Durante MSI 2026 a Daejeon, Chris Greeley, Global Head of LoL Esports presso Riot Games, ha delineato il modo in cui l'azienda sta guardando al futuro competitivo di League of Legends. Il tema più delicato riguarda inevitabilmente Faker, figura centrale dell'intero movimento e simbolo che supera ormai i confini del gioco.
Alla domanda sul giorno in cui Faker si ritirerà, Greeley ha ammesso che Riot non è pronta e probabilmente non lo sarà mai davvero. Il giocatore viene descritto come una figura capace di trascendere lo sport: ha incontrato il primo ministro e il presidente della Corea, e agli ultimi Asian Games era diventato un punto d'attrazione anche per atleti di discipline tradizionali.
La posizione di Riot Games, però, non è quella di legare la sopravvivenza della scena a un solo nome. Greeley considera Faker una presenza non eguagliabile nel breve periodo, ma spera che possa restare collegato all'ecosistema anche dopo la carriera da pro player, magari come proprietario, manager, coach o volto pubblico.
Il futuro di LoL Esports passa anche da una maggiore apertura agli eventi di terze parti. Greeley ha ricordato che nel 2017 Riot aveva chiuso buona parte di quell'ecosistema, puntando sulle partnership regionali, mentre ora sta lasciando più spazio a iniziative come Team Homegrounds, trasferte della LEC, campus takeover della LCS, EWC, ENC e Red Bull League of Its Own.
Sul modello delle leghe chiuse, la linea resta prudente. Secondo Greeley, il sistema introdotto nel 2017 ha dato stabilità ai team, ma ogni regione va valutata in modo diverso. La LEC viene citata come esempio semi-chiuso, anche perché molte organizzazioni attuali sono arrivate dalle ERL, mentre la LCS ha attraversato riduzioni, uscite di brand storici e l'apertura a slot ospiti.
Non ci sarà però un ribaltamento totale nel 2027. Greeley ha chiarito che Riot non sta preparando una rivoluzione improvvisa dell'ecosistema, pur continuando a cercare modi per aprire alcune parti della scena. Il calendario potrebbe diventare ancora più ricco, soprattutto per offrire palcoscenici internazionali anche a squadre e giocatori fuori dal gruppo ristretto dei top team.
Tra le aree ancora in lavorazione ci sono il tier two e i formati competitivi. Riot sta seguendo iniziative come la Asian Development League e vuole far incrociare più spesso gli ecosistemi regionali. Sul fronte delle regole, il fearless draft ha convinto per la profondità strategica aggiunta, mentre le comunicazioni dei coach restano una possibilità da testare con cautela.