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JETT La Sponda Lontana è il vero figlio di No Man’s Sky | Recensione

L'avventura spaziale di Superbrothers è un piccolo, grande viaggio in un altro mondo.

Negli ultimi anni, i videogiochi esplorativi a tema spaziale si sono moltiplicati a vista d’occhio, offrendo ai giocatori esperienze il più delle volte uniche nel loro genere e spesso in origine non comprese pienamente dalla stragrande maggioranza degli utenti.

JETT La Sponda Lontana

Piattaforma:
PS4, PS5
Sviluppatore:
Superbrothers
Distributore:
Sony Interactive

Basti pensare a No Man’s Sky, il titolo sviluppato e pubblicato da Hello Games che nel 2016 salì agli onori della cronaca per i motivi sbagliati, specie per via di alcune promesse non mantenute (come quella di esplorare un’intera galassia in continuo mutamento insieme a migliaia di altri giocatori). Fortuna volle che col passare dei mesi – o sarebbe meglio dire anni – il gioco abbia ricevuto così tante espansioni e aggiornamenti che si è trasformato nella “vera” visione immaginata da Sean Murray, un gioco in grado ancora oggi di avere dalla sua un numero realmente sorprendente di giocatori all’attivo.

Anche Star Citizen rientra di diritto nelle space opera videoludiche ad ampio respiro, un progetto in divenire partorito nel 2012 da Chris Roberts di Cloud Imperium, il quale dopo una breve incursione nel mondo del cinema decide di tornare nell’universo dei videogame sviluppando il seguito spirituale di Wing Commander. Diviso di fatto in due progetti ben distinti, Star Citizen Squadron 42 e Star Citizen Persistent Universe, la visione spaziale di Roberts resta ad oggi ancora incompiuta (nonostante gli oltre 300 milioni di dollari racimolati tramite crowfunding).

JETT La Sponda Lontana non si allontana troppo come concezione dai titoli sopraccitati, sebbene la portata del titolo sviluppato da Superbrothers sia chiaramente più “piccola” e modesta.

Una vista aliena.

Il primo atterraggio di Mei

Nel titolo, il giocatore assume il controllo di Mei, una scout chiamata a indagare la superficie di un pianeta oceanico inesplorato alla ricerca di flora e fauna extraterrestre. Dopo un lungo sonno all’interno della Struttura Madre, la nostra eroina si risveglierà per trovare un nuovo luogo dove far trasferire il suo popolo, a un passo dall’estinzione.

Dopo aver captato la cosiddetta Onda Inno (o Hymn Wave), l’esploratrice deve anche rintracciare la fonte di questo misterioso segnale, non sapendo che in realtà la sua missione sarà cruciale per il futuro di un popolo minacciato dall’estinzione. JETT La Sponda Lontana si pone quindi come un viaggio interstellare con una chiara impronta cinematografica, dandoci modo di esplorare questo mondo alieno vasto e sconosciuto, in una campagna per giocatore singolo divisa in cinque atti, in grado di alternare momenti di calma ad altri estremamente più sincopati.

L’opera di Superbrothers si propone dal primo minuto come un titolo davvero insolito, specie per il genere di appartenenza: il pianeta che saremo chiamati a esplorare è da subito impressionante dal punto di vista del colpo d’occhio, con un gran numero di elementi stilistici in grado di tratteggiare un’atmosfera aliena rarefatta mai banale o particolarmente ridondante.

L’elemento esplorativo è da subito preponderante, tanto che la nostra missione di colonizzazione sarà scandita da lunghi e ripetuti viaggi sulla superficie della Sponda Lontana, con l’obiettivo di portare a termine tutta una serie di incarichi più o meno importanti.

Incarichi che ci verranno ampiamente illustrati nei vari capitoli della della storia, anticipati (poco sorprendentemente) da una breve sessione tutorial dedicata ai comandi della navicella. Proprio quest’ultima si rivelerà essere elemento fondamentale dell’avventura, visto che è proprio grazie ad essa che saremo in grado di attraversare le lande di questo mondo antico e dimenticato nel tempo.

Il design è sicuramente molto originale.

Un pianeta da esplorare

Strumenti di analisi dell’ambiente circostante ci permetteranno di studiare forme di vita del pianeta, molte delle quali utili per la risoluzione di una determinata missione od obiettivo secondario.

Meglio specificare subito che non siamo dalle parti della varietà riscontrata in No Man’s Sky – perlomeno, la versione del gioco di Hello Games forte degli ultimi aggiornamenti – ma è altresì vero che l’impegno da parte degli sviluppatori nel ricreare un ecosistema credibile e sfaccettato è assolutamente da applaudire. Dove JETT sembra però rallentare è quando si parla del ritmo: il gioco, com’è giusto che sia, non offre “combattimenti” in senso stretto.

L’elemento avventuroso è scandito in primis dalla necessità di esplorare il pianeta, imparare a conoscere le peculiarità degli esseri viventi che ne abitano la superficie e risolvere tutta una serie di enigmi ambientali e non a fare da contorno.

Chiunque sia alla ricerca di combattimenti spaziali è meglio quindi che volga lo sguardo altrove, visto che La Sponda Lontana “blocca” il suo tasso di sfida alla presenza (neppure troppo assidua) di predatori da cui scappare o elementi ambientali da scavalcare. Non un open world in senso stretto, quindi, bensì un sandbox in cui saremo chiamati a fare nostro un mondo di gioco sicuramente vario e sfaccettato.

 

La navicella, punto nevralgico del gioco, è sicuramente la cosa migliore dell’intera esperienza: a bordo del Jett potremo infatti fluttuare ad alta – anzi, altissima – velocità tra le varie location, siano essere superfici di acqua o di terra, stando però attenti a non sovraccaricare il motore. L’effetto finale è sapientemente accentuato dal feedback aptico del DualSense di PS5, in grado di donare alle varie traversate un effetto ancora più coinvolgente e immersivo.

L’attenzione massima del giocatore sarà quindi riposta sul fatto di non permettere alla navicella di surriscaldarsi, cosa questa piuttosto pericolosa quando saremo inseguiti da creature indispettite dalla nostra presenza.

Se quindi le fasi di pura esplorazione a bordo del Jett sono davvero ben fatte e rappresentano di fatto il cuore dell’esperienza, lo stesso non si può dire delle sessioni in cui saremo chiamati ad analizzare gli oggetti – in grado di essere afferrati tramite un rampino – e raccogliere dati ambientali, spesso poco coinvolgenti e decisamente ripetitive.

La situazione cambia drasticamente durante le sessioni a piedi, fuori dalla navicella (inquadrate con una visuale in soggettiva), durante le quali il gameplay rallenta considerevolmente, essendo queste fasi incentrare solo ed esclusivamente sulla possibilità di incontrare sul nostro cammino altri esploratori spaziali, tutti con una loro storia e un loro background personale (nei limiti delle possibilità, si intende).

Le opzioni legate all'esplorazione sono molteplici.

A tal proposito, JETT La Sponda Lontana cerca di dare un background narrativo alle nostre traversate spaziali, creando un filo che lega in maniera piuttosto credibile una fase all’altra del gameplay: la vicenda alterna infatti tematiche maggiormente legate alla scienza ad altre incentrate invece sulla religione, incluse credenze popolari e misticismi che strizzano l’occhio anche alla serie di Oddworld.

Non si tratta certo della space opera in stile Stanley Kubrick, ma di un apprezzabile tentativo di infondere un certo spessore narrativo, con tanto di dialoghi nella lingua – ovviamente fittizia – parlata dall’equipaggio che aiuterà Mei nella sua missione, specie durante le brevi sessioni (in un luogo definito Ground Control) con il gruppo di scout inviato in esplorazione, in cui scopriremo brevi retroscena delle motivazioni che spingono i vari personaggi, spesso segnati da conflitti interiori o attimi di smarrimento.

Superbrothers ha anche scelto per JETT La Sponda Lontana uno stile grafico minimale e senza troppi sfarzi, contraddistinto da un look molto simile a quello di un graphic novel d’autore, dal tratto spesso spigoloso e privo di una palette di colori particolarmente brillante, in grado in ogni caso di dare vita a un’atmosfera che si taglia con il coltello e che riesce giocoforza a distinguersi dalla pletora di titoli più o meno simili.

Il comparto audio 3D e colonna sonora composta da Scntfc (ovvero il compositore e sound designer americano Andrew Rohrmann) donano al gioco un’ulteriore impronta autoriale, grazie alla commistione tra musica elettronica e sonorità ambientali.

Versione testata: PlayStation 5

Se volete godervi al massimo Jett con un DualSense tutto per voi, che ne direste di quello in tinta rossa o di quello nero, che richiamano i temi spaziali?

7,0

JETT La Sponda Lontana

Piattaforme: ps4, ps5
Pur non andando a disturbare i grandi classici, JETT La Sponda Lontana offre al giocatore un viaggio veloce ed intrigante in un mondo parallelo, un pianeta sconfinato in cui l'unico limite è purtroppo dettato da una ripetitività di fondo incurante delle alte qualità artistiche, colonna sonora inclusa. Al titolo di Superbrothers manca infatti quel fattore decisivo che gli permette di risultare godibile a lungo termine, nonostante si tratti di un viaggio ai confini di una Sponda Lontana che non sconsigliamo di certo.

Pro

  • Atmosfera soffusa e intrigante
  • Pilotare il Jett è molto divertente...

Contro

  • ... se non fosse per una certa ripetitività di fondo
  • Missioni piuttosto ridondanti
7,0