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La storia di Pokémon, parte 2 : la seconda generazione – Speciale

The Johto Journeys

Benvenuti al secondo episodio dedicato alla storia di Pokémon; in questa rubrica, andremo a ritroso nel tempo allo scopo di (ri)scoprire i titoli che hanno caratterizzato la storia del franchise. Seguiremo soltanto gli episodi principali, lasciando momentaneamente da parte remake e spin-off. Oggi, ovviamente, è il turno della seconda generazione di mostriciattoli, nativi della regione di Johto. Siete pronti a tornare ancora una volta nel laboratorio del professor Elm? Potrebbe avere qualcosa di molto importante da dirvi.

Il viaggio è solo all’inizio

Stando alle dichiarazioni degli sviluppatori, i lavori su quelli che sarebbero diventati Pokémon Oro & Argento cominciarono subito dopo il rilascio di Rosso e Blu. I piani iniziali prevedevano di lanciare i nuovi titoli nel 1998, in contemporanea con la prima stagione dell’anime. Game Freak dovette però rivedere i propri calcoli: il successo inaspettato della serie aveva portato alla realizzazione di spin-off come Pokémon Stadium, che avevano coinvolto parte del team, ed anche il lavoro di conversione dei primi capitoli per l’Occidente si rivelò più lungo del previsto. Non aiutava il fatto che il team al lavoro su Oro & Argento contasse solamente su quattro persone.

Ciò nonostante, i lavori procedettero serrati, e finalmente nel 1997 i nuovi capitoli vennero mostrati al mondo. Fin da subito, Game Freak e Nintendo misero in chiaro che non si trattava di un semplice update delle versioni originali, come nel caso di Pokémon Giallo; questi nuovi episodi avrebbero avuto infatti una nuova storia, una nuova regione da esplorare e nuovi Pokémon da catturare. Alla fine, il lancio avvenne con un anno di ritardo rispetto al previsto: Pokémon Oro & Argento vennero rilasciati nell’autunno del 1998 in Giappone. In Europa sarebbero arrivati praticamente un anno e mezzo dopo, nella primavera del 2001, alle porte del lancio di Game Boy Advance.

Nonostante l’imminente arrivo del nuovo gioiellino a 32-bit, Nintendo e Game Freak puntarono sul Game Boy Color, una console dal ciclo vitale inusualmente breve, per ospitare Oro & Argento; a dire il vero, i titoli erano compatibili anche con il primo Game Boy, ovviamente al costo di una resa grafica nettamente inferiore. Nonostante il Game Boy Color non si discostasse enormemente nello specifiche dal suo predecessore, l’emozione di poter finalmente vedere i propri Pokémon a colori era comunque un progresso tecnico abbastanza grande da suscitare palpitazioni nei giovani allenatori dell’epoca. Estetica a parte, però, cosa portavano con sé queste nuove avventure?

Gira, gira il mondo, lancia la tua sfera

Come detto nel precedente paragrafo, Oro & Argento raccontavano una nuova storia, ambientata nella regione di Johto. Questa nuova regione portava con sé 100 nuove creature, portando il totale a 251. Ma le novità più grandi venivano a livello di gameplay. Innanzitutto, venne introdotto il breeding: questo permetteva non solo di ottenere forme evolutive precedenti a quella in nostro possesso (tra cui i cosiddetti baby Pokémon), ma forniva anche un metodo “pulito” per cercare di ottenere Pokémon della stessa specie con caratteristiche diverse.

Oltre a questo, venne introdotto un ciclo giorno/notte, che seguiva gli orari del mondo reale. A seconda del momento della giornata (ed anche nel giorno della settimana, in alcuni casi) era possibile accedere ad eventi non disponibili in altri momenti, oltre che trovare Pokémon diversi. Venne introdotta la possibilità per i Pokémon di tenere oggetti, insieme a molte nuove mosse, tra cui alcune MN che permettevano di interagire con l’ambiente in modi nuovi (come “mulinello”).

Fece la sua comparsa anche il Pokégear, un comodo dispositivo che svolgeva diverse funzioni, tra cui quella di mappa, radio e telefono per ricontattare e sfidare di nuovo allenatori già sconfitti. Venne ampliato il numero di leggendari presenti: ben cinque Pokémon unici erano presenti nel titolo, mentre un sesto (Celebi) replicava quanto fatto con Mew, e venne reso disponibile solo tramite eventi dedicati. Non c’era solo Celebi, però, ad alimentare storie e fantasie sulla regione di Johto: quanti ricordano la misteriosa frequenza radio Unknown, giusto per citare uno dei tanti misteri della regione?

Al di là delle novità, Johto era piena di cose da fare. Otto medaglie da conquistare, una lega da sconfiggere, avventure secondarie da completare per esplorare ogni anfratto della regione. Una volta ottenuto il titolo di campione di Johto, però, c’era una grande sorpresa in serbo per i giocatori: la possibilità di tornare a Kanto, conquistando le otto medaglie della prima regione e sfidando la “vecchia” lega. Una feature inedita ed anche un unicum per la serie, visto che nessun episodio, da allora, ha mai vantato la possibilità di visitare due regioni. Questo è dovuto anche al genio di Satoru Iwata, che aiutò Game Freak nello sviluppo; a lui dobbiamo la presenza di due regioni in una minuscola cartuccia per Game Boy. Tutte queste caratteristiche portarono Pokémon Oro & Argento a surclassare, in termini qualitativi, i suoi predecessori; non è un caso se questa coppia di titoli compare spesso sul podio degli episodi più acclamati dal pubblico. Se Rosso & Blu avevano gettato le basi della serie, Oro & Argento furono i titoli che resero Pokémon una serie “matura”, limando i difetti presenti nei predecessori ed aggiungendo una pletora di nuove feature.

Il segreto di Suicune e degli Unknown

Dopo aver testato il terreno con Pokémon Giallo, Game Freak non esitò a proporre una versione migliorata dei già ottimi Oro & Argento. Pokémon Cristallo aggiungeva due sotto-trame alla storia del gioco: una incentrata sul leggendario Suicune e l’altra sui misteriosi Unknown. Oltre a questo, per la prima volta nella serie era possibile scegliere tra un allenatore maschio e un’allenatrice femmina ad inizio partita, feature che sarebbe poi rimasta stabilmente nella serie.

Vennero anche aggiunte delle animazioni per i Pokémon: una volta lanciate in battaglia le creature, anziché rimanere statiche, si esibivano in un movimento caratteristico, che le rendeva incredibilmente più vivaci. La più grande novità, però, fu l’introduzione della Torre lotta, che permetteva di macinare battaglie su battaglie ogni volta che il giocatore lo desiderava. Venne introdotta anche la possibilità di connettere il gioco al proprio cellulare tramite un apposito adattatore; in questo modo, era possibile interagire con altri giocatori ed anche ottenere il leggendario Celebi.

Purtroppo, questa feature rimase limitata al solo Giappone, lasciando di fatto l’esistenza di Celebi nel Bosco di Lecci avvolta nel mistero per i giocatori occidentali. Come per Giallo, dunque, si trattava anche in questo caso della versione definitiva dei giochi di seconda generazione; nonostante le aggiunte non fossero poi molte, Pokémon Cristallo aveva comunque il merito di aver provato a fare un passo in più rispetto all’operazione fatta con Giallo qualche anno prima.

Pokémon Oro, Argento e Cristallo sono ancora oggi tra gli episodi più amati del franchise. Il motivo è da ricercarsi nelle innumerevoli novità presenti rispetto ai predecessori, oltre che nella possibilità di visitare ben due regioni e di ottenere 16 medaglie. Si tratta di episodi che vale la pena riscoprire ancora oggi, magari grazie alle conversioni disponibili sulla Virtual Console di Nintendo 3DS. Il nostro viaggio, però, è ancora lungo; nella prossima puntata faremo rotta verso Hoenn, dove il professor Birch ci attende con una nuova storia da raccontare.