RECENSIONE 5 min

MADiSON | Recensione – Possessioni e orrori di famiglia

MADiSON parte subito alla grande, ma talvolta incespica in modo assolutamente inaspettato. Vediamolo nel dettaglio nella nostra recensione.

Sviluppato principalmente da appena due persone in un periodo lungo cinque anni, MADiSON è uno di quegli horror che avevamo già adocchiato da tempo per la sua capacità di incuriosire e sedurre nonostante ricalcasse l’estetica e le dinamiche tipiche di un filone ben preciso e molto abusato nel genere.

MADiSON

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, SWITCH, XSX
Genere:
survival-horror
Data di uscita:
8 Luglio 2022
Sviluppatore:
Bloodious Games
Distributore:
Bloodious Games

Parliamo di quella scia lunga nata dagli indie post-PT, trailer giocabile che ha di fatto influenzato una folta schiera di videogiochi che da quel punto di partenza hanno elaborato sistemi di gioco e trame che potessero dare una fisionomia chiara alle opere, fin lì sin troppo somiglianti tra loro.

Sebbene siano evidenti i punti di contatto con un’altra sorpresa da non sottovalutare, ossia quel Visage che ha anche deliziato gli abbonati al Game Pass (trovate su Amazon diversi tagli di abbonamento), MADiSON dimostra di avere una sua distinta personalità, soprattutto per come presenta la sua storia di terrore e per la capacità di proporre con buon successo enigmi mai scontati.

MADiSON, la storia

La storia di MADiSON si apre nel più terrorizzante dei modi: il protagonista si trova confinato in una stanza mentre il padre batte con insistenza contro la porta, tra epiteti e richieste disperate, accuse e la crescente consapevolezza da parte del giocatore che qualcosa di terribile sia accaduto all’interno di quella casa.

Subito dopo aver trovato il modo per infilarsi all’interno di un’intercapedine per fuggire via, il nostro alter ego prende coscienza che il suo diario si è riempito di schizzi deliranti e raccapriccianti che lui stesso rifiuta di aver disegnato.

Una delle scene più inquietanti e disturbanti del gioco.

Da quanto si apprende nelle battute iniziali, capaci con grande stile di introdurre le premesse della trama facendo serpeggiare un malessere che passa dai soliloqui alle registrazioni shockanti in cassetta, fino ad arrivare a una narrativa ambientale che rende efficace e squassante la vicenda senza troppi giri di parole, in quell’appartamento si sono consumati una serie di omicidi.

L’assassina, ritrovata in tempo e uccisa tempestivamente dalla polizia, aveva già massacrato, smembrato e fotografato quattro delle sette vittime previste da un rituale che aveva deciso di allestire e portare a termine fino alla fine.

MADiSON parte dunque da questo dato di fatto per trasferire il disagio direttamente al giocatore, che attraverso il protagonista Luca, apparentemente vittima di una possessione demoniaca progressiva e ineluttabile, fungerà da tramite per soddisfare le richieste dell’entità a cui manca metà dell’opera per ottenere ciò che desidera.

Tuttavia la narrazione non è mai così scontata, perché serpeggerà con costanza il dubbio che qualcosa non vada nella testa del nostro alter ego, e che le suggestioni, assieme alle crudeltà del passato e ai torbidi segreti di famiglia, stiano alterando con prepotenza le percezioni del giovane ormai alla completa deriva.

BLOODIOUS GAMES riesce a danzare su questo filo sottile per buona parte dell’avventura, completamente sottotitolata in italiano e completabile in circa sei ore, fino a quando la coda un po’ confusionaria e alcune debolezze nelle parte centrale mettono un po’ in discussione alcune delle buone trovate sin lì ben confezionate.

A circa metà del gioco, oltretutto, MADiSON propone un agglomerato di dedali e spinge sin troppo su jumpscare gratuiti, che abbiamo gradito davvero poco. Lo diciamo perché il gioco in realtà non ne aveva assolutamente bisogno, se si considera la grandissima atmosfera di insidia costante e ansia opprimente che era riuscito a creare sin da subito.

Questo non significa che il terrore sia banalizzato da spaventi estemporanei che avrete già dimenticato l’attimo successivo al parossismo, ma che in qualche modo la scelta più banale abbia preso piede proprio quando la storia e l’atmosfera si facevano più destabilizzanti, bastando da sole per costruire la tensione.

Poco male, perché sono molte le cose che MADiSON fa per bene, non gettando mai alle ortiche ciò che di diritto aumenta il valore dell’opera. Certo, non siamo sull’eccellenza e alcuni limiti – per lo meno a tratti – sono evidenti a più riprese, ma si tratta di uno di quei pochi horror in grado di spingervi fino in fondo per sciogliere il garbuglio e arrivare infine alla verità, che in definitiva non risulterà per nulla telefonata.

La vostra macchina fotografica non potrà far nulla contro le apparizioni... O forse sì?

Gameplay

Con MADiSON non si sfocia troppo sui territori del walking simulator, e al di là di una struttura che spinge comunque all’esplorazione continua delle stanze, l’avventura non è mai completamente poco interattiva.

Al contrario, avrete delle casseforti che fungono da bauli à la Resident Evil per conservare gli oggetti (nell’inventario il limite massimo è di otto unità), utili in particolar modo per venire a capo dei numerosi enigmi che vi sbarreranno la strada. Le soluzioni non sono mai scontate, e la difficoltà media dei puzzle aumenterà nel momento in cui sarete costretti a utilizzare la misteriosa macchina fotografica, che è il punto di contatto tra il mondo reale e quello spiritico.

Il suo funzionamento non somiglia a quello visto ad esempio in Fobia – St. Dinfna Hotel, dove attraverso l’obiettivo si svelavano zone altrimenti invisibili a occhio nudo.

In MADiSON scattare delle foto a dei punti specifici o a degli oggetti importanti ha di fatto un effetto immediato, che cambia a seconda di ciò che il gioco prevederà per quella specifica sezione. Talvolta non è chiarissimo dove e quando usarla, ma una volta assimilate le dinamiche di gioco, tenderete a smettere di fotografare qualunque cosa solo per azzeccare lo scatto fortunato.

L'atmosfera è l'ultima cosa che manca a MADiSON.

La presenza degli enigmi dislocati in più aree e l’uso della macchina fotografica aggiungono una nuova dimensione alla risoluzione degli stessi, dimostrando come il superamento di certe sezioni richiede anche un po’ di pensiero laterale.

Sebbene ci siano dei momenti in cui non sia chiarissimo come avanzare, un po’ di backtracking spazzerà via i dubbi su quale sia la strada da seguire e cosa manchi effettivamente per dare una sferzata alla conduzione di gioco, che sperimenta a tratti con alcuni deliri legati al paranormale.

MADiSON manca talvolta di coesione, e l’impressione è che lo sviluppo a compartimenti stagni sia privo a volte di quel collante utile a rendere l’avventura più solida e organica. Lo si nota in particolar modo quando si dovranno compiere dei salti temporali e quando, nel finale, cambierà la fisionomia della casa per dar vita a una sezione che a nostro avviso è una delle peggiori assieme a quella centrale dei labirinti multipli.

Ed è francamente un peccato, perché proprio la trama secondaria che chiude infine l’intera storia aveva un enorme potenziale che è rimasto solo in parte espresso.

Ciò nonostante, MADiSON funziona dall’inizio alla fine e, al di là di qualche singulto che ammorbidisce il ritmo e lo sconquassa un po’ troppo, si configura come un buon horror semplicemente perfetto per questa torrida estate.

Visto il lotto di giochi a tema che hanno aggredito il mercato negli ultimi mesi, gli amanti dei survival horror non hanno di che lamentarsi, soprattutto in virtù del fatto che le produzioni minori hanno dimostrato di possedere una qualità tutto sommato invidiabile, accompagnata sempre da soluzioni di gioco sperimentali e ben inserite nel contesto dell’opera.

Tecnicamente MADiSON si difende bene, è stato sviluppato tramite Unity e non ha mai avuto durante la nostra prova alcun tipo di flessione legata alla fluidità, né siamo mai incappati in bug o glitch. Da questo punto di vista, il gioco è piuttosto pulito e non si evidenziano difetti marchiani.

Anche la modellazione poligonale è pienamente nella media delle produzioni di simile tenore, mentre artisticamente la preponderanza dei toni scuri, assieme a una apprezzabile realizzazione di mobilia e architetture interne, concorrono a creare degli scenari da incubo che siamo sicuri incontreranno il favore degli estimatori del genere.

Versione testata: PC

7,7

MADiSON

Piattaforme: pc, ps4, ps5, switch, xsx
MADiSON è uno degli horror indie più riusciti dell'ultimo periodo, e sebbene non riesca a raggiungere la stessa qualità di Visage, propone soluzioni sempre efficaci e puzzle per nulla banali. Dalla seconda parte in poi abusa un po' troppo di jumpscare non necessari, e presenta inoltre un paio di sezioni non esattamente convincenti. Tuttavia, il lungo lavoro degli sviluppatori (durato un lustro) ha dato vita a un frutto malevolo e succoso, dove le suggestioni del paranormale e le più torbide conseguenze della malignità che alberga in noi si uniscono in una trama che ci ha trascinati e incuriositi dall'inizio alla fine.

Pro

  • Grandissima atmosfera
  • Soprattutto nella prima metà, la trama è davvero in grado di tirarvi dentro nel migliore dei modi
  • Ottimi enigmi...

Contro

  • ... Ma talvolta non è immediato capire quando usare la macchina fotografica
  • Dalla seconda metà in poi il gioco fa un uso gratuito e non necessario di jumpscare
  • Un paio di sezioni convincono decisamente meno
7,7