Just Cause 4, tra fulmini e tempeste di sabbia

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A cura di Matteo Bussani - 23 Agosto 2018 - 0:00

E3 che va e Gamescom che viene. Anche quest’anno l’avvicendarsi delle fiere estive è giunto a compimento. In particolare il nostro primo contatto con gli eventi della kermesse tedesca ci ha condotto a un evento targato Square-Enix pensato per scoprire due importanti titoli della loro lineup: Life is Strange 2 e Just Cause 4. Se del primo ha trattato Valentino una volta messo sotto i denti il gioco e dopo aver intervistato i ragazzi di Dontnod, oggi è il tempo di raccontarvi qualche nuovo aspetto del secondo. Il titolo sandbox di Avalanche, dopo le buonissime impressioni avute durante la prima prova e che vi lasciamo a questo link, si riconferma in forma smagliante. Nonostante la natura di hands-off la prova di oggi giocata in tempo reale, ci ha riportati dritti nell’isola di Solìs, a prendere le parti di un Rico affamato di guerriglieri della Black Hand, e pronto a guerreggiare a suon di armi folli, combinazioni di gadget e fisica da far impallidire Q di 007, in un mondo che a livello di offerta ludica non teme rivali.

Just Cause 4, tra fulmini e tempeste di sabbia

La lotta per la libertà di Rico inquesto Just Cause 4, si svolge su un’isola molto più grande delle precedenti per due semplici motivi: il primo è tecnico, ovvero mettere in mostra i muscoli di un Engine che ha rifatto ampiamente il lifting e il secondo è giustificativo del fatto che l’incredibile mobilità del personaggio, offerta da veicoli, tuta alare et similia, gli permette di coprire distanze immense in tempi sempre più raccolti.
I veicoli infatti sono tantissimi e molto variegati. Si possono utilizzare direttamente dalla mappa, ma anche recuperare tramite la consegna con container. Diventa così assolutamente impossibile incappare nella noia o in un’esplorazione senza vie di fuga. L’estensione non lascia però spazio alla monotonia in Just Cause 4: missioni dinamiche riempiono l’incedere del giocatore per la mappa, dettate da un sistema di bioma-sottobioma, che definisce la morfologia di quella zona di territorio e con essa i fenomeni atmosferici che la popolano. Nella zona desertica possiamo trovare distese di sabbia coperte da una tempesta in fermento oppure un’oasi, o un canyon che attraversa in un solco queste distese aride.

Just Cause 4, tra fulmini e tempeste di sabbia

Come già noto, torna l’immancabile rampino. Ora dotato di ancora più funzioni, tra cui quella che permette di legare agli oggetti più propulsori o altri elementi che funzionano a comando del giocatore. Con qualche pallone aerostatico e un carro armato abbiamo costruito un veicolo letale che seminava il terrore dal cielo, ma questo è solo una delle possibili opzioni. I gadget possono essere modificati al punto da esibire un totale di 4 milioni di possibili configurazioni. Un numero esorbitante che indica come all’interno di un sandbox caciarone ci sia la voglia di proporre meccaniche di gioco alternative che mettano alla prova la fantasia dei giocatori.

Just Cause 4, tra fulmini e tempeste di sabbia

La seconda parte della presentazione di Just Cause 4 si è poi concentrata su uno dei quattro effetti atmosferici che possono colpire i diversi biomi. Essi, compatibilmente con il nuovo sistema di meteo dinamico, e all’interno della relativa zona, sono generati proceduralmente e svilupperanno la parte principale del dinamismo autonomo del mondo di gioco. Dopo il tornado, mostratoci in precedenza, e in attesa di vedere più dettagliatamente la tempesta di sabbia, appena sorvolata all’inizio della prova, e la bora, abbiamo conosciuto la tempesta di fulmini.
Con l’incessante pioggia a schermo e l’intensità e la frequenza dei fulmini, entrare in questo genere di tempeste significa avere a che fare con uno scenario apocalittico. Ogni scossa tende a colpire terra con una potenza devastante, pur prediligendo l’oggetto più in alto a schermo. Si è costretti continuamente a muoversi per evitare di abbrustolirsi. Anche in questo caso, la fisica del gioco detterà le regole della partita, soprattutto scandendo i tempi delle reazioni violente degli esplosivi a terra.
Non a caso l’arma estratta per fare un po’ di caciara è proprio un fucile spara vento. Esso spinge gli oggetti e con la modalità di fuoco secondaria li spara via alla velocità del suono e, in particolare utilizzata con il paracute, permette a Rico di modificare traiettoria e spostarsi per aria senza particolari impedimenti.


– Una fisica bestiale
– Tante ma tante rifiniture
– Il nuovo motore di gioco si fa sentire






A distanza ravvicinata con la prima esperienza di Just Cause 4, quanto abbiamo visto è riuscito ancora a convincerci, lasciandoci sempre più curiosi di scoprire quale possa essere il limite, sempre che ci sia, per questo gioco, oltre alla fantasia.
Di armi e veicoli ce ne sono a dismisura, il nuovo engine alimenta la fisica ma non appesantisce il gioco e la gestione dinamica del tempo con le sue sorprese dà carattere all’esplorazione sempre più veloce e ricca.Rimane solo di scoprire il feeling pad alla mano, ma non crediamo manchi molto a questo momento, che vi racconteremo come sempre sulle pagine di Spaziogames.it.




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