La vostra faccia vale davvero 5 dollari? – Le novità tech e social

Vediamo le novità dai mondi social e della tecnologia, dalle polemiche legate al face scan di Google al caso Netflix in Italia

SPAZIO TECH
A cura di Stefania Tahva Sperandio - 8 Ottobre 2019 - 10:23

Non sono mancati, anche questa settimana, gli argomenti per SpazioTech, la nostra abituale rubrica che chiacchiera con voi degli argomenti del momento arrivati dai mondi tech e social. In particolare, in questi giorni stanno tenendo banco le polemiche che stanno circondando Google per lo studio rivelato la scorsa estate, che parlò dell’acquisizione delle facce dei passanti in cambio di $5. A quanto pare, non tutto sarebbe andato come detto nel primo momento – e ci saranno gli approfondimenti del caso.

Vediamo comunque tutte le novità più chiacchierate di questi giorni, che comprendono anche il rapporto tra Instagram e la realtà aumentata e le novità in tema Microsoft Surface.

Lavori in corso per WhatsApp versione dark

Continuano, in questi giorni, i lavori per la versione dark di WhatsApp. L’applicazione di messaggistica più usata al mondo, infatti, sta vedendo i test per una interfaccia ideale da utilizzarsi soprattutto negli ambienti con scarsa luce – come già accade per molte altre app che vantano una dark mode. Il sito specializzato WABetaInfo ha diffuso alcune nuove immagini, provenienti dalla build 2.19.282 della beta, che mostrano quella che dovrebbe essere l’interfaccia, almeno secondo i cambiamenti apportati al momento, per WhatsApp in versione scura.

Bisognerà comunque vedere quando questa interfaccia, con le ultime novità viste nella beta, sarà lanciata anche per gli utenti che non prendono parte ai test di WhatsApp. Non mancheremo di farvelo sapere sulle nostre pagine tech, appena sarà reso noto.

L’indagine su Netflix e il buco normativo

Nei giorni scorsi si è fatto un gran parlare anche del fatto che, in Italia, sia stato aperto un fascicolo di indagine a carico di Netflix, per un motivo estremamente semplice: il servizio principe dello streaming non paga le tasse al Belpaese. L’accusa mossa dalla Guardia di Finanza è quella di mancata dichiarazione dei redditi, ma andando a sfogliare le leggi a cui si fa riferimento, appare in effetti la necessità di comprendere come la normativa agirà in questi casi, da qui in futuro.

Netflix, infatti, commercia contenuti digitali in Italia, ma non ha alcuna sede fisica, né persone di riferimento, per il nostro mercato. Per poter essere considerata stabile organizzazione – e di conseguenza dichiarare i suoi redditi al nostro Paese – la compagnia dovrebbe invece avere un punto di riferimento, che sia un edificio o un rappresentante, per l’Italia, ma l’unica sede europea di Netflix è sita in Olanda.

netflix

Quando sta venendo verificato dalle autorità ha così a che fare con una novità: si potrebbero ritenere, infatti, le strutture utilizzate per il trasferimento di dati (dati che, come sappiamo, sono la merce commerciata da Netflix) come manifestazione fisica della compagnia. In questo caso, si riconoscerebbe la presenza fisica di Netflix in Italia, sottraendosi così al buco attuale per cui il servizio, che punta a raggiungere presto i due milioni di abbonati nello Stivale, non rientrerebbe nelle normativa presenti.

Il futuro è nello shopping in realtà aumentata?

Diciamo la verità: siamo tutti un po’ affascinati dalla realtà aumentata. La possibilità di vedere una sorta di pellicola di immagini digitali appiccicarsi alla realtà davanti ai nostri occhi ha un che di meraviglia e alcuni brand stanno pensando di sfruttare proprio quell’effetto meraviglia per portarci a comprare i loro prodotti. La notizia è legata a Instagram, con il social network basato su Storie e immagini che punta ora anche sulla collaborazione con alcuni brand di make-up e di moda per occhiali, che vi consentiranno di provare direttamente sull’app i loro prodotti, applicandoli alla vostra faccia o indossandoli.

La vostra faccia vale davvero 5 dollari? – Le novità tech e social

Potrete anche decidere di condividere la vostra immagine mentre indossate un prodotto in AR su una Storia, in maniera tale che anche i vostri contatti possano vederla e scoprire di che prodotto si tratta. In modo ludico, insomma, sarà possibile provare dei prodotti prima di comprarli, oltre che far loro da modelli nella vetrina digitale rappresentata dal nostro profilo.

Pieghevole sì, ma con la cerniera: l’idea di Microsoft Surface

Mentre tutti corrono verso la direzione dei display pieghevoli, Microsoft ha deciso di fare le cose a modo suo, con i due nuovi Surface. Nei giorni scorsi, infatti, il gigante di Redmond ha presentato Microsoft Surface NeoMicrosoft Surface Dui, un tablet e una sorta di smartphone (Microsoft ha bandito l’uso di questa parola, per ora, ndr) che conteranno entrambi su due display affiancati in un corpo unico, uniti da una cerniera flessibile che consentirà di estenderli o piegarli secondo la necessità.

Nel caso del tablet, parliamo di un terminale capace di trasformarsi in un vero e proprio laptop, complice la tastiera che è possibile collegarvi e il fatto che secondo touchscreen possa fare da touchpad. Nel caso dello “smartphone”, la curiosità risiede anche e soprattutto nel fatto che non monterà Windows 10 come il fratello maggiore, ma Android.

Rimane da capire quando vedremo questi prodotti sul mercato e a quali prezzi, ma è interessante notare come Microsoft abbia dato una sua personale interpretazione al ritorno dei device a “conchiglia”.

Questione di facce

Lo scorso mese di luglio, Google venne investita da numerose polemiche, legate al fatto che dei suoi rappresentanti avrebbero fermato dei passanti per strada, negli Stati Uniti, chiedendo loro di poter acquisire il loro face scan in cambio di $5. In sintesi, molti sono giunti alla conclusione che con $5 il gigante di Mountain View stava acquisendo un dato sensibile come il tracciamento facciale degli individui – che doveva servire a migliorare le sue tecnologie per i futuri Google Pixel.

In questi giorni, però, degli ex dipendenti di Randstad, che si sarebbe occupata dello scanning per conto di Google, hanno rivelato che non tutto sarebbe andato esattamente rose e fiori. Secondo le loro testimonianze, raccolta da New York Daily, sarebbero stati incoraggiati a essere insistenti e a mentire sugli intenti della loro richiesta. In alcuni casi, non avrebbero nemmeno rivelato alle persone che lo smartphone che gli facevano provare per qualche minuto stava acquisendo il loro volto, limitandosi a dire loro che dovevano semplicemente provare un’app per ottenere in cambio i soldi.

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Ad aggiungere ulteriore benzina sul fuoco è il fatto che questi ex dipendenti testimonino di essere stati spinti soprattutto ad acquisire volti di senzatetto e persone di colore, che secondo quanto gli veniva indicato erano quelle meno inclini a creare problemi.

Di fronte a queste nuove polemiche, Google ha fatto sapere di aver acquisito solo i dati di persone che hanno accettato spontaneamente di lasciar scansionare il loro volto. Randstad, invece, ribadisce che i suoi dipendenti siano stati spinti a mentire e a raggirare le persone, pur di raggiungere l’obiettivo, proprio da Google. A questo punto, la compagnia di Mountain View ha annunciato che farà le verifiche del caso, ma che ne sarà dei volti acquisiti, se dovesse venire confermato che le persone sono state raggirate?

Il futuro passa attraverso il face scan, considerando che ormai utilizziamo il nostro volto anche per pagare, come vera e propria firma, o per sbloccare il nostro smartphone. Cosa succede, però, se questo volto viene scansionato digitalmente da qualcun altro senza il nostro esplicito consenso? È la polemica sollevata dal caso legato a Google, sul quale la compagnia ha annunciato che vuole comunque indagare. Vedremo se ne sapremo di più nelle prossime settimane.




TAG: google, microsoft surface, spazio tech