I miracoli di Natale #2 – God of War e il sequel

Una letterina a Babbo Natale atipica: il futuro (soprattutto narrativo) per God of War e la sua neonata vicenda nella mitologia norrena.

SPECIALE
A cura di Adriano Di Medio - 13 Dicembre 2019 - 11:30

Bentornati ai Miracoli di Natale, la rubrica in cui SpazioGames guarda al futuro approfittando del calendario dell’Avvento. Dopo che ieri abbiamo parlato di Death Stranding, oggi torniamo alla primavera di un anno fa per riprendere in mano uno dei migliori videogiochi del 2018, God of War. Approfitteremo della “letterina” per immaginare un futuro narrativo per la saga, alla luce di quanto visto e detto in questo sequel mascherato da reboot. Chiaramente saranno presenti pesanti spoiler, quindi come al solito l’invito è di continuare con la lettura solo se avete già terminato l’avventura.

Kratos, anello mancante

C’è una giusta premessa da fare: era abbastanza palese che questo God of War del 2018 avesse tutte le intenzioni di inaugurare una nuova “fase” dopo la conclusione della trilogia tra PlayStation 2 e PlayStation 3. In questo senso è nato il retcon secondo cui in God of War III l’arrabbiatissimo protagonista avesse precipitato nel caos non tutto il mondo, ma solo quella parte sotto la giurisdizione degli dèi dell’Olimpo. È un retcon piccolo ma importante, in quanto appunto permette di inserire nell’universo narrativo dei videogiochi più di un pantheon con cui interagire. La stessa presenza di Kratos può essere sfruttata in modo intelligente: se inserito ad arte nelle “aree di buio” di ciascun background mitologico (inevitabilmente presenti in questo tipo di narrativa) può legarle in maniera più o meno diretta.

I miracoli di Natale #2 – God of War e il sequel

È esattamente quello che è successo con God of War del 2018: nel finale veniamo a conoscenza del secondo nome di suo figlio Atreus, ovvero Loki. Allo stesso modo all’inizio della storia, dopo il primo combattimento con lo Sconosciuto, veniamo invece a sapere il nome della (seconda) moglie di Kratos, nonché madre di Atreus, ovvero Faye. Tramite missione secondaria dei nani Brok e Sindri veniamo poi a sapere che “Faye” era solo un diminutivo, probabilmente affettuoso, con cui la chiamava il Fantasma di Sparta: il nome completo è Laufey. Ora, nel mito norreno Laufey è appunto la madre di Loki, ma lo stesso mito ci dice che il padre di Loki si chiama Fàrbauti. Ecco qui il trucco: Fàrbauti significa all’incirca “colui che colpisce violentemente” o “crudele attaccante”, definizione che ben si sposa con Kratos. Non a caso nel bassorilievo che si vede alla fine della storia Kratos viene indicato appunto con il nome Fàrbauti.

Kratos e Babbo Natale: tra barbe ci si intende

Fatta questa doverosa premessa, quali potrebbero essere gli sviluppi narrativi per un sequel di God of War? Molti indizi provengono dal medesimo bassorilievo dal quale abbiamo appreso il “secondo nome norreno” di Kratos. L’ultima immagine è velata infatti da un drappo rosso, che si solleva brevemente solo durante un filmato. Tuttavia l’immagine scolpita ha un certo impatto, in quanto raffigura un Kratos riverso a terra mentre una sagoma di serpente lo avvinghia e Atreus che lo sorregge. La didascalia sotto tale immagine, una volta emersa dalla scrittura in alfabeto runico, parla di un tradimento.

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In sé comunque potrebbe voler dire un sacco di cose, quindi effettivamente conviene concentrarsi di più sulla sola immagine. C’è chi ha speculato che la sagoma serpentina che viene fuori da quel Kratos riverso assomiglia molto al Serpente del Mondo, con cui lo spartano e suo figlio hanno più volte a che fare nel corso del gioco. Di nuovo il collegamento con la mitologia norrena permette qualche possibilità in più: il mito ci dice che il Serpente del Mondo e il dio del tuono Thor si affronteranno e uccideranno reciprocamente durante il Ragnarok. Inoltre il Serpente, in uno dei suoi primi dialoghi (incomprensibili per tutti tranne che Mimir) dice di aver già visto la coppia di protagonisti. Ciò potrebbe far pensare che nel futuro di questa “era norrena” di God of War il passato e il presente o collideranno o si acciambelleranno in un anello temporale. Del resto Atreus (o meglio, Loki) ha un ruolo non da poco sia in condizioni “normali” che durante il crepuscolo (Ragnarok) stesso.

In tal senso la figura di Loki stessa è molto ambigua. Loki è sì un ingannatore, ma a seconda dei casi riveste spesso anche il ruolo di nume tutelare degli esseri umani che hanno a che fare con gli Aesir, cioè gli dèi di Asgard. Ma allo stesso modo nel mito Loki stringe anche un patto di fratellanza con Odino. Oltre che un simbolico “tradimento” considerate le origini che gli vengono appunto attribuite in God of War (suo padre era uno che gli dèi li rovesciava) questo lo metterebbe appunto nella condizione di “fratello”, seppure solo adottivo, di Thor stesso. Il dio del tuono infatti parrebbe uno dei primi avversari che Kratos e suo figlio si ritroverebbero ad affrontare, considerando anche il finale segreto in cui Atreus sogna come, alla fine del Fimbulvinter, il dio col martello verrà a cercarli proprio alla loro casa. A questo va inoltre sommato il giuramento di Freya, che distrutta dalla morte del figlio Baldur per mano di Kratos ha giurato che non avrà pace finché l’anima del Fantasma di Sparta non finirà in pasto al cane più vile di Hel.

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God of War: Fimbulvinter

Alla lice di tutti questi vari elementi, proviamo quindi a schematizzare una possibile “trama di massima” per il secondo capitolo dell’era norrena di God of War. Dopo aver sistemato le faccende in sospeso dentro e fuori Midgard, Kratos e suo figlio Atreus tornano a casa e decidono di riposarsi. Gli anni passano e la loro vita scorre tranquilla per un po’, per quanto adombrata dall’insistente neve che non smette di cadere mese dopo mese. Quando finalmente il tempo sembra divenire meno opprimente, ecco che i due ricevono la visita di Thor, che furioso per la morte dei suoi due figli Magni e Modi ingaggia con Kratos un terribile combattimento. Chiaramente il Fantasma di Sparta ha la meglio contro il nemico, pur essendosi ritrovato a ripetere per l’ennesima volta un tentato deicidio.

Il dio norreno chiaramente sopravvive e i due decidono di inseguirlo, facendo però i conti con Midgard che sta iniziando ad andare in pezzi. Sole e luna spariscono inghiottiti da Skol e Hati, ma Kratos e Atreus sconfiggono le due bestie e ne acquisiscono i poteri, permettendo agli astri di tornare a splendere, seppur solo temporaneamente, su Midgard. I due fanno i conti anche con la decadenza dei legami familiari e amicali dei pochi abitanti rimasti a Midgard, durante il quale Atreus conosce anche una giovane di nome Sigyn. Malgrado le difficoltà e la natura divenuta ormai ancor più ostile, riescono a rimettere in piedi una sorta di comunità. La serenità dura poco in quanto padre e figlio saranno poi costretti a scontrarsi con Freya, che solo in punto di morte si rende conto di essere stata nuovamente usata da Odino e dona ai due la runa del viaggio per accedere ad Asgard.

god of war Recensione

God of War: La fine ha inizio… di nuovo

Kratos e Atreus si recano quindi ad Asgard, solo per scoprire che Odino non è lì. Atreus, ormai più grande e consapevole, si confronta con Mimir sospettando che tutto, a partire proprio dall’arrivo di Thor, non fosse che una distrazione. Ha infatti capito che gli dèi nordici sono di tutt’altra foggia rispetto a quelli greci, e che Odino potrebbe stare in realtà tramando qualcosa di più sotteso e pericoloso, tanto da sfruttare il desiderio di vendetta della ex-moglie Freya nei confronti di Kratos. A questo punto la loro unica possibilità sarebbe quella di recarsi nelle stanze di Tyr, già visitate nel corso del capitolo precedente, per capire come questo “dio della guerra benevolo” viaggiava tra i regni non solo del Nord, ma anche in quelli degli altri pantheon. Odino ha ormai capito come sfruttare i segreti di Tyr non solo per viaggiare tra le dimensioni, ma anche nel tempo. Kratos e Atreus lo inseguono tornando quindi indietro ai tempi della loro prima avventura.

Ma è comunque troppo tardi: Odino è già dentro e gli ostacoli, le bestie mitologiche e gli dèi minori affrontati fino a quel momento (comprendendo nei fatti quelli del precedente God of War) non erano che una distrazione per far guadagnare al re di Asgard il tempo necessario per studiare le infinite conoscenze di Tyr. Kratos e Atreus provano ad affrontarlo ma Odino è troppo forte e la sua vittoria schiacciante. Il padre di Asgard si prende la testa di Mimir e arriva a uccidere Kratos, che si immola per salvare il figlio. La cicatrice sull’addome provocatagli ai tempi da Zeus con la Spada dell’Olimpo si apre e l’anima del Fantasma di Sparta precipita a Hel sotto gli occhi sconvolti del figlio. Il Serpente del Mondo si genera da questa morte.

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Ormai completamente ebbro della vittoria contro il distruttore dell’Olimpo, Odino riconosce Atreus come colpevole indiretto della morte di Baldur. Ancora troppo sconvolto dalla perdita dell’unico genitore rimastogli, Atreus non ha la forza di opporsi al dio norreno. Come fatto ai tempi con Mimir, però, Odino sceglie di non uccidere il giovane ma di destinarlo a un supplizio ben più terribile. Lo umilia legandolo nella grotta di Niflheimr con le Spade del Caos, condannandolo a una lenta corrosione da veleno di serpente. Atreus rimane quindi bloccato nel passato, soffrendo nelle viscere del mondo mentre il sé stesso preadolescente porta le ceneri sulla montagna insieme al padre.

Dopo molti anni Atreus (ormai divenuto a tutti gli effetti Loki) viene finalmente raggiunto e liberato da Sigyn. Mentre il Serpente del Mondo muore per mano di Thor e il Fimbulvinter volge al termine, Atreus decide suo malgrado di accettare a sua volta le Spade del Caos e torna ad Hel per riprendersi il genitore. Quando finalmente padre e figlio si riuniscono, scoprono che Kratos ha ancora con sé la runa del viaggio che permise loro di accedere ad Asgard. E così, questo ipotetico God of War: Fimbulvinter si concluderebbe in pieno cliffhanger, con Atreus-Loki che insieme a Sigyn e suo padre raduna le anime di Hel, preparandosi alla battaglia finale contro Odino…

Caro Babbo Natale, cosa si potrebbe chiedere per un sequel di God of War? In realtà la possibile trama del secondo capitolo di quella che sarà (presumibilmente) una trilogia è aperta a molte possibilità e correlazioni col mito originale, quindi quello che abbiamo descritto qui è solo uno dei tanti possibili intrecci. Il viaggio nel tempo ha una possibilità concreta di essere inserito nel prossimo God of War in quanto lo stesso Cory Barlog lo aveva giù adoperato ai tempi di God of War II, pure se in maniera meno convoluta. In realtà, forse l’unica mossa veramente azzeccata a livello di tempistiche sarebbe quella di far uscire questo fantomatico God of War: Fimbulvinter nel 2021, cioè tre anni dopo il primo. Una mossa inaspettatamente filologica, in quanto il suddetto Fimbulvinter viene accreditato durare appunto tre anni. E poi… i tempi sarebbero maturi per un God of War: Ragnarok.




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