Nessun obbligo generale per i publisher di mantenere giocabili i videogiochi dopo la fine dello sfruttamento commerciale. La Commissione Europea ha risposto ufficialmente all’iniziativa Stop Destroying Videogames, collegata alla campagna nota come Stop Killing Games, chiarendo che non è prevista una proposta legislativa in questo senso.
La posizione riguarda videogiochi su PC, console e mobile e nasce da una valutazione di proporzionalità. Nella comunicazione, la Commissione richiama i diritti di proprietà intellettuale, i costi tecnici ed economici, i rischi di sicurezza e la varietà dei modelli di business come elementi che renderebbero problematico imporre un obbligo unico e generalizzato.
L’iniziativa era stata registrata il 19 giugno 2024 ed è arrivata alla Commissione il 26 gennaio 2026, dopo la verifica da parte degli Stati membri. Gli organizzatori avevano poi discusso il testo con la Commissione il 23 febbraio, prima dell’audizione pubblica al Parlamento Europeo del 16 aprile.
La risposta non chiude il dossier sul fine vita dei videogiochi. Entro la fine del 2026 la Commissione intende avviare confronti con industria, consumatori e altri soggetti coinvolti per valutare un codice di condotta, con l’obiettivo di migliorare la trasparenza verso chi acquista giochi destinati, in alcuni casi, a dipendere da server o servizi online.
Nel quadro indicato dalla Commissione rientra anche l’applicazione della Direttiva UE 2019/770 sui contenuti e servizi digitali, sulla quale è previsto un report entro fine 2026. Per ora, quindi, non esiste un obbligo legale che imponga ai publisher di tenere attivi server o funzionalità dopo il termine dello sfruttamento commerciale, mentre resta aperta la strada a regole volontarie e a maggiori informazioni per i consumatori.
Si tratta sicuramente di una decisione che farà discutere, specie a seguito delle novità di PlayStation legate alla volontà di abbandonare il formato fisico a partire dal mese di gennaio del 2028.