God of War, il fantasma della Grecia – Parte 2

A cura di sviluppo - 15 Aprile 2018 - 12:08

God of War, il fantasma della Grecia – Parte 2

Puntata 2: l’odissea portatile del guerriero cinereo

GOD OF WAR

A cura di Antonello “AWesker” Buzzi del 10/04/2018

Bentornati alla retrospettiva su God of War. Se la nuova avventura di Kratos (recensita qui) nel gelido pantheon norreno si è rivelato un videogioco d’altissimo livello, ricevendo il plauso tanto della critica, non dobbiamo dimenticare che non si tratta di un riavvio: la vicenda di Kratos e di suo figlio Atreus è infatti ambientata molti anni dopo le sanguinose avventure dello spartano nella Grecia mitologica. Nella prima parte di questa retrospettiva abbiamo parlato dell’esordio su PlayStation 2, ma la vicenda di Kratos non si è mai fermata alla nera macchina Sony, calcando anche per i lidi del videogioco “da strada”. Se alle console casalinghe era affidato il compito di portare avanti la storia “ufficiale”, le portatili dovevano darle un sufficiente corollario, anche e soprattutto emotivo. Ed è quello di cui parleremo in questa seconda puntata.

God of War, il fantasma della Grecia – Parte 2

God of War Chains of Olympus: la levetta della discordia
L’esistenza di un “God of War portatile” viene svelata in maniera decisamente originale per il 2007. Se nella versione USA di God of War II il giocatore fosse riuscito a far arrivare il contatore combo al massimo possibile (999.999), vicino a esso sarebbe comparso l’indirizzo web www.islandofrhodes.org. Tale indirizzo portava ad una pagina con uno strano conto alla rovescia. L’esistenza del gioco venne poi ufficialmente ammessa nel marzo 2007 dal direttore di GoW II Cory Barlog, ma fu subito anche chiaro che non se ne sarebbe occupata Santa Monica, bensì Ready at Dawn Studios. Questi sviluppatori con al vertice Ru Weerasuriya erano all’epoca noti per aver realizzato Daxter, lo spin-off sempre per PSP dell’altra celebre esclusiva Sony Jak, e sarebbero poi tornati alla ribalta nel 2015 con il controverso The Order: 1886. Ma prima di tutto questo la loro missione era difficile: incapsulare in una console portatile l’esperienza, la grandiosità e l’esaltazione di un’avventura di Kratos. Il risultato arrivò nel marzo 2008 con God of War: Chains of Olympus.
La controversia più grande è, inevitabilmente, quella sul sistema di controllo. La mancanza di due dorsali in più e (ancora peggio) di una levetta per la schivata obbliga a una scelta scomoda. Gli incantesimi vengono affidati alla combinazione dorsale destro e tasto frontale, mentre la schivata all’utilizzare la levetta tenendo premuti entrambi i dorsali. Una meccanica difficile da apprendere e anche piuttosto controintuitiva, cosa che obbliga i designer a sbilanciare i combattimenti verso un uso massiccio della parata. A parte questo il feeling con il Kratos portatile è praticamente identico a quello su console, cosa che ai tempi stupì critica e pubblico e fece anche un po’ sorvolare su difetti come il già citato sistema di controllo e una durata dell’esperienza non eccezionale. Perché, nonostante i palesi segni di inesperienza, Chains of Olympus ha dalla sua alcuni dei momenti più memorabili della saga.
Narrativamente parlando il gioco è un prequel del primissimo God of War: Kratos cerca redenzione dal suo passato servendo gli dèi dell’Olimpo. Si ritrova quindi in Attica, a respingere l’invasione della Grecia da parte dell’Impero Persiano. Archiviata anche questa vittoria, ottenuta sconfiggendo il terribile Basilisco, accade qualcosa di inaspettato: il dio del sole Elio scompare misteriosamente, facendo precipitare il mondo in una notte eterna e lasciando campo libero a Morfeo. Compito di Kratos sarà dunque quello di indagare. Sopravvissuto al torpore di Morfeo lo spartano apprende che Elio è stato portato nell’Oltretomba. Costretto suo malgrado a questa discesa, durante essa capisce che lo spirito di sua figlia Calliope potrebbe trovarsi proprio in quei luoghi. Raggiunge infine Persefone, moglie di Ade e regina dell’Oltretomba, la quale gli conferma che Calliope si trova nei Campi Elisi. Pur di rivederla Kratos rinuncia agli enormi poteri accumulati nel viaggio e finalmente la riabbraccia. Il conforto però è di breve durata: Persefone si rivela come la mandante del rapimento e liberatrice del titano Atlante, il quale con il potere del sole presto distruggerà tanto il mondo mortale quanto quello divino. L’Oltretomba quindi collasserà e Calliope sarà persa. Per fermare la catastrofe Kratos deve abbandonare i Campi Elisi e rinunciare per sempre a sua figlia. Furioso e disperato per la scelta suicida di fatto impostagli dagli Olimpici, in una sequenza straziante Kratos allontana sua figlia e si riprende i poteri, sconfiggendo Persefone e incatenando Atlante a reggere il mondo mortale.




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