Quando si parla del film di Zelda, si tende sempre a oscillare tra due emozioni contrastanti: da una parte l’euforia incontrollabile di chi aspetta da decenni una trasposizione live action all’altezza del mito, dall’altra quel brivido lungo la schiena che ricorda puntualmente cosa succede quando Hollywood mette le mani su un’icona videoludica. E ora che stanno circolando le prime riprese dal set, queste due sensazioni tornano a scontrarsi.
Il materiale mostrato (frammenti rubati, riprese dal cellulare che mostrano Bo Bragason, la principessa Zelda) non è abbastanza per giudicare un’opera di tale portata, ma è sufficiente per alimentare discussioni infinite. Da un lato c’è chi giura di aver intravisto lo spirito di Hyrule in quei pochi secondi, dall’altro chi vede già l’ombra del fallimento, la trasformazione dell’immaginario zeldiano in una formula blockbuster come tante, senza quell’eleganza silenziosa che ha sempre caratterizzato il viaggio di Link.
FIRST FOOTAGE OF THE ZELDA MOVIE BEING FILMED OMG OMG
— bea (@SlLENTPRINCESS) November 15, 2025
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Perché se è innegabile che vedere i primi movimenti di macchina, i costumi, l’atmosfera creata sul set possa generare una scintilla di speranza, è altrettanto evidente che un brand come Zelda non può permettersi mezze misure. Il rischio è enorme: basta sbagliare il tono, la direzione artistica, la musica, perfino il ritmo dei dialoghi, e tutto crolla.
Il cinema, quando decide di avvicinarsi ai videogiochi, tende spesso a semplificare, ad arrotondare gli spigoli, a rendere tutto più accomodante. Ma Zelda non è accomodante. Zelda è mistero, silenzio, percorsi che non ti dice nessuno, intuizioni che devi costruirti da solo.
È un linguaggio che vive di sottrazioni, non di eccessi. Ed è legittimo chiedersi se un film possa davvero preservare quella magia senza tradirla per esigenze di mercato.
Le prime riprese, in definitiva, non chiariscono nulla. E forse è meglio così. Perché l’attesa, nel caso di Zelda, è parte integrante del mito. E ogni fotogramma rubato dal set è un promemoria: questo non è un film qualunque, è un salto nel vuoto. Uno di quelli che o atterra con grazia, o rischia di diventare la più grande occasione mancata nella storia delle trasposizioni videoludiche.