cambiamenti rispetto ai giochi originali sono praticamente inesistenti

Questo, combinato al malefico posizionamento di alcuni nemici e alla comparsa repentina di altri dal nulla (alcuni sbucano dal terreno, altri si calano dall’alto), causa la perdita di numerose vite, anche selezionando il sistema per cui sono necessari tre contatti con i nemici prima di vederne una volatilizzarsi. Un altro responsabile di parecchi improperi è il balzo all’indietro che il protagonista fa una volta colpito, che, da solo, è stato responsabile di almeno un centinaio di vite gettate al vento durante la nostra prova.

Ovviamente, ci sono anche aspetti positivi nel gameplay di entrambi i titoli, altrimenti a fondo pagina avreste trovato una sonora bocciatura: il sistema di combo, abbozzato nel primo episodio e affinato nel secondo, premia i giocatori più capaci, e la gioia sadica di affondare i colpi contro i nemici è accompagnata da una soddisfacente sensazione di fisicità, in linea con la già descritta pesantezza dei protagonisti in fase di salto.

I dialoghi sono completamente folli

Più pigri di un Prinny

Sebbene il doppiaggio, le musiche e la caratterizzazione estetica dei personaggi abbiano retto egregiamente al passare del tempo, grazie anche al loro essere costantemente sopra le righe, non possiamo essere altrettanto benevoli nel giudicare l’operazione di porting in sé.

La sola aggiunta in termini contenutistici è rappresentata dalla manciata di livelli che furono pubblicati post- lancio sotto forma di contenuti scaricabili, taluni a pagamento, talatri gratuitamente: un po’ poco, soprattutto alla luce del fatto che la scarsa longevità e la rigiocabilità praticamente nulla rappresentavano già all’epoca dell’uscita originaria due dei principali talloni d’Achille delle produzioni.

Al netto delle centinaia di tentativi falliti, con turpiloquio e travasi di bile annessi, è possibile completare entrambi i capitoli in poco più di una quindicina di ore, ed il rischio di non tornarci più, a meno di non volersi scientemente conquistare una scomunica dalla Santa Sede, è elevato.

La direzione artistica fuori di testa, le parti dei fondali disegnate a mano, alcune animazioni spassosissime avrebbero meritato un trattamento diverso da parte del team di sviluppo, che si è invece limitato a copiare ed incollare il codice sorgente innalzando la risoluzione e dando una ripulita a certe texture, che sarebbero state altrimenti improponibili per gli standard odierni.

Non dimenticate di attivare i checkpoint!

PSP era sì una console portatile di grande potenza quando venne lanciata sul mercato, ma pur sempre di una console portatile uscita alla fine del 2004 stiamo parlando, e un intervento più massiccio sugli aspetti grafici invecchiati peggio (buona parte del bestiario nemico, gli sfondi, la conta poligonale complessiva e persino certi filtri) sarebbe stato gradito, oltre che opportuno.

Allo stato attuale delle cose, invece, gli sprite risultano piuttosto sfocati (soprattutto giocando in modalità docked), così come le scritte nei menu, chiaro segno di una mancanza di ottimizzazione generale e di uno svergognato utilizzo degli asset originali, nonostante la decina abbondante di anni intercorsi.

Il prezzo di lancio di circa venti euro per gioco risulta così un po’ alto, probabilmente, tanto in relazione alla quantità di contenuti quanto a quella (minima) degli interventi di restauro e degli extra inseriti (nulli): anche ai più inossidabili fan del franchise consigliamo quindi di attendere il primo calo di prezzo prima di procedere al download.

Se volete portare a casa Prinny 1-2, approfittate del prezzo di Amazon sulla copia retail.

6,6

Prinny 1 & 2 Exploded and Reloaded

Piattaforme: switch
Durante le ore di test con Prinny 1 & 2 Exploded and Reloaded ci è venuto in mente in più momenti il recente Final Fantasy Chrystal Chronicles, non tanto per la qualità complessiva, che qui è fortunatamente superiore, quanto per la scelta del prodotto da riproporre al pubblico odierno da parte del publisher e per la qualità del porting in sé. Lì come qui, sono entrambe molto discutibili: entrambi i giochi non erano stati accolti particolarmente bene al debutto, e non avevano lasciato il segno nemmeno nella ludoteca di PSP, decisamente meno ampia di quella di Switch e qualitativamente inferiore. Come se non bastasse, NIS America propina ai giocatori Switch due port quasi 1 a 1 dei titoli originali, che hanno, rispettivamente, undici e nove anni sul groppone, senza extra aggiuntivi o modalità inedite di alcun tipo, se non nella versione fisica da collezione, che costa però consistentemente di più dei due giochi in formato digitale. Insomma: se proprio vi sono piaciuti, o, non conoscendoli, intendete cimentarvi con due platform di rara crudeltà, aspettate quantomeno il primo calo di prezzo.

Pro

  • Adatti per chi cerca sfide proibitive...
  • Artisticamente ancora validi

Contro

  • ...ma anche frustrazione e morti ingiuste
  • Porting quasi 1:1 delle versioni originali
  • Controlli pesanti e poco reattivi
  • Extra non pervenuti
6,6