Halo: Combat Evolved, Grand Theft Auto: Vice City, Call of Duty: Black Ops, Skate 3 e The Simpsons: Hit & Run hanno qualcosa di nuovo in comune: alcuni progetti non ufficiali li stanno facendo girare direttamente in una scheda del browser, senza la tradizionale installazione del gioco sul PC.
Il fenomeno è legato alla decompilazione assistita dall’intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato da Kotaku, nelle ultime settimane sarebbero comparsi centinaia di porting ed emulatori sviluppati con tecniche di “vibe coding”, sfruttando in particolare le capacità di Claude Opus 5.5 nel ricostruire il codice dei giochi.
Operazioni che in passato potevano richiedere mesi di lavoro manuale sembrano così completabili in tempi molto più brevi. Il punto non è soltanto la quantità dei progetti apparsi online, ma la loro qualità: le versioni provate dalla testata statunitense sarebbero risultate sorprendentemente solide.
Il caso più vistoso riguarda The Simpsons: Hit & Run, che avrebbe raggiunto un obiettivo di 240 fps. Ancora più delicata è la situazione di Halo: una delle quattro versioni testate di Combat Evolved includeva server online funzionanti e una latenza contenuta. Il ritorno del primo capitolo della saga aveva già assunto forme inattese, ma questa nuova ondata va oltre una semplice curiosità tecnica.
Una parte del risultato dipende anche dall’età dei titoli coinvolti. Molti arrivano dall’epoca di PS2 e PS3 e furono progettati per hardware con risorse molto inferiori a quelle oggi disponibili persino dentro un browser moderno. L’ostacolo principale non sembra quindi essere più la memoria, bensì la capacità di ricostruire rapidamente il software originale.
È qui che l’IA cambia la scala del problema. Se una procedura di decompilazione può essere lasciata al lavoro per una notte e rifinita con interventi mirati, abbattere un singolo progetto con una diffida potrebbe non bastare. Una nuova versione potrebbe apparire poco dopo, ospitata altrove e realizzata con uno sforzo molto più ridotto rispetto al passato.
Per i publisher si apre dunque un fronte complesso. Microsoft, Take-Two e gli altri titolari dei diritti possono chiedere la rimozione dei porting non autorizzati, ma la velocità con cui questi vengono replicati rischia di trasformare la tutela della proprietà intellettuale in una rincorsa continua.
La stessa tecnologia potrebbe avere applicazioni legittime nella conservazione dei videogiochi, nella ricerca e nel modding. Tuttavia, quando il risultato permette di eseguire in un browser opere commerciali ancora protette, il confine tra preservazione e distribuzione non autorizzata diventa immediatamente centrale.
Questi esperimenti non dimostrano che ogni gioco possa essere convertito con la stessa facilità, né sostituiscono verifiche tecniche indipendenti. Mostrano però che la decompilazione assistita dall’IA sta accelerando, e che l’industria dovrà trovare risposte più rapide di una semplice serie di rimozioni.