Ministry of Broadcast, il videogioco secondo Orwell – Recensione

Ministry of Broadcast è un viaggio dove si prende parte a un folle e grottesco show televisivo istituito dal regime; bisogna sporcarsi le mani e fare il possibile per raggiungere la vittoria e ricongiungersi con la propria amata.

Recensione
A cura di Marino Puntorieri - 18 Febbraio 2020 - 10:18

Se è vero che nella letteratura le rappresentazioni distopiche della realtà hanno avuto largo consenso e proliferazione, risulta difficile poter dire lo stesso in ambito videoludico. Non neghiamo l’esistenza di esempi più o meno riusciti in grado di pescare da queste tematiche sul lato narrativo, sia ben chiaro, semplicemente bisogna prendere atto di quanto possa essere complesso per un team di sviluppo trasportare le stesse minuziose e profonde descrizioni cartacee sull’argomento in uno schermo interattivo, favorendo al contempo il coinvolgimento del videogiocatore stesso. Obiettivo che si sono posti fin dal principio i ragazzi di Ministry of Broadcast Studio con il loro omonimo progetto fresco fresco di pubblicazione su PC dopo due anni di duro lavoro – in attesa delle versioni Nintendo Switch e PlayStation 4, pronte in un secondo momento a rimpinguare le vendite su più fronti.

Parliamo di un progetto tanto semplice nella forma quanto intenso e profondo nella sostanza, capace di convincerci sotto molteplici punti di vista. Ma andiamo con ordine.

Ministry of Broadcast, il videogioco secondo Orwell – Recensione

Ministry of Broadcast is watching you

Per chi ancora non sapesse di cosa stessimo parlando, Ministry of Broadcast è un platform in 2D che unisce meccaniche più classiche e rivisitate in un mondo che strizza fortemente l’occhio a 1984 di George Orwell, opera fantascientifica di fine anni ’40 che aveva fatto proprio della stratificazione politica e sociale su base distopica il suo punto di forza.

Il protagonista che andiamo a impersonare non ha una precisa identità, e non è nemmeno così facilmente riconoscibile rispetto agli altri personaggi che compaiono più e più volte su schermo – non fosse per un ciuffo voluminoso color arancione – ma ha scelto di prendere parte a un crudele reality show per ricongiungersi alla sua dolce metà. Il tutto avviene, ovviamente, in un paese soggiogato da un governo totalitario che controlla 24/7 la vita della popolazione, e la divide con un imponente muro simbolo del regime stesso, e che il protagonista è disposto a superare utilizzando qualsiasi mezzo.

Ministry of Broadcast, il videogioco secondo Orwell – Recensione

Fin dal primo istante nel quale si comincia l’avventura, la storia che si va a ramificare, per quanto solo discreta per longevità e completabile in cinque ore scarse, risulta incalzante e convincente minuto dopo minuto. Alla linearità e sequenzialità delle vicende vissute in Ministry of Broadcast si contrappone un mondo di gioco solo all’apparenza banale, ricco invece di riferimenti e minuzie che arricchiscono la storia nel suo insieme e rinvigoriscono la formula narrativa dell’opera.

Cominciando dalle regole e pratiche del regime per sostenitori e oppositori, passando le interazioni tra gli altri abitanti, senza dimenticare l’evoluzione psicologica del protagonista, obbligato a sporcarsi più e più volte le mani per superare l’ostacolo di turno: ci saranno più momenti dove il giocatore si sentirà in dovere di prendere una breve pausa riflessiva su quanto ha appena visto.

Abbiamo già accennato alla durata effettiva della storia, ma andando più nello specifico (senza spoilerare), parliamo di un’esperienza dove il protagonista vive in successione cinque giornate contornate da controlli di routine all’interno di strutture di sorveglianza di massima sicurezza e scenari pieni di trappole e situazioni al limite della sopportazione psicologica. Lo stress accumulato, giorno dopo giorno, viene tenuto sotto stretta osservazione, ma il cambiamento del protagonista è evidente, soprattutto considerando l’obbligo di sacrificare qualunque innocente per raggiungere il proprio amore. Azioni enfatizzate dalla presenza di un corvo che svolge la funzione (apprezzatissima) di Grillo Parlante, in versione più eccentrica e sadica.

Ministry of Broadcast, il videogioco secondo Orwell – Recensione

Siamo impegnati in un gioco che non possiamo vincere

Pad alla mano, il gameplay di Ministry of Broadcast mescola sapientemente meccaniche che attingono dai platform a scorrimento come Prince of Persia (quello del 1989), con alcune trovate ben congegnate per spezzare il rischio legato alla ripetitività. Bisogna apprezzare il lavoro degli sviluppatori sul piano del level design, con trappole e schemi di risoluzione ben studiati per non diventare quasi mai fastidiosi.

Bisogna però ammettere come, da un lato, i comandi risultino tanto semplici nell’apprendimento, riscontrando, dall’altro, una sbilanciata risposta durante le fasi più concitate; il nostro protagonista non è proprio un campione di agilità e anche solo le sessioni di fuga rischiano di sfociare in un vortice di trial and error quasi ossessivo e capace di portare la pazienza al limite. Peccato, perché sotto questo punto di vista ci saremmo aspettati un poco di accortezza ulteriore per evitare al giocatore le ripetizioni per cogliere il giusto punto dove saltare o arrampicarsi senza andare incontro a morte certa.

Ministry of Broadcast, il videogioco secondo Orwell – Recensione

Come già accennato, il nostro amico dal ciuffo arancione non potrà compiere chissà che azioni e, oltre alla corsa o l’eventuale salto, potrà spostare determinati oggetti in sezioni ben delimitate per cercare di continuare la missione. Il tutto, solo per cercare magari di ingannare qualche guardia un po’ troppo sbruffona o per approfittare degli ignari colleghi per creare una via di fuga; capita più volte ad esempio di sfruttare questi ultimi come vere e proprie passerelle in mezzo agli spuntoni per permetterci di superarli incolumi.

Avremmo preferito avere un po’ più di scelta sulle azioni da compiere, giusto per rappresentare su schermo i dubbi che possono manifestarsi man mano nella nostra mente, ma dobbiamo accontentarci di azioni che estremizzano il concetto di sacrificio.

Ministry of Broadcast, il videogioco secondo Orwell – Recensione

Lo stile di Ministry of Broadcast è ben studiato per attirare subito l’attenzione, la pixel art è stata ben implementata per dare leggerezza ai personaggi, nonostante le tematiche toccate, e far risaltare i pochi, ma curati, scorci che si palesano alle nostre spalle. Incalzanti anche le musiche che ci accompagnano durante le peripezie e che ben enfatizzano le varie situazioni in gioco; più calme e di contorno durante l’esplorazione, più ritmate e persistenti durante i momenti clou.

Ultimo, ma non per importanza, ci teniamo a ricordare che nel momento della recensione i sottotitoli in italiano non erano ancora presenti, ma gli sviluppatori hanno promesso di inserirli al più presto tramite patch apposita.

+ Esperienza intensa sul piano della narrazione...
+ Pixel art ben integrata
+ Gameplay classico per il genere, ma mai banale
- ...ma avremmo preferito durasse un po' di più.
- I comandi non sempre precisi causano frustrazione durante le sequenza più frenetiche.

7.8

Ministry of Broadcast è una buona esperienza, capace di coinvolgere il videogiocatore dall’inizio alla fine grazie a finezze narrative di impatto. Il gameplay da platform vecchia scuola rappresenta un pretesto ulteriore per cimentarsi nella breve avventura di “Mr Orange”, cercando di superare a qualsiasi costo ogni ostacolo.

Peccato per alcuni scivoloni sul lato della responsività dei comandi, soprattutto nelle scene più concitate, che obbligano il videogiocatore ad armarsi di pazienza e tentare più e più volte la sorte in alcuni punti specifici. Tutto sommato, però, siamo arrivati soddisfatti ai titoli di coda e non possiamo che sperare in un progetto futuro che riesca a osare ulteriormente, trattando ulteriormente tematiche e situazioni qui solo scalfite nella superficie.




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