NBA 2K Playgrounds 2 Recensione | Il basket caricaturale

Recensione
A cura di Mastelli Speed - 23 Ottobre 2018 - 9:57

Diciamo subito che già il fatto che NBA 2K Playgrounds 2 sia giunto sul mercato è di per sé una notizia. Il titolo sviluppato da Saber Interactive, infatti, ne ha passate un po’ di tutti i colori, tra rinvii e cambi al vertice della produzione. L’arrivo di 2K, la massima autorità cestistica in ambito videoludico, ha portato con sé una ventata di cambiamento che, come vedremo, ha i suoi lati positivi e negativi.

NBA Playgrounds

Un’altra NBA

Per chi non lo sapesse, NBA 2K Playgrounds 2 è il seguito dell’omonimo NBA Playgrounds, titolo che prometteva di rinverdire i fasti dei giochi di basket puramente arcade alla NBA Jam o, ancora meglio, sullo stile dell’immortale Street Jam. Il fulcro del gioco è costituito da partite 2 vs 2 in cui è possibile schierare squadre miste o, più frequentemente, una coppia di giocatori legata a una franchigia NBA ma con atleti appartenenti a ere diverse. Il roster, infatti, accoglie candidati al titolo di MVP come Anthony Davis, ma anche leggende come Allen Iverson, Ray Allen, Larry Bird e altri.

Cominciamo col dire che, parlando delle modalità di gioco, il panorama è più vario rispetto al capitolo precedente. Il nuovo gioco Saber Interactive consente infatti di lanciarsi in classiche partite amichevoli, vivere una stagione NBA, sfidare altri giocatori online e provare la propria abilità nella gara dei tiri da 3. Procediamo con ordine: l’aggiunta al single player più evidente è dunque la Stagione NBA, che consente di scegliere una squadra con l’obiettivo di portarla alla vittoria del titolo. Le stagioni durano solo 15 partite, più un’altra decina di match di playoff.
La vittoria in questa modalità sbloccherà una leggenda della squadra con cui stiamo giocando. In ogni partita il giocatore può decidere di scendere in campo da solo, o di dividere la scena con un altro utente, componendo una squadra che andrà a scontrarsi con la IA. I quattro livelli di difficoltà, a questo proposito, ci sono sembrati ben bilanciati, e in grado di regalare una sfida piacevole.

NBA Playgrounds

Parliamo poi dell’opzione Playgrounds Championships, che consente di lanciarsi in match competitivi e cooperativi con altri utenti. In questa modalità il giocatore viene valutato attraverso un rank, in modo da bilanciare le scelte del matchmaking. Dobbiamo dire che, durante le nostre prove online, il sistema ha funzionato piuttosto bene, visto che le partite sono state sempre equilibrate. Non manca la possibilità, per ultimo, di sfidare un altro utente nella gara del tiro da tre punti, ma in generale questa modalità non ci è sembrata molto incisiva.

Vale la pena sottolineare che anche la sezione dedicata alle partite amichevoli ha un suo senso. In questa modalità, infatti, è possibile avere totale controllo sulla natura dei quattro giocatori che scenderanno in campo, optando ad esempio per uno scontro tra due giocatori umani e una squadra mista, ovvero composta da una IA e un proprio amico.

NBA Playgrounds

Mattonate e pacchianate

Dal punto di vista del gameplay, NBA 2K Playgrounds 2 centra in maniera piuttosto soddisfacente gli obiettivi che un titolo del genere dovrebbe porsi. Le partite sono veloci ma non frenetiche, e le dinamiche di gioco sono impostate in modo che sia i novizi che gli esperti possano divertirsi. Le azioni offensive si basano sulla presenza della classica mezzaluna: ogni tiro o schiacciata, infatti, farà apparire su schermo questo elemento, dotato di un indicatore che il giocatore dovrà fermare al momento opportuno. Ovviamente il tempismo con cui si è chiamati a operare dipende dal tipo di azione, dalla lontananza dal canestro e anche dalla natura del giocatore. Se è vero che in questo gioco anche un lungo vecchia maniera come Jonas Valančiūnas può esibirsi in crossover e trick vari, è anche giusto dire che segnare tiri da 3 è più semplice con Curry che con Shaquille O’Neal.

Riuscire a piazzare una giocata spettacolare è piuttosto semplice: basta avvicinarsi a canestro, essere certi di non aver prosciugato la propria barra dell’energia con scatti e mosse varie, e premere l’apposito pulsante al momento giusto. Allo stesso modo, con un po’ di pratica è possibile esibirsi in alley-oop singoli o coinvolgendo il proprio compagno di squadra.

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Ma non basta: visto che il gioco non si prende troppo sul serio, è possibile spingere i giocatori, tirare delle belle gomitate e cercare di rubare la palla. In generale, dunque, le partite riescono a convincere, e basta poco per esibirsi in belle giocate.
A tutto ciò, poi, si affiancano piacevoli variazioni sul tema rappresentate dai poteri, che verranno distribuiti in maniera casuale dopo aver inanellato una serie di giocate positive. La lista di potenziamenti è piuttosto lunga: si va dal tiro che entra dentro da qualsiasi posizione si scagli la palla, per finire alle aree in cui tirare garantisce un bonus sui punti ottenuti. Il fatto che tutti i poteri siano disponibili per un periodo di tempo definito introduce anche un certo elemento tattico. Se la squadra avversaria ha appena ricevuto un potere temibile, e si ha il possesso della palla, può essere una buona idea rallentare il ritmo, facendo scorrere i secondi nella speranza che gli avversari vengano privati del power-up.

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Giochiamo con le figurine

NBA 2K Playgrounds 2 ha modalità di gioco discretamente longeve e un gameplay per nulla malvagio. A inizio recensione, però, dicevamo che l’arrivo di 2K portava con sé lati positivi e negativi, e qui arriva il capitolo legato alle microtransazioni. Così come nel precedente NBA Playgrounds, anche in questa nuova iterazione della serie i giocatori sono sbloccabili acquistando gli ormai famigerati pacchetti.
Il titolo accoglie il giocatore con alcuni pacchetti omaggio, in cui con un po’ di fortuna è già possibile trovare giocatori decenti: nel nostro caso, ad esempio, abbiamo ottenuto Kyrie Irving e Kevin Durant. Ogni giocatore, e qui apriamo una piccola parentesi, va fatto “livellare” singolarmente, utilizzandolo nelle varie modalità. Solo così le sue abilità miglioreranno, aumentando la possibilità che le sue giocate vadano a buon fine.

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Tornando alle microtransazioni, dobbiamo segnalare che la situazione è piuttosto fastidiosa, ma non così drammatica. I pacchetti acquistabili con valuta ottenibile con denaro reale, chiamata nel gioco Golden Bucks, sono solo di tre tipi. Uno, quello più caro, sblocca la totalità del roster, mentre gli altri due sono ricchi di ammennicoli grafici con i quali agghindare i propri giocatori. Con il pacchetto in vendita a 10 euro (almeno su PlayStation 4) si ottengono 7500 Golden Bucks, ed è possibile sbloccare non solo tutto il roster ma anche comprare un paio di pacchetti dedicati ad abiti ed accessori.
Non stiamo dicendo che il fatto di dover spendere 10 euro in più per poter avere a disposizione tutti i cestisti sia una cosa buona, ma quantomeno si è posto un limite a quanto i giocatori devono spendere per poter giocare con il roster completo. È molto grave, però, che si debba pagare per sbloccare rose in cui mancano alcune stelle del passato (Reggie Miller, dove sei?), ma che soprattutto includono cestiti nelle squadre sbagliate. Non capiamo, almeno nel momento in cui scriviamo, perché Demar DeRozan sia correttamente agli Spurs, mentre Cousins sia ancora ai Pelicans.

Se si sceglie di non spendere soldi veri, allora si deve grindare, e in questo caso dobbiamo parlare dei pacchetti Oro, Argento e Bronzo, acquistabili con i Baller Bucks, valuta ottenibile esclusivamente giocando. Dobbiamo dire che per ottenere 5000 Baller Bucks, la quantità necessaria a comprare il pacchetto con la più alta possibilità di ottenere con i migliori atleti, abbiamo impiegato un paio d’ore, e al nostro primo tentativo abbiamo ricevuto Kobe Bryant, non proprio l’ultimo arrivato. Esiste poi una terza alternativa, che è quella di sbloccare singolarmente il proprio giocatore preferito, sborsando 10.000 Baller Bucks: in questo specifico caso, il prezzo probabilmente è un po’ troppo elevato.

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Caricature sfiziose

Concludiamo con una breve analisi dei comparti video e audio. Quest’ultimo propone un commento alle partite in inglese piuttosto trascurabile, ma soprattutto una malefica musichetta di sottofondo nei menu che da un po’ di giorni non riusciamo più a toglierci dalla testa.
Per quanto riguarda il comparto grafico, la realizzazione dei giocatori è legata a uno stile caricaturale che, a seconda dei casi, restituisce copie molto fedeli all’originale, o controparti non molto riconoscibili. Jeff Teague, tanto per dirne uno, non ci pare abbia quella faccia.

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I campi da gioco, invece, si segnalano per un buon livello degli elementi di contorno, e una realizzazione complessiva gradevole. Oltre all’arena utilizzata durante le partite di stagione NBA, infatti, si potrà giocare in campi posti nelle aree più famose di città come San Francisco, Washington e Los Angeles.

+ Gameplay piacevole
+ Discreta varietà di modalità online e offline
- Dover pagare per poter utilizzare tutti i giocatori è fastidioso, doverlo fare per sbloccare un roster con imprecisioni lo è ancora di più

7.3

Per larghi tratti della nostra prova NBA 2K Playgrounds 2 si è rivelato un titolo piacevole, pensato in maniera coerente. Il gameplay è accessibile ma profondo quanto basta per dar modo ai giocatori più motivati di esibirsi in azioni spettacolari. Le modalità non sono tantissime, ma si rivelano snelle e garantiscono una buona scelta, specie per quanto riguarda la varietà di opzioni online e offline. In un titolo che dovrebbe fare dell’amore per l’NBA un suo punto di forza, però, stonano parecchio le imprecisioni nel roster delle varie squadre, che speriamo vengano corrette presto. Il fatto che si debba pagare per sbloccare totalmente squadre con pochi giocatori, o con atleti messi al posto sbagliato, fa alzare più di un sopracciglio.




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