Il Codacons accoglie con favore la nuova indagine avviata dall’Antitrust sul settore dei videogiochi e annuncia che, qualora dovessero emergere pratiche illecite, verranno intraprese azioni legali a tutela dei consumatori coinvolti.
L’associazione ricorda come già nel 2020 avesse presentato un esposto che portò l’Antitrust a intervenire contro pratiche scorrette nel mondo dei videogiochi, in particolare quelle considerate dannose per i minori. Un precedente che rafforza l’attenzione sul tema e sottolinea la continuità dell’impegno del Codacons su questo fronte.
Al centro delle preoccupazioni vi sono soprattutto gli acquisti in-game, una pratica giudicata particolarmente insidiosa perché spesso integrata all’interno di videogiochi destinati ai più giovani. Secondo il Codacons, questi meccanismi sarebbero progettati per indurre i bambini a effettuare spese digitali o a spingere i genitori a farlo, facendo leva su grafiche accattivanti e messaggi aggressivi pensati per influenzare il comportamento dei minori.
Un problema che, sottolinea l’associazione, non si limita al solo aspetto economico. L’esposizione costante a queste dinamiche può infatti favorire lo sviluppo di forme di dipendenza dal gioco, soprattutto in una fascia d’età che dispone di strumenti di tutela più limitati rispetto agli adulti.
Proprio per questo motivo, nel caso in cui l’istruttoria dell’Antitrust dovesse confermare la presenza di illeciti, il Codacons ha dichiarato che avvierà azioni risarcitorie a favore di tutti i genitori che hanno acquistato i videogiochi oggetto dell’indagine, con l’obiettivo di tutelare i consumatori e contrastare pratiche ritenute scorrette.
Al di là delle dichiarazioni di principio, resta da capire se questa indagine porterà finalmente a conseguenze concrete o se finirà per essere l’ennesimo richiamo senza reali effetti. Il problema delle microtransazioni invasive nei giochi destinati ai più giovani è sotto gli occhi di tutti da anni, e continuare a far finta che sia un effetto collaterale inevitabile del mercato digitale non è più accettabile. Se davvero si vuole tutelare i consumatori (e soprattutto i minori) questa potrebbe essere l’occasione giusta per passare dalle parole ai fatti.