Iron Harvest 1920+, la Grande Guerra dei robottoni – Provato

La Prima Guerra Mondiale è andata in un altro modo, in Iron Harvest: è andata a finire con i mech. E adesso l'Europa ha bisogno di voi.

PROVATO
A cura di Stefania Tahva Sperandio - 15 Maggio 2020 - 9:30

La Grande Guerra è alle spalle. Sentire anche solo nominare quella parola, “guerra“, mette i brividi a chi ha superato il trauma delle trincee e a chi ha dovuto averci a che fare indirettamente – attraverso le lastre funebri erette in memoria dei cari che non sarebbero tornati a casa.

Dimenticate tutto, di questo. In Iron Harvest 1920+ le cose sono andate diversamente. Anche qui la Prima Guerra Mondiale è finita da qualche tempo, ma gli strascichi che ha lasciato sono differenti, quelli tecnologici anche di più: in Europa si intrecciano i destini di Polania, Rusviet e Sassonia. E se è vero che la guerra è cambiata, lo è anche che gli umani non cambiano mai e sono già pronti a imbracciare armi tutte nuove per eliminarsi ancora una volta a vicenda: a seminare distruzione, questa volta, saranno addirittura dei mech dalla fortissima impronta steampunk.

Il viaggio degli eroi

Sviluppato da KING Art, Iron Harvest 1920+ è uno strategico in tempo reale che vuole ancorarsi alla tradizione del genere, pur proponendo la peculiarità tattica offerta proprio dalla presenza dei grossi “aracnidi meccanici” da guerra di cui potrete servirvi, ma che vi troverete anche di fronte. Non è, però, l’unico tratto a balzare all’occhio: c’è da parlare, infatti, anche degli intenti della scrittura.

Abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con un assaggio dedicato soprattutto alla Polania, la prima delle tre campagne incluse all’interno del titolo – ciascuna dotata di una sua sceneggiatura – e ammettiamo che la proposta narrativa, per quanto tecnicamente limitata nella presentazione e nella regia, abbia una sua ragion d’essere; complice, sicuramente, anche l’interessante lavoro svolto sulla colonna sonora, apprezzabile nelle nostre ore di prova, mentre siamo un po’ più tiepidi sul doppiaggio, anche se è gradita l’attenzione riposta dal cast nell’uso degli accenti, che variano a seconda della provenienza dei protagonisti.

Iron Harvest 1920+, la Grande Guerra dei robottoni – Provato

Nei panni di Anna, uno dei nove eroi con personalità e caratteristiche uniche che potrete controllare in Iron Harvest 1920+, abbiamo così affrontato le vicende della Polania dal punto di vista della fanciulla prima e della soldatessa poi, intrappolata tra intrighi politici, drammi famigliari e segreti da svelare. Sebbene la storia potesse essere presentata semplicemente come un pretesto per farvi cliccare su tutto quello che c’è da spaccare, dobbiamo dire che lo sforzo di offrire ai giocatori anche una componente di storytelling degna di nota è indubbiamente da premiare e aggiunge ulteriore fascino al contesto del gioco, ereditato da Scythe.

Darle (ma pure prenderle) di santa ragione

Al di là di qualsiasi ulteriore preambolo sulle velleità scrittorie della produzione KING Art, passiamo al lato del gameplay, segnalando fin da subito che Iron Harvest 1920+ potrebbe essere davvero quello che gli appassionati dei grandi classici degli RTS stanno cercando.

Il gioco funziona proprio come vi aspettereste: ai vostri eroi si affiancano anche delle truppe, ciascuna mostrata in basso sull’interfaccia, selezionabili sia singolarmente che collettivamente. Potete quindi decidere, attraverso il click del mouse, dove spostare i vostri soldati e i vostri eroi, magari mettendoli al riparo dietro una barriera per affrontare una sparatoria, o addirittura facendoli sistemare dentro a dei caseggiati, per subire meno danni e sparare attraverso le finestre.

Iron Harvest 1920+, la Grande Guerra dei robottoni – Provato

I movimenti, purtroppo, non sono sempre molto precisi: vi capiterà, a volte, di pensare di aver selezionato tutte le unità e di accorgervi poi che ne avete persa qualcuna per strada nonostante la precisione del vostro click – anche perché la risposta delle truppe di tanto in tanto è incerta e potrebbe capitare che chi avevate mandato al riparo dietro una staccionata finisca invece da un’altra parte, per nessun motivo apparente.

Al di là di questi sporadici inciampi – che non sono gli unici e che ci sentiamo di addossare ai lavori in corso sul gioco, ancora in pieno sviluppo in vista dell’uscita settembrina – l’approccio al sistema di gioco è abbastanza immediato, ma sufficientemente profondo.

I vostri eroi hanno caratteristiche uniche che aggiungono ulteriore strategia agli scontri con le unità nemiche mosse dall’IA: un tiratore scelto, ad esempio, potrà colpire il nemico da più lontano, ma avrà bisogno di un periodo di cooldown per utilizzare di nuovo la sua abilità specifica. Allo stesso modo, un fante pesante armato di granate potrà seminare distruzione, ma sempre tenendo conto del fatto che ci sarà da aspettare tra un colpo e l’altro, e magari sarà meglio far coprire i suoi attacchi dal resto della truppa con la sua artiglieria.

Iron Harvest 1920+, la Grande Guerra dei robottoni – Provato

Oltretutto, le vostre truppe possono raccogliere le armi dei nemici caduti e possono servirsi di medikit sparsi per la mappa di gioco, se da voi ordinato. Tra di esse figurano peraltro dei companion, come nel caso dell’orso Wojtek (realmente esistito, ndr), che rientra tra le caratteristiche uniche di Anna e che tirerà sberloni non indifferenti ai vostri nemici – almeno fino a quando non gli ordinerete la ritirata per evitare che finisca a fare da tappeto a casa di qualche generale Rusviet. In questo caso abbiamo avuto risposte contrastanti, considerando che a volte, nonostante i richiami e la ritirata, Wojtek ripartiva all’attacco poco dopo, mandandoci nel panico affettivo da «non posso lasciar morire l’orso», che ci faceva cambiare piani su due piedi.

Se affrontate in modo strategico, le sfide che vi ritroverete a fronteggiare di missione in missione, che si compongono di molteplici obiettivi che si sbloccano via via, potrebbero dare delle soddisfazioni. Va però anche detto che in alcuni casi anche l’approccio da rissa potrebbe finire con l’essere premiato, soprattutto quando a farsi dinanzi a voi saranno i non irresistibili fanti nemici, sui quali potreste prevalere anche solo puntando sulla forza bruta. Diverso, il discorso, quando vi troverete di fronte a grossi e cattivi robottoni bipedi e dovrete ragionare da novelli Solid Snake.

Iron Harvest 1920+, la Grande Guerra dei robottoni – Provato

Grandi, grossi e cattivi

A caratterizzare inconfondibilmente l’ucronia di KING Art sono soprattutto i mech: superata una certa parte della campagna, abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con queste robuste unità meccaniche, oltre che di utilizzarle per seminare il terrore tra le truppe nemiche.

Presenti in una trentina di varianti, queste grosse macchine aggiungono ulteriore varietà alla componente strategica di Iron Harvest 1920+: potreste magari servirvi del vostro mezzo pesante per sfondare le linee nemiche, consci che però vederlo danneggiato potrebbe rovinare del tutto il vostro piano. Ecco, allora, che potrete specializzare le vostre truppe – che guadagneranno esperienza e livelli – per avere in squadra degli ingegneri, pronti a riparare quello che c’è da riparare e preziosamente da proteggere per tutta la vostra fanteria, in mezzo alle battaglie.

Iron Harvest 1920+, la Grande Guerra dei robottoni – Provato

Oltretutto, ad aggiungere pepe all’offerta di Iron Harvest c’è il fatto che le diverse truppe e i diversi mecha siano utilizzabili non solo nella ventina di missioni delle tre campagne (vivibili anche in co-op, se preferite), ma anche nel multiplayer in cui, sia online che non, potete misurarvi con altri giocatori attraverso un matchmaking basato sulla vostra abilità.

Avrete così la possibilità di creare diversi tipi di sfida, come le schermaglie, in cui dovrete confrontare la vostra abilità strategica con quella di altri giocatori. Allo stato attuale non abbiamo voluto soffermarci troppo su questo aspetto, preferendo approfondire la campagna, ma lo sviluppatore ci ha parlato di idee molto chiare anche per il supporto nel lungo corso, con partite classificate per diventare i migliori strateghi dell’Europa ucronica protagonista del gioco. Potrete inoltre scegliere tra diverse mappe e selezionare liberamente quale dei tre schieramenti impersonare online.

Iron Harvest 1920+, la Grande Guerra dei robottoni – Provato

Metti un piede da mech dietro l’altro

Va da sé che non sia la varietà a mancare a Iron Harvest 1920+, che si presenta con umiltà ma con ben chiaro in mente di voler tenere occupati per un bel po’ di tempo gli amanti degli strategici in tempo reale. Effettivamente, anche da un punto di vista dei controlli (personalizzabili, se preferite), il gioco riesce a mettere a disposizione di pochi tasti e pochi click tante funzionalità.

Nelle circa cinque ore che abbiamo passato in sua compagnia, Iron Harvest ci ha insomma colpito per l’abbondanza della sua proposta – e la nostra speranza è che prima del lancio, arrivando a una build definitiva, i ragazzi di KING Art possano rendere ulteriormente bilanciato il tutto, impreziosendo alcuni scontri che non richiedono troppa materia grigia e soprattutto limando molte delle problematiche con le quali ci siamo misurati.

Iron Harvest 1920+, la Grande Guerra dei robottoni – Provato

Essendo la versione da noi testata un vero e proprio cantiere aperto che deve fare da raccolta feedback per gli sviluppatori, siamo incappati in una quantità non indifferente di inciampi tecnici di ogni sorta, che in alcuni casi hanno reso l’esperienza frustrante e che pertanto speriamo vengano limati prima di settembre. Dalla missione che si intoppa perché non avviene lo spawn dei nemici da eliminare (con conseguenti giri a vuoto per la mappa, un click alla volta) ai movimenti delle truppe che si “attorcigliano” rimanendo esposte ai danni, c’è indubbiamente margine di miglioramento e non abbiamo dubbi che lo sappiano alla perfezione anche gli sviluppatori.

+ Componente narrativa curata, può avere ottimi spunti
+ I mech variano la formula
+ Interessante combinare la specializzazione delle truppe
- Controlli e IA non sempre precisi
- Diversi inciampi tecnici, ma sicuramente dovuti ai lavori in corso

Iron Harvest 1920+ è essenzialmente un trionfo di personalità. Il mondo di gioco è unico e capace di incuriosire, l’aggiunta dei mech alle tradizionali truppe amplia il ventaglio di possibili strategie e ragionamenti – e anche l’idea di tre diverse campagne, dotate di una scrittura apprezzabile, potrebbe attirare ulteriori giocatori verso la fatica di KING Art.

Sicuramente, prima dell’uscita di settembre, rimangono da limare i tanti inciampi tecnici dei quali ci siamo trovati al cospetto, comprensibili per una versione beta che sta facendo da raccolta di feedback per gli autori, e si potrebbe rivedere qualcosa nel bilanciamento degli scontri, rendendoli magari ancora più soddisfacenti.

Sicuramente, il consiglio è quello di non perdere di vista le pagine di SpazioGames per quando verrà il momento della definitiva recensione dell’ucronia videoludica di KING Art.




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