Lo smurfing potrebbe diventare molto più difficile da nascondere sulle future piattaforme PlayStation. Una nuova domanda di brevetto di Sony Interactive Entertainment descrive infatti un sistema capace di riconoscere chi sta giocando non soltanto dall'account utilizzato, ma anche dal modo in cui maneggia il controller.
Il documento, identificato come US 2026/0346147 A1, è stato depositato il 30 aprile 2025 e pubblicato il 5 novembre 2026. L'idea è trasformare le abitudini di gioco in una sorta di impronta comportamentale, costruita osservando tempi, sequenze e caratteristiche degli input.
Il sistema potrebbe confrontare questi dati con i profili già presenti in un database e capire se dietro un account secondario si nasconde un giocatore già noto. Secondo la documentazione, potrebbero bastare circa dieci partite o meno per stimarne il livello con maggiore rapidità rispetto ai normali sistemi basati su vittorie e sconfitte.
Come riportato da Wccftech, un'eventuale corrispondenza potrebbe essere segnalata allo sviluppatore del gioco o a un'unità antifrode della piattaforma. Le conseguenze ipotizzate comprendono limitazioni alle modalità classificate e, nei casi più seri, provvedimenti sugli account collegati.
Il bersaglio più evidente è proprio lo smurfing, pratica con cui un giocatore esperto apre un nuovo profilo per affrontare utenti meno preparati o aggirare restrizioni applicate all'account principale. Un riconoscimento basato sul comportamento renderebbe meno efficace cambiare nome, indirizzo email o credenziali.
La stessa tecnologia potrebbe però avere impieghi più ampi. Un comportamento improvvisamente diverso potrebbe indicare che l'account è stato condiviso oppure compromesso, permettendo alla piattaforma di riconoscere accessi sospetti prima che provochino danni.
Il punto delicato riguarda privacy e falsi positivi. Le abitudini con il controller diventerebbero un identificatore persistente, capace di seguire una persona tra profili diversi. Inoltre, familiari o amici che usano lo stesso account potrebbero essere interpretati come anomalie, soprattutto in assenza di dati pubblici sull'accuratezza del sistema.
È importante ricordare che si tratta di una domanda di brevetto, non dell'annuncio di una funzione destinata a PS6. Sony non ha confermato né l'impiego commerciale della tecnologia né la piattaforma su cui potrebbe debuttare, e molte idee brevettate non arrivano mai sul mercato.
Il concetto resta comunque significativo: se applicato con controlli trasparenti e adeguate garanzie, potrebbe rendere il matchmaking più equo. Senza queste tutele, il rischio sarebbe trasformare ogni stile di gioco in una firma digitale difficile da lasciare alle spalle.