PlayStation chiede quali remake vogliamo. Pochi giorni dopo aver chiuso Bluepoint Games. Sì, è successo davvero. E la tempistica, più che discutibile, ha acceso ulteriormente una community già furiosa per la decisione di smantellare uno degli studi più associati all’arte del remake.
Dopo cinque anni dall’acquisizione, la scorsa settimana è emersa la notizia della chiusura di Bluepoint Games, team responsabile di lavori come Demon’s Souls Remake e Uncharted: The Nathan Drake Collection. Uno studio celebrato per la capacità di restaurare classici PlayStation con cura quasi filologica, che sotto l’etichetta first-party non ha però pubblicato alcun nuovo remake, finendo invece coinvolto in progetti differenti come il multiplayer di God of War, poi cancellato.
Come se non bastasse, pochi giorni dopo la diffusione della notizia, l’account ufficiale PlayStation Germania ha pubblicato un post chiedendo agli utenti: “Quale gioco PlayStation vorreste vedere rifatto?” Una domanda che, tradotta e rimbalzata online, è sembrata a molti una provocazione involontaria. Il messaggio è stato successivamente rimosso, ma non prima di diventare virale.
Il paradosso è evidente: acquisire uno studio specializzato in remake, non affidargli nuovi progetti di quel tipo per anni, chiuderlo e poi sondare il terreno tra i fan sulle future riedizioni. A rendere il quadro ancora più confuso è il silenzio ufficiale di Sony sulla chiusura, se si esclude un’email interna attribuita a Herman Hulst che avrebbe spiegato le ragioni della decisione.
Secondo le ricostruzioni, durante la sua permanenza sotto PlayStation Studios, Bluepoint avrebbe lavorato principalmente su un progetto live service legato a God of War, poi cancellato. Una deviazione significativa rispetto alla vocazione storica del team, che aveva costruito la propria reputazione su operazioni di restauro tecnico e artistico.
In un contesto in cui Sony continua a valorizzare il proprio catalogo storico attraverso remaster e remake, la gestione del caso Bluepoint appare quantomeno contraddittoria. La domanda posta ai fan, al di là delle intenzioni, ha finito per riaprire una ferita ancora fresca.
Personalmente trovo che questa vicenda racconti molto del momento che sta attraversando PlayStation: una strategia che sembra oscillare tra celebrazione del passato e inseguimento di nuove tendenze, senza una direzione chiaramente leggibile. Se davvero Sony crede nel valore dei suoi classici, allora serve coerenza nelle scelte industriali. Perché chiedere ai fan quali remake desiderano dopo aver chiuso lo studio simbolo di quell’approccio suona meno come coinvolgimento della community e più come un clamoroso errore di sensibilità.