L’autore di A Way Out ci racconta il suo nuovo gioco (rigorosamente a modo suo)

Josef Fares, autore di A Way Out celebre per la sua personalità pittoresca esibita ai The Game Awards, presenta il suo prossimo gioco con altrettanta vivacità

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A cura di Stefania Tahva Sperandio - 27 Giugno 2019 - 14:56

Josef Fares è diventato una vera e propria icona del mondo dei videogiochi da quando, ai The Game Awards, presentò in modo decisamente colorito il suo progetto A Way Out, tessendo le lodi degli oscar dei videogiochi, con un’invettiva contro quelli del cinema e con un apprezzamento a Electronic Arts che si è sempre comportata bene nei confronti del piccolo studio Hazelight.

Con la consueta vivacità, l’autore è intervenuto al GameLab di Barcellona per parlare del suo prossimo progetto, ancora senza titolo, che ha descritto in modo… originale.

Il nuovo gioco di Hazelight? Vi fo**erà

Non potevamo che aspettarci dichiarazioni vivaci da Fares – e così è stato. In merito alla natura del suo prossimo titolo, il papà di A Way Out assicura che «vi fo**erà. Vi fo**erà ogni trenta minuti». Il che suona inquietantemente a metà tra la minaccia e la promessa, quando Fares precisa che parla di “mindfuck“, ossia del fatto che il gioco punterà a sconvolgerci con ribaltamenti importanti.

Fares ha dichiarato:

Sarà un gioco con una storia e in qualche modo ricorderà A Way OutBrothers: A Tale of Two Sons, anche se in modo diverso. Ti ritroverai ad essere fo**uto. Mi piace l’idea che il giocatore non sappia cosa sta succedendo, come se si trovasse sulle montagne russe. Voglio che i giocatori pensino ‘cosa succederà ora?’. Soprattutto in merito ai finali, il prossimo gioco ci punterà molto. È per questo che chiamo tutto questo mindfuck, è un bell’approccio, un bel motto, sai?

L’autore di A Way Out ci racconta il suo nuovo gioco (rigorosamente a modo suo)

Fares non si è sbilanciato molto in merito agli aspetti legati a meccaniche ed eventuale (probabile) co-op. Ha però promesso che rimarremo… colpiti:

Il prossimo gioco sarà fuori di testa, dal punto di vista delle meccaniche. Dio, sarà impossibile stancarsi del prossimo gioco! Continuerete a dirvi ‘ma che ca**o!’. Andrà proprio così, vi ritroverete a essere fo**uti. Sarete fo**uti ogni trenta minuti.

Sull’aspetto della cooperativa, Fares è molto affascinato dall’idea di far vivere ai giocatori un’esperienza da condividere con qualcuno che hanno accanto. Dopotutto, i film li guardiamo spesso insieme a qualcuno, perché non fare lo stesso con il vivere i videogiochi?

Fares ha spiegato:

Penso che ci sia un grande potenziale nel raccontare delle belle storie per più di una persona. Se vedi i film, ad esempio, li guardiamo insieme a qualcuno, viviamo quelle storie insieme. Penso che i giochi multiplayer con una storia siano sottovalutati. Penso che ci siamo moltissimo potenziale ed è un potenziale che mi piacerebbe esplorare.

Ma perché A Way Out non ha vinto il GOTY?

Nel corso del suo intervento, Fares ha parlato con la consueta franchezza anche del suo A Way Out, che ha apprezzato particolarmente, al punto da chiedersi perché la critica non gli abbia dato qualche premio di Gioco dell’Anno.

Il papà del gioco ha dichiarato:

È impossibile che a qualcuno possa non piacere A Way Out. È impossibile! Sono stupito che non abbia vinto dei GOTY di qua e di là. Mi rendo conto che aveva bisogno di essere affinato meglio, molti membri del nostro team erano stagisti. Capisco che delle persone comparino il nostro gioco a Uncharted, ma questo in un certo senso è follia. Non siamo così raffinati nella realizzazione e il gameplay non è necessariamente ‘boom’. Ma, in generale, quello che fa A Way Out è totalmente unico.

L’autore di A Way Out ci racconta il suo nuovo gioco (rigorosamente a modo suo)

Fares ha anche assicurato che, nonostante la sua personalità, la nascita di un videogioco è sempre una questione di lavoro di squadra – con una o due persone che spingono le altre a dare il meglio. Lui è ovviamente tra queste, che cercano di portare a compimento una visione, e aggiunge: «EA lo sa, sanno che non possono controllarmi». Una sensazione che avevamo avuto anche noi fin da tempi non sospetti e che avevamo letto nello sguardo di Geoff Keighley mentre assisteva indifeso al monologo di Fares in diretta mondiale.

Fonte: Rock, Paper, Shotgun




TAG: a way out, hazelight, josef fares

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