Per Capcom, la difficoltà di Onimusha: Way of the Sword ha raggiunto l'equilibrio desiderato. A sostenerlo è il game director Satoru Nihei, che in un'intervista ha difeso il livello di sfida della versione finale dopo le discussioni nate attorno alla prova precedente al lancio.
Il team sta esaminando i dati delle partite per osservare il comportamento degli utenti durante l'avventura. «Stiamo analizzando i dati che riceviamo dalle persone che giocano», ha spiegato Nihei, «così possiamo vedere dove incontrano difficoltà e come procedono nel gioco». Il giudizio del director si accompagna quindi al monitoraggio dei progressi e degli ostacoli incontrati dai giocatori.
Prima dell'uscita, la versione dimostrativa aveva suscitato valutazioni molto diverse. Il combattimento era stato descritto sia come impegnativo ed esaltante, con paragoni alla serie Nioh, sia come troppo permissivo. Le critiche più nette riguardavano la sensazione che gli scontri richiedessero un intervento limitato da parte del giocatore, fino a dare l'impressione che il sistema facesse quasi tutto da solo.
Uno degli aspetti contestati riguardava in particolare i nemici passivi, che rimanevano fermi in attesa di essere attaccati. Questo comportamento compare anche nel prodotto completo, ma risulta meno marcato rispetto alla prova precedente al debutto. Il passaggio alla versione commerciale ha dunque attenuato uno dei problemi al centro delle prime discussioni.
L'accoglienza critica del gioco completo ha invece premiato soprattutto il combattimento basato sulle parate, accostato a Sekiro e indicato tra i punti di riferimento per questo tipo di azione. Tra gli apprezzamenti figura anche la capacità di sviluppare il genere senza affidarsi alle convenzioni dei soulslike: il fulcro dei giudizi positivi resta la resa degli scontri all'arma bianca.
Sul fronte commerciale, il titolo ha già superato un milione di copie vendute. Le dichiarazioni di Nihei arrivano quindi dopo il debutto e il raggiungimento di questo traguardo, con il team impegnato a osservare come il pubblico affronta concretamente l'avventura.