Knights and Bikes, il piacere di tornare bambini – Recensione

Foam Sword e Double Fine in un viaggio fuori dal tempo

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 4 Settembre 2019 - 8:46

Penfurzy è un’isola del sud dell’Inghilterra, quella classica località marittima in perfetto stile britannico bloccata nei suoi anni ‘80 fatti di giostre, scaricatori di porto e crisi economica, come ricordano le scritte contro la Thatcher che appaiono qua e là nei vicoli della tranquilla cittadina. L’estate è finita e in questo quadretto carico di nostalgia la giovane Demelza passa le sue giornate dando da mangiare alle oche, collezionando fumetti ed aiutando suo papà nelle faccende quotidiane, ma il quieto scorrere delle ore viene interrotto quando irrompe sulla scena Nessa. Sviluppato da Foam Sword – piccola software house composta dai soli Moo Yu e Rex Crowle, entrambi ex-Media Molecule – Knights and Bikes racconta la storia della strana amicizia tra le due giovani ragazze che, sospese tra realtà e fantasia, vengono loro malgrado coinvolte in un avventura dal sapore tipicamente da teen movie, una sorta di Goonies ambientato nel territorio di sua maestà.

Knights and Bikes, il piacere di tornare bambini – Recensione

Knights and Bikes: Un’avventura sospesa nel tempo

Una leggenda narra di un fantomatico tesoro nascosto sulla pacifica isola, più che altro una delle tante storielle che un tempo attraevano i turisti a Penfurzy, una città costretta ora a convivere con le difficoltà economiche e con le soluzioni drastiche del governo di Londra. Una mappa stampata su un volantino è solo un semplice souvenir agli occhi di un adulto, ma quella carta straccia trascende dai suoi confini commerciali nelle giovani menti di Demelza e Nessa e assume i tratti di un vero viaggio attraverso i segreti del paesino. Proprio durante la ricerca del prezioso forziere la fantasia delle ragazze si scontra con la brutale realtà, sotto forma di una ruspa intenta a scavare nelle viscere del campo da roulotte posseduto dal papà di Demelza, costretto a vendere il suo terreno per far fronte alle difficoltà economiche, acuite dopo la triste morte di sua moglie.

Knights and Bikes, il piacere di tornare bambini – Recensione

L’incidente sembra solo la bravata di due amiche ingenue, motivato soprattutto dal legame che, tramite sua madre, Demelza ha sviluppato con quel prato. Le apparenze ingannano e l’escavatrice ha dato vita ai sogni delle amiche, liberando sull’isola una maledizione che porta con sé streghe, cavalieri e spiriti. Ma anche oche segugio, una libraria posseduta, una punk rinchiusa nel suo negozio di dischi e tante altre stramberie che vivono sul labile confine tra l’immaginazione delle protagoniste e la nuova realtà. Knights and Bikes è un’avventura ottimamente scritta e sospesa nel tempo: l’intreccio abbraccia la voglia di scoperta di Demelza e Nessa, la loro tipica ingenuità che fatica ad accettare le difficoltà degli adulti e due menti che danno vita e trasformano anche gli angoli di un triste porto oramai in disuso, ambientandovi ad esempio un assurdo scambio di battute tra gamberetti maghi.

La caccia al tesoro crea un legame via via più stretto tra le ragazze, un rapporto che spazia dai momenti più spensierati e giocosi a quelli più seri e profondi, senza per questo mai scadere nel paternalismo o nel melodrammatico. Tutto questo arco emotivo è racchiuso e trasmesso con forza da uno stile grafico unico, dove spiccano gli incantevoli disegni a mano utilizzati per dar forma ai personaggi, alle ambientazioni e a tutte diavolerie di un’isola infestata, tratti dai quali risalta il background di Foam Sword, soprattutto nel paragone con Tearaway. L’unico neo nel racconto è un ritmo ogni tanto fin troppo lento e compassato, sottolineato da frangenti silenziosi e in cui manca un accompagnamento musicale a far da sottofondo

Knights and Bikes, il piacere di tornare bambini – Recensione

Alla ricerca di una cura

L’avventura porta Demelza e Nessa ad attraversare tutta Penfurzy alla ricerca del tesoro e di una cura contro la maledizione, un’esplorazione in sella alle loro biciclette sfruttata per dar vita ad un titolo in co-op che abbraccia momenti action e fasi tipiche da puzzle game. Knights and Bikes è un gioco tutt’altro che difficile, in entrambe le sue anime. I combattimenti regalano ben poche emozioni e anche gli enigmi difficilmente richiedono più di qualche istante di osservazione dell’ambiente. La situazione diventa poi ancora più semplice nel caso in cui una delle due protagoniste venga affidata all’AI, che semplicemente porta a termine in modo impeccabile e automatico qualsiasi suo compito. È evidente come il titolo sia stato pensato per due giocatori e per fortuna la presenza dell’online supplisce l’eventuale assenza di un amico di divano. In compagnia acquistano così senso anche tutte le attività di corollario, i mini-giochi e le sfide che spesso intervallano la storia.

Il tasso di difficoltà è volutamente tarato verso il basso ma, nonostante l’assenza di una vera sfida, Knights and Bikes nasconde non poche trovate brillanti anche nell’ambito prettamente ludico. Grazie alla fantasia di Demelza e Nessa e all’anatema scagliato su Penfurzy, le due si trovano a fronteggiare una schiera di nemici decisamente improbabili, come palline da golf animate, spade possedute e cavalieri di cartone. Le armi a disposizione delle eroine improvvisate non sono poi da meno e ricalcano alla perfezione la spontaneità dei giochi di una volta. Una ventosa per pulire i bagni può diventare una temibile spada, frisbee e gavettoni possono salvare il mondo, fino ad arrivare all’apparizione di un emulo del glorioso Power Glove, quintessenza degli anni ‘80.

Knights and Bikes, il piacere di tornare bambini – Recensione

Chiunque abbia vissuto quegli anni sa benissimo quale è il suo miglior alleato: la bicicletta. Questi mezzi vivono in simbiosi con Demelza e Nessa e possono essere modificati a piacere, soprattutto con ritocchi estetici. All’apparenza questi sono solo l’ennesima raffinatezza quasi fine a sé stessa ma ogni singolo elemento di Knights and Bikes è stato inserito in modo sapiente dal team di sviluppo e il risultato è un’avventura dai toni nostalgici, sospesi e a tratti melanconici, forse fin troppo facile, ma sicuramente piacevole nelle circa sette ore che servono a portarla a termine.

+ Stile unico
+ Una vera storia di amicizia raccontata con gli occhi di due giovani ragazze
+ Leggero e serio, profondo e scanzonato
- Qualche silenzio di troppo
- Fin troppo facile, soprattutto in compagnia dell'AI
- Ritmo ogni tanto piatto

8.0

Knights and Bikes è una storia narrata attraverso gli occhi di due giovani ragazze, in bilico tra l’ingenuità dei bambini e la cruda verità degli adulti. Questi due poli sono i fari di un racconto fatto di disparati ingredienti, dove non si sa mai cosa sia frutto della fantasia oppure il vero risultato della maledizione che incombe sulla città di Penfurzy. Nonostante una certa lentezza di fondo e un sistema di gioco poco stimolante, sarebbe un errore ridurre l’opera di Foam Sword ai soli semplici schiemi ludici, perché le vicende di Demelza e Nessa e della loro caccia al tesoro riescono a colorare con vivacità ogni ora vissuta assieme a loro.




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