Ubisoft cancella, i fan rispondono. È una storia che si ripete spesso nel mondo dei videogiochi, ma questa volta riguarda un nome pesante: Prince of Persia: The Sands of Time.
Dopo anni di sviluppo travagliato, cambi di studio e silenzi imbarazzanti, Ubisoft ha deciso di cancellare definitivamente il remake ufficiale. Una scelta che ha gelato una community che, dopo il ritorno del franchise con The Lost Crown e Rogue Prince, pensava davvero che il principe fosse pronto a tornare in grande stile.
Ma invece di arrendersi, qualcuno ha deciso di fare quello che l’industria non ha più il coraggio di fare: mettersi al lavoro da solo.
Nasce così il Prince of Persia: Community Remake Project, un’iniziativa fan-made che punta a ricreare — o meglio reinterpretare — The Sands of Time. Non si tratta di un remake tradizionale, ma di una mod su larga scala che vuole aggiornare il gioco originale con modelli 3D moderni e tecnologie avanzate come il path tracing per l’illuminazione globale.
Ovviamente, essendo un progetto della community, non ci sono date di uscita, roadmap ufficiali o garanzie. Tutto si basa su volontari — artisti, programmatori, appassionati — che lavorano nel tempo libero. È il classico passion project, con tutti i limiti ma anche tutta la libertà del caso.
Eppure, proprio questo è il punto. Negli ultimi anni abbiamo visto sempre più spesso i fan prendere in mano IP lasciate a metà dall’industria. Progetti come Skyblivion o le ricostruzioni amatoriali di grandi classici dimostrano che la memoria videoludica non appartiene solo alle aziende, ma anche a chi quei giochi li ha vissuti.
Il caso di Prince of Persia è emblematico. Ubisoft ha avuto tra le mani una delle saghe più importanti degli anni 2000 e non è riuscita a gestirne il ritorno. I fan, invece, pur senza budget e senza licenze, stanno provando a darle una seconda vita.
Riusciranno a completarlo? Impossibile dirlo. Ma forse, stavolta, non è nemmeno quello il punto. Perché al di là del risultato finale, questo progetto rappresenta qualcosa di più semplice e potente: il rifiuto di lasciare morire un pezzo di storia.
E in un’industria sempre più guidata da numeri, roadmap e strategie corporate, vedere qualcuno lavorare solo per amore di un gioco è quasi rivoluzionario.