Il caso di Horses, controverso horror indie sviluppato da Santa Ragione, continua a far discutere anche dopo il lancio. A due settimane dall’uscita, il gioco ha raggiunto un risultato che, sulla carta, potrebbe sembrare incoraggiante: 18.000 copie vendute e circa 65.000 dollari di ricavi netti. Una cifra sufficiente a coprire i costi e saldare i debiti con gli investitori, ma drammaticamente insufficiente per garantire un futuro allo studio.
Il destino di Horses è stato segnato dal controverso ban imposto da Steam, decisione che Santa Ragione ha sempre definito poco trasparente e basata su una versione non aggiornata del gioco. Paradossalmente, proprio questa esclusione ha generato un’ondata di attenzione mediatica e solidarietà da parte della community, contribuendo in modo significativo alle vendite su piattaforme alternative come GOG, Humble Store e Itch.io.
Secondo quanto dichiarato dal cofondatore e produttore Pietro Righi Riva, il supporto pubblico ha avuto un impatto enorme, ma non miracoloso. I numeri confermano le previsioni più pessimistiche dello studio: Horses ha sì pareggiato i conti, ma non ha generato il margine necessario per avviare lo sviluppo di un nuovo progetto. Le entrate, infatti, sono servite quasi esclusivamente a coprire i costi accumulati durante una fase di sviluppo prolungata e resa ancora più complessa dalle incertezze distributive.
Nel comunicato ufficiale, Santa Ragione parla apertamente di “frammentazione” come conseguenza diretta di quanto accaduto. Il ban e i ritardi hanno costretto il team a cercare finanziamenti d’emergenza, accumulare debiti e, soprattutto, spingere diversi membri a prendere altri lavori. Anche nel caso in cui le vendite restassero stabili nel tempo, riunire nuovamente l’intero gruppo sarebbe estremamente difficile.
Lo studio sottolinea inoltre come i buoni risultati ottenuti sugli store minori non possano essere paragonati al potenziale di una pubblicazione su Steam, che resta di fatto una piattaforma quasi monopolistica nel mercato PC. L’esclusione, seguita a stretto giro anche dal ban su Epic Games Store, ha quindi ridotto drasticamente la visibilità e le possibilità commerciali del gioco.
Il caso Horses diventa così un simbolo più ampio delle difficoltà affrontate dagli sviluppatori indipendenti, riaccendendo il dibattito sulla necessità di regole più chiare, processi trasparenti e maggiore responsabilità da parte delle grandi piattaforme di distribuzione digitale. Un successo amaro, che non basta a salvare uno studio, ma che lascia un segno profondo nell’industria.