Il panorama del gaming europeo continua a essere segnato da ristrutturazioni che colpiscono alcuni degli studi più storici del settore. Starbreeze, casa di sviluppo svedese nota per il franchise Payday, ha avviato un secondo round di licenziamenti nel giro di appena due mesi, gettando un'ombra sul futuro dello studio e sullo sviluppo delle sue proprietà intellettuali più note.
I primi segnali sono arrivati attraverso i canali social, dove diversi dipendenti hanno condiviso pubblicamente di essere stati coinvolti nei tagli.
Alexander Pereswetoff-Morath, tester QA con oltre sette anni di esperienza in Starbreeze, ha annunciato su LinkedIn la fine del suo percorso nello studio svedese, sottolineando come si sia trattato del periodo più lungo mai trascorso in una singola azienda durante la sua carriera.
Anche altri membri chiave del team hanno confermato il proprio coinvolgimento nei licenziamenti. Sabina af Jochnick, senior tech producer, ha rivelato che il suo ruolo è stato identificato come "a rischio di ridondanza", mentre tra i nomi confermati figurano anche Kim Sjöberg, gameplay programmer, e Mark Trusov, sound designer.
Il fatto che vengano colpiti profili così diversi e specializzati suggerisce tagli trasversali piuttosto che una riorganizzazione mirata su specifiche aree di sviluppo.
Starbreeze non ha ancora comunicato ufficialmente il numero esatto di dipendenti interessati dalla nuova ondata di licenziamenti, ma il quadro appare preoccupante se contestualizzato con quanto accaduto solo pochi mesi fa.
Lo scorso ottobre, lo studio aveva già tagliato circa 44 posizioni in seguito alla cancellazione di un ambizioso progetto games-as-service basato sull'universo di Dungeons & Dragons, conosciuto internamente come Project Baxter.
La decisione di cancellare quel titolo era emersa da una revisione strategica che aveva portato la dirigenza a concludere come le risorse fossero meglio impiegate per accelerare la crescita del franchise Payday, considerato la "flagship" dello studio.
Una parte del team di Project Baxter era stata redistribuita su altri progetti interni, ma molti lavoratori a tempo pieno e contractor erano comunque stati lasciati a casa. La scommessa sul refocus non sembra però aver dato i frutti sperati, visto il nuovo giro di tagli appena due mesi dopo.
Le difficoltà operative di Starbreeze si intrecciano con una situazione di instabilità ai vertici che dura ormai da anni. Tobias Sjögren aveva lasciato la carica di CEO nel marzo 2024, sostituito temporaneamente dal membro del consiglio Juergen Goeldner.
Solo due mesi dopo, a maggio, era arrivato un nuovo cambio, con l'ex CFO Mats Juhl che assumeva il ruolo di CEO ad interim senza che venissero fornite spiegazioni ufficiali sul perché della sostituzione di Goeldner.
La fase di turbolenza si è conclusa, almeno formalmente, nel marzo dello scorso anno con la nomina di Adolf Kristjansson, ex executive di Electronic Arts, come CEO permanente.
Kristjansson porta con sé esperienza nel mondo AAA, ma eredita uno studio profondamente segnato da anni di progetti cancellati, ristrutturazioni e incertezza finanziaria. La sua sfida principale sarà stabilizzare Starbreeze e riportare il franchise Payday a livelli di redditività sostenibili.
La situazione di Starbreeze rappresenta un caso emblematico delle difficoltà che gli studi mid-tier europei stanno affrontando nell'ecosistema gaming attuale.
Con costi di sviluppo in costante aumento, la necessità di supportare titoli live-service per anni dopo il lancio e una concorrenza sempre più agguerrita, molti team storici faticano a mantenere la sostenibilità economica.
Il modello games-as-service, che sembrava promettere stabilità attraverso entrate ricorrenti, si è rivelato una scommessa ad alto rischio quando i titoli non raggiungono la massa critica di giocatori necessaria.