Il dibattito sulla sostenibilità dei grandi franchise videoludici nel lungo periodo è diventato uno dei temi più caldi nell'industria del gaming, e ora si aggiunge una voce inaspettata quanto autorevole: Naoki "Yoshi-P" Yoshida, il producer e director di Final Fantasy XIV, uno degli MMORPG più apprezzati degli ultimi anni, ha espresso pubblicamente le sue preoccupazioni sulla capacità della serie Final Fantasy di coinvolgere le nuove generazioni di giocatori.
Le sue parole, rilasciate in un'intervista promozionale, aprono una riflessione profonda su come i lunghi cicli di sviluppo stiano penalizzando la connessione tra franchise storici e pubblico giovane, un problema che riguarda non solo Square Enix ma l'intera industria AAA.
Il contesto in cui Yoshida ha rilasciato queste dichiarazioni è il lancio di Dissidia Duellum Final Fantasy, nuovo capitolo dello spin-off della serie, disponibile da oggi su iOS e Android. .
Durante la promozione del titolo, il producer ha toccato un nervo scoperto: "Mi dispiace dirlo... gli intervalli di uscita tra i nuovi titoli si sono allungati, quindi alcuni giocatori non hanno avuto davvero la possibilità di legarsi alla serie come hanno fatto i fan più vecchi."
Una confessione sorprendente, soprattutto perché arriva attraverso un video promozionale ufficiale di Square Enix stessa.
Yoshida, che ha dichiarato di avere 53 anni e di giocare alla serie fin dal primo Final Fantasy in tempo reale, ha chiarito che il problema non riguarda tanto le differenze nei sistemi di combattimento tra i vari capitoli.
Il nodo centrale è un altro: i giocatori cresciuti negli anni '90 e 2000 hanno avuto accesso a numerosi titoli della serie in un arco temporale relativamente breve, costruendo un legame solido con il franchise.
Le generazioni più giovani, abituate a ritmi di consumo rapidi e a giochi action-based o al multiplayer competitivo online, si trovano invece ad aspettare anni tra un capitolo principale e l'altro.
Il problema del "bloat" della produzione AAA è ben noto agli addetti ai lavori: cicli di sviluppo che si estendono anche oltre i cinque anni, budget gonfiati, team sempre più numerosi e aspettative commerciali altissime rendono sempre più difficile mantenere una cadenza produttiva costante.
Square Enix ha cercato di tamponare il divario con remake, remaster e spin-off — basti pensare al percorso del Final Fantasy VII Remake — ma la divisione generata da Final Fantasy XV e Final Fantasy XVI tra la fanbase storica ha complicato ulteriormente il quadro.
Questi due capitoli recenti, pur apprezzati da segmenti specifici del pubblico, non rappresentano ai occhi di molti fan storici quell'essenza che ha reso celebre il franchise negli anni d'oro. Per chi si approccia per la prima volta alla serie, non costituiscono necessariamente il miglior punto di ingresso.
Il paragone con Pokémon, che mantiene una base di giocatori giovani costantemente rinnovata anche grazie a una frequenza di release ben diversa, rende evidente il gap strategico che Square Enix si trova ad affrontare.
La sfida che Yoshida ha messo sul tavolo non è di poco conto: come si costruisce un nuovo pubblico affezionato quando le finestre di attesa tra un capitolo e l'altro diventano così lunghe da spezzare il filo narrativo e emotivo con il franchise?
La risposta di Square Enix sembra passare proprio attraverso titoli mobile come Dissidia Duellum Final Fantasy, capaci di mantenere viva l'attenzione sulle IP storiche in attesa dei grandi progetti.