Grandia HD Collection, rinvenire l’oro nel fango e tenerlo sporco

Due pietre miliari in un pacchetto così così

Recensione
A cura di DottorKillex - 9 Settembre 2019 - 11:40

Giunta come un fulmine a ciel sereno, la notizia di una collection in alta definizione dei primi due episodi del franchise Grandia ci ha colti di sorpresa, e mentiremmo se dicessimo che non eravamo eccitati al ricordo delle decine di ore spese con entrambi i titoli nei lunghi pomeriggi di tanti anni fa.
Oggi, in caso foste possessori di Nintendo Switch o di un PC anche obsoleto, potrete comodamente scaricare due dei JRPG più influenti della recente storia videoludica ad un prezzo modico.
Ma ci sono diversi “ma”: andiamo a scoprirli insieme.

Grandia HD Collection

Correva il 1997…

Aldilà dei ricordi di un videogiocatore non più giovanissimo, la pubblicazione del primo Grandia, avvenuta alla fine del 1997 su Sega Saturn in Giappone e solo due anni e mezzo dopo (peraltro su Psone) in Europa, segnò un punto di svolta per il genere dei giochi di ruolo giapponesi, e in particolare per i sistemi di combattimento in voga all’epoca. Come (e a tratti più) del decantato Active Time Battle System di casa Square, il sistema ideato dai ragazzi di Game Arts (ahinoi fermi da oltre dieci anni) riusciva a fondere la frenesia del tempo reale alla strategia garantita dagli scontri a turni, rendendo piacevoli anche le battaglie con i nemici ordinari, normalmente una delle attività meno attraenti in un gioco di ruolo di matrice giapponese. La possibilità di manipolare l’ordine dei turni tramite l’utilizzo delle Critical, il sistema di crescita dei personaggi, quello delle magie e persino delle armi, così come la differenziazione tra membri del party contribuivano a rendere unico il sistema di combattimento, dotandolo di un grado di personalizzazione raramente visto prima.

Grandia HD Collection Gameplay

A tutti questi pregi, di per loro non trascurabili, si aggiungeva l’esclusività per Saturn, una console dalle grandissime potenzialità che fu però presto obliterata da Playstation in termini di vendite: se sulla macchina grigia di Sony i JRPG di qualità abbondavano, su quella Sega erano invece merce rara, e quindi tutti gli appassionati del genere tra i possessori di Saturn si rivolsero al prodotto Game Arts. O, quantomeno, tutti quelli che capivano il giapponese, vista l’assenza di una release in lingua inglese. In questa raccolta nessuna delle enormi qualità del gioco è stata scalfita dal tempo: combattere è ancora un piacere, la storia di Justin, nella sua semplicità, risulta ancora godibile e, sebbene la scrittura risulti spesso acerba, il mondo di di gioco vivace e colorato rappresenta una relativa novità rispetto a moltissimi dei prodotti usciti sul mercato nell’ultimo decennio, dove a farla da padrone sono mondi devastati e tonalità smorte di marrone. Certo, come per tutte le opere di recupero filologico, per apprezzare al meglio il prodotto, anche a causa di una certa pigrizia del publisher, è necessario chiudere un occhio su aspetti invecchiati meno bene, come il rudimentale treddì e la lentezza nella progressione, figli dell’epoca in cui il titolo fu lanciato.

Dialogo

Di mercenari sboccati

Grandia II, a tutt’oggi il migliore (ex aequo con Skies of Arcadia) gioco di ruolo del catalogo Dreamcast, debuttò tra agosto 2000 (Giappone) e febbraio 2001 (Europa) in esclusiva su Sega Dremcast, salvo poi giungere anche su Playstation 2 all’indomani dell’inattesa debacle commerciale dell’ultima console Sega.
Diverso ed uguale rispetto al suo predecessore, questo sequel ne mantiene inalterate le caratteristiche fondanti, a partire dall’eccellente sistema di combattimento ibrido, ma cambia notevolmente tono e maturità della narrazione, che ruota attorno ad un mercenario sboccato e ruvido, di nome Ryudo, il cui percorso di maturazione si compie nel corso dell’avventura.
Da egoista, cinico e maleducato (doti non esattamente comuni per gli eroi dei JRPG dell’epoca), il nostro, grazie ad una serie di incontri e ad un’avventura inattesa, diventerà un uomo migliore.

Come per il predecessore, Grandia II si dimostra all’avanguardia in tanti piccoli aspetti, dall’assenza di incontri casuali alla gestione del party, passando per il gran numero di variabili che è possibile personalizzare.
Nondimeno, grazie anche alla discontinuità narrativa con il primo capitolo, questo sequel non pone particolari barriere d’ingresso per i neofiti, acclimatandoli gradualmente al combat system e a tutte le finezze dei sistemi di gioco: dispiace davvero che i ragazzi di Game Arts (autori, tra l’altro, anche della serie Lunar) siano assenti da così tanto dalle scene, perchè la loro spinta innovatrice e l’amore per la scrittura sarebbero ingredienti fondamentali anche oggigiorno.
Essendo un port quasi uno a uno dell’edizione Anniversario pubblicata su PC qualche anno fa, Grandia II risulta più gradevole alla vista rispetto al predecessore, e più moderno tanto in termini di regia quanto di narrazione, sebbene questo non ne faccia, necessariamente, il titolo migliore del lotto.
Se al quadro si aggiunge anche una strepitosa colonna sonora firmata dal veterano Noriyuki Iwadare, ecco che questo sequel raggiunge il capostipite nell’olimpo delle migliori produzioni ruolistiche giapponesi di sempre, nonostante abbia condiviso con la sottovalutata console ospite un consistente insuccesso commerciale.

Grandia HD Collection, rinvenire l’oro nel fango e tenerlo sporco

Pigrizia portami via

Coloro i quali si stessero chiedendo perché due eccellenti giochi di ruolo riportati in alta definizione e proposti ad un prezzo ribassato abbiano preso un voto lontano dall’eccellenza che avrebbero altrimenti meritato troveranno le loro risposte in questo paragrafo, interamente dedicato al pigro lavoro di svecchiamento operato da GungHo (in qualità di publisher) e SickHead Games (sviluppatore). Innanzitutto, entrambi i giochi sono stati trattati attraverso un filtro che ne ammorbidisce gli angoli e ne abbellisce le texture, con effetti che variano dal piacevole al fastidioso, soprattutto per quanto concerne il primo capitolo: considerando che non c’è modo di disabilitare questo filtro, non c’è altro da fare che rassegnarsi. L’effetto sfocato che ne deriva non è l’ideale, soprattutto perchè taluni personaggi minori non sembrano aver goduto dell’applicazione del filtro, ma la speranza che venga aggiunta una opzione per disattivare a piacimento questo filtro è l’ultima a morire.

Dobbiamo segnalare anche errori diffusi nei sottotitoli (tra caratteri poco leggibili e strane tessere nere), strani glitch audio, con la colonna sonora che si blocca per circa un secondo prima di riprendere, una manciata di texture che si rifiutano di caricarsi correttamente e la cosa più strana è che, a memoria, nessuna di queste problematiche deriva dai codici originali dei giochi, anche perchè i test di qualità pre-lancio dell’epoca erano decisamente più esigenti di quelli odierni. Ci sono anche buone notizie, beninteso: i noti problemi di framerate di cui soffriva la versione Psone del titolo, derivati dalla cattiva gestione della macchina Sony degli sprite in due dimensioni (soprattutto rispetto a Saturn) sono stati superati, perchè il team di sviluppo, pur avendo lavorato sul codice della versione Psone, ha lavorato per stabilizzare il framerate, riuscendo per la maggior parte nel proprio intento, con cali saltuari e mai impedienti ai fini del gameplay.

L’aggiunta di tutte le tracce audio disponibili all’epoca su più piattaforme è altrettanto gradita, ma l’assenza di qualsivoglia QOL improvement, ovvero di opzioni per velocizzare dialoghi e battaglie, o aggirare il vetusto sistema di salvataggio, lo è assai meno: con l’eccezione dell’innalzamento della risoluzione e del supporto al widescreen (che oseremmo definire il minimo sindacale a 2019 inoltrato), insomma, le novità sono davvero ridotte all’osso. Dispiace anche che non siano stati inclusi contenuti extra di alcun tipo: niente bozzetti, interviste, dietro le quinte, pubblicità dell’epoca, nonostante il materiale non manchi (e basta fare una rapida ricerca online per accorgersene) e la fanbase meritasse un trattamento migliore di questo. A scanso di equivoci, lo sottolineiamo a chiare lettere: nonostante queste mancanze, chi ama i giochi di ruolo non può e non deve perdersi la Grandia HD Collection, perchè i due capolavori inclusi nel pacchetto valgono comunque il prezzo di ammissione, ma l’amaro in bocca per ciò che poteva essere e non è stato è almeno pari alla soddisfazione di rigiocare queste pietre miliari su Switch.

+ Combat system di primissimi livello per entrambi i giochi
+ Titoli invecchiati meglio di quanto ci si potesse aspettare
+ Rapporto qualità/prezzo decisamente alto
- Decine di piccoli ma fastidiosi bug
- Operazione di raccolta pigra
- Nessun extra

7.0

Allo stato attuale delle cose, è molto probabile che ognuna delle ottanta – cento ore necessarie a portare a termine entrambi i giochi contenuti nella Grandia HD Collection sia da un lato spesa benissimo e dall’altro costellata di problematiche tecniche di varia natura, come evidenziato in sede di analisi.

Il trattamento riservato al franchise e alla sua assetata fanbase non è stato dei migliori, e speriamo vivamente che GungHo e SickHead Games rimettano mano al codice di gioco e supportino con numerose patch il periodo post-lancio.

A oggi, a circa tre settimane dal debutto sullo shop digitale di Switch, molte delle magagne permangono, eppure, nonostante questo, ci risulta difficile non consigliare agli appassionati del genere questi due titoli, tra i migliori che il Giappone abbia partorito negli ultimi venticinque anni.

Ci sarà da turarsi il naso a tratti, insomma, ma ne varrà comunque la pena.




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