Ubisoft continua a ridisegnare la propria struttura interna, e questa volta la mossa è molto concreta. Il publisher francese ha deciso di chiudere due studi e di riorganizzarne un altro, dentro una fase di tagli che ormai accompagna da mesi la sua strategia industriale.
La novità riguarda Winnipeg e Belgrado, due sedi che avevano ruoli diversi ma entrambe legate alla macchina produttiva del gruppo. Lo studio canadese era nato per lavorare sulla tecnologia alla base dei motori Anvil e Snowdrop, mentre quello serbo aveva contribuito a progetti come The Crew 2, Riders Republic, Skull and Bones e Tom Clancy's Rainbow Six.
La ristrutturazione tocca anche Barcelona, che verrà riportata su un perimetro più stretto e concentrato sui progetti Rainbow Six. È un segnale non secondario, perché mostra una Ubisoft sempre più orientata a proteggere i brand più riconoscibili e a ridurre le attività considerate meno sostenibili.
Il numero più pesante è quello dei fino a 380 tagli potenziali, tra chiusure, riorganizzazione di Barcelona e riduzioni nel team Global Publishing. Non si tratta quindi solo di una correzione locale, ma di un intervento che attraversa più parti dell'azienda.
Il nuovo passo si inserisce nel piano di risparmio già avviato da Ubisoft, che ha portato negli ultimi mesi alla cancellazione di diversi giochi, a rinvii e ad altre chiusure di studi. Il publisher ha dichiarato di voler ridurre i costi fissi di altri 200 milioni di euro nei prossimi due anni, una cifra che spiega la portata della pressione interna.
Il contesto non nasce dal nulla. Ubisoft aveva già lasciato intendere una selezione più severa dei progetti futuri, come raccontavamo nel nostro approfondimento sulla roadmap più recente di Ubisoft, dove alcuni nomi attesi risultavano assenti dai piani ufficiali fino al 2029.
Ora quella linea sembra tradursi in una struttura più snella e meno dispersiva. La creazione delle cosiddette creative houses, cioè gruppi più autonomi intorno ai franchise principali, va nella stessa direzione: meno progetti sparsi, più attenzione ai marchi che possono sostenere il business nel medio periodo.
Per chi segue Ubisoft da giocatore, l'effetto più immediato non è necessariamente la cancellazione di un singolo titolo annunciato, ma il modo in cui cambia il ritmo della compagnia. Le risorse vengono concentrate, alcuni team vengono ridimensionati e le proprietà intellettuali meno centrali rischiano di scivolare ancora più indietro.
Il punto è che la ristrutturazione arriva mentre il mercato chiede produzioni sempre più costose e tempi di sviluppo più lunghi. In questo scenario, il controllo dei costi diventa una priorità dichiarata, ma anche un fattore che può incidere sul tipo di giochi che Ubisoft sceglierà di finanziare, mostrare e portare davvero fino al lancio.