Il lancio di Star Wars Zero Company è stato preceduto da una grave crisi interna a Bit Reactor. La maggior parte degli sviluppatori sarebbe stata collocata in congedo non retribuito poche settimane prima dell’uscita di Star Wars Zero Company, mentre una disputa legale tra i fondatori continua a sollevare dubbi sulla proprietà dello studio.
Una fonte vicina alla vicenda sostiene che il provvedimento abbia interessato circa l’80% del personale. I dipendenti coinvolti sono stati temporaneamente allontanati senza stipendio, mentre soltanto una squadra ridotta sarebbe rimasta sul libro paga per occuparsi dei bug e degli interventi necessari dopo la pubblicazione del gioco.
Un portavoce dello sviluppatore ha confermato che «molti» membri dello staff sono stati interessati dal congedo, senza però fornire una percentuale precisa. La società ha inoltre chiarito che la decisione non sarebbe collegata a Electronic Arts e Disney, rispettivamente publisher del titolo e proprietaria della proprietà intellettuale di Star Wars. Un aggiornamento depositato ad agosto nell’ambito di una causa avviata nel 2024 parla invece della sospensione della maggior parte dei dipendenti.
Alla base della misura ci sarebbero difficoltà finanziarie emerse poco prima dell’uscita. Il senior technical artist Zachariah Scott ha accusato lo studio di aver apparentemente tenuto nascosta la situazione per settimane. Scott ha inoltre dichiarato di aver parlato con quasi una dozzina di colleghi raggiunti dal medesimo provvedimento.
Bit Reactor spera di poter riassorbire il personale ripristinando gli stipendi e ritiene che il lancio del gioco possa contribuire al raggiungimento di questo obiettivo. Scott si è mostrato più scettico, mettendo in dubbio che tutti i dipendenti coinvolti possano effettivamente tornare al proprio posto.
La crisi economica si intreccia con la battaglia legale sulla proprietà dello studio. La cofondatrice Alison Kelly sostiene di essere stata estromessa dalla società e ha avviato la causa nel 2024. L’altro cofondatore, Greg Foertsch, rivendica invece la proprietà esclusiva di Bit Reactor. Il procedimento sarebbe dovuto arrivare a processo a giugno.
Kelly ha richiesto danni per 20 milioni di dollari e afferma che il valore dello studio sia pari al doppio di tale cifra. Foertsch replica sostenendo che Kelly non sia mai stata comproprietaria della società e ha contestato il suo operato professionale, ricostruzione che la cofondatrice respinge.
La crisi interna stride con l’accoglienza del gioco, al centro anche della nostra recensione. Pubblico e critica hanno apprezzato la rappresentazione dell’universo di Guerre Stellari e il sistema tattico, mentre il titolo ha raggiunto rapidamente le prime posizioni nella classifica dei più venduti di Steam. Una partenza incoraggiante che, secondo lo studio, potrebbe favorire il ritorno degli sviluppatori sospesi.