Nintendo Switch 2 ha superato una delle barriere più importanti dalla sua uscita. Il ricercatore Sammy Hajhamid ha pubblicato ns2jb, quello che descrive come il primo jailbreak software-only della console, compatibile con l’attuale firmware 23.0.1 e capace di andare molto oltre le prime dimostrazioni di semplice esecuzione di codice in userland.
Il risultato è significativo perché non richiede un modchip. Il punto di ingresso passa da SmileBASIC, un software nato per programmare in BASIC, all’interno del quale è stato individuato un integer overflow sfruttabile per leggere e scrivere memoria fuori dai limiti previsti. Da lì, il lavoro si è spostato verso componenti più privilegiati del sistema operativo di Nintendo.
Dal software al controllo dei moduli di sistema
Secondo la documentazione pubblicata dal ricercatore, la catena di exploit riesce a compromettere il modulo fs, responsabile di funzioni legate al file system. Questo passaggio permette di eseguire codice nativo con i permessi dei normali moduli di sistema e di intervenire su componenti molto più sensibili rispetto a un semplice processo utente.
Le possibilità dichiarate comprendono l’avvio di software homebrew, il reverse engineering e la modifica dei giochi, il backup dei salvataggi e l’accesso a gran parte delle periferiche della console. Come dimostrazione è stato modificato Mario Kart World, con personaggi personalizzati inseriti nel gioco; il titolo rimane anche uno dei riferimenti della nostra selezione dei migliori giochi per Nintendo Switch 2.
Nel progetto è stato impiegato anche Codex per l’analisi e la ricerca di vulnerabilità, ma Hajhamid ha precisato che il jailbreak non è nato automaticamente da un singolo prompt. Il lavoro effettivo ha richiesto circa due settimane di intervento diretto, mentre la mod di Mario Kart World è stata realizzata in una giornata come prova delle capacità ottenute.
Un jailbreak importante, ma ancora con limiti netti
ns2jb non equivale ancora a un custom firmware completo. È un jailbreak tethered, quindi non sopravvive al riavvio della console e deve essere eseguito di nuovo. Inoltre, il ricercatore non dichiara un controllo totale del kernel: l’accesso conquistato è molto esteso, ma resta circoscritto alla catena di privilegi descritta e al modulo fs tra quelli integrati.
La distinzione è importante. Il traguardo apre concretamente la strada allo sviluppo di homebrew, strumenti di analisi, mod ed eventualmente emulatori, ma non significa che Switch 2 sia ormai priva di protezioni o che esista già una soluzione semplice e permanente per il pubblico. Il codice di ns2jb è stato reso disponibile, perciò la comunità potrà studiarlo e costruire nuovi strumenti partendo da una base molto più avanzata rispetto agli exploit precedenti.
Per Nintendo comincia ora una nuova fase della sfida. Un aggiornamento potrebbe chiudere uno o più passaggi della catena, mentre la natura software dell’exploit rende prevedibile un confronto rapido tra patch e nuove tecniche. Per gli appassionati di modding, però, il segnale è ormai chiaro: la scena homebrew di Switch 2 ha finalmente un punto di partenza concreto.