Fire Emblem Three Houses, Maestri per caso

Le prime ore a Fodlan

Anteprima
A cura di DottorKillex - 12 Luglio 2019 - 15:00

E così, dopo mesi di attesa, che qualcuno ha ammazzato con Fire Emblem Heroes su mobile, ci siamo: da qualche giorno siamo alle prese con la versione finale di Fire Emblem Three Houses per la recensione, e quelle che seguono sono le nostre impressioni della prime cinque o sei ore di gioco, briciole rispetto all’abbondanza della portata principale. Se non vedete l’ora di scoprire cos’hanno in serbo per noi stavolta Intelligent Systems e Nintendo, non dovete fare altro che continuare a leggere.

fire emblem three houses

Da mercenario a professore (?!?)

Come sempre in fase di anteprima, diremo solo lo stretto necessario riguardo alla narrativa di Fire Emblem Three Houses per due motivi: uno è che gli spoiler sono una delle pratiche più odiose del nostro tempo, e il secondo dipende dal fatto che ci siamo lasciati alle spalle appena otto ore di gioco su un totale che, almeno stando alle dichiarazioni del team di sviluppo, potrebbe essere di dieci volte più grande. Nel gioco impersoniamo un personaggio a scelta tra due, estremamente simili tra loro e differenti solamente per il sesso: sia il ragazzo che la ragazza hanno infatti profondi occhi chiari, una capigliatura blu che ricorda Chrom e Ike ed uno sguardo a metà tra il malinconico ed il pensieroso. Inizieremo il gioco come un semplice mercenario, com’è accaduto in tanti titoli della serie fin qui, ma ben presto, e apparentemente per pura coincidenza, ci troveremo a difendere tre rampolli della nobiltà dall’attacco sconsiderato di una manica di banditi.

Questo evento cambierà completamente il mondo del nostro alter ego a schermo: i ragazzi salvati sono tre studenti della vicina accademia militare, nonchè i tre eredi dei regni in cui si divide il continente di Fodlan, teatro delle vicende raccontate nel titolo Intelligent Systems. Come se non bastasse, proprio mentre il nostro si frappone tra l’ascia del capo dei banditi e Edelgard, principessa dell’Impero Adrestiano, pronto a morire da eroe, qualcosa (o qualcuno) ferma improvvisamente il corso del tempo, salvandolo dall’abbraccio del tristo mietitore e palesandosi a lui con le sembianze di una ragazzina dai capelli verdi. Se la trama vi sembra più ingarbugliata rispetto agli episodi precedenti del franchise è perchè effettivamente lo è, almeno stando alle prime ore di gioco: nondimeno, la complessità del plot è indice di maggior ambizione, da parte del team di sviluppo, nel portare ad un altro livello la narrativa della serie, con una sceneggiatura lunga e non priva di colpi di scena. In quest’ottica, appare subito chiaro che il gran numero di eroi reclutabili, con i quali è possibile intessere relazioni interpersonali di varia natura (sicuramente di amicizia, finora niente romance, però), sottende ad una vicenda ariosa, in cui le microstorie di vari personaggi finiranno con il convergere nella macrostoria di un intero continente. Di certo, e questo non piacerà a tutti i fan della serie, se c’è un elemento che emerge con forza dalle prime ore di gioco è che c’è da leggere (e da ascoltare dialoghi doppiati) molto di più rispetto alle ultime uscite del franchise.

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School life

Più che durante le fasi di battaglia vere e proprie, il cui gameplay perfettamente oliato era in effetti abbastanza difficile da migliorare, le principali novità che Fire Emblem Three Houses ci ha fin qui mostrato riguardano tutto l’apparato pre e post combattimenti, messo su da Intelligent Systems e Koei Tecmo nel tentativo di fare del franchise un gioco di ruolo oltre che un eccellente titolo strategico a turni. A pochi minuti dai titoli di apertura, al giocatore sarò chiesto di diventare uno dei docenti presso l’accademia militare di cui sopra, con relativa selezione della classe che si vorrà guidare: di qui, sulla falsariga degli ultimi episodi della serie Persona e dei due recenti Legend of Heroes Trails of Cold Steel, il titolo pubblicato da Nintendo alterna fasi di time management sim ad altre in cui socializzare e rinforzare i rapporti personali tra studenti, al fine di beneficiare di una maggiore coesione sul campo di battaglia. In quanto professore, il giocatore sarà chiamato ad organizzare delle lezioni, dare priorità ad ognuno dei suoi studenti, spingerli a compiere lavori di gruppo per imparare a giocare di squadra e così via.

Nonostante una certa lentezza iniziale, legata anche al gran numero di informazioni veicolate al giocatore durante le primissime ore di gioco, una volta presa la mano con il sistema se ne scoprono la profondità e la versatilità, che consentono di influire sulle build di ogni singolo studente in maniera assai più significativa rispetto ad ogni altro Fire Emblem uscito fin qui. Certo, il passaggio di livello è ancora automatico, ma per il resto tutto è nelle mani del giocatore: la tipologia di arma, gli esercizi da far condurre ai propri membri del party, la specializzazione secondaria, la classe e così via. Il prezzo da pagare per tanta libertà di scelta sembra essere una maggiore diluizione della componente tattica, visto che nelle già citate otto ore e passa di gioco abbiamo combattuto solamente tre battaglie: probabilmente questa bassa frequenza degli scontri è motivata dal fatto che si è alle battute iniziali, ma sarà nostra premura valutare questo elemento sul lungo periodo ed in sede di recensione. La svolta “scolastica” del brand necessita poi di un lavoro di ottimizzazione del tempo e dei segmenti liberi: calendario alla mano, il giocatore dovrà scegliere come organizzare esami, battaglie, spiegazioni e persino seminari, distribuendo equamente giornate di riposo per non appesantire troppo il morale e scontri opzionali per testare sul campo quanto imparato dagli studenti all’accademia. Già adesso, appare impossibile pensare di vedere ogni scena e portare avanti tutte le attività disponibili, a vantaggio della rigiocabilità del prodotto.

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Belvedere

Siamo rimasti piacevolmente colpiti anche dall’impianto tecnico del gioco, sebbene si veda come Switch sia stato messo alla frusta dagli sviluppatori: il gran numero di personaggi a schermo contemporaneamente causa qualche rallentamento e diversi fenomeni di pop-up nelle fasi più concitate, ma è il prezzo da pagare per il titolo più bello da vedere del franchise fin qui.
I modelli poligonali sono di ottima fattura, le animazioni sempre sul pezzo e il doppiaggio di prima qualità, sebbene lasci basiti la scelta di non dar voce al protagonista, visto che questi parla quando sale di livello o sul campo di battaglia, per poi rimanere muto durante le cutscene.
Per valutare longevità, rigiocabilità e complessità dell’offerta ludica, invece, non possiamo che rimandarvi alla recensione completa, in arrivo entro fine mese sule pagine di Spaziogames.it.

+ Combattimenti sempre in ottima forma
+ Una marea di cose da fare
+ Grande livello di personalizzazione delle truppe

Consci di poter far poco per migliorare le meccaniche di gioco che hanno reso famosa la serie, anche qui in ottima forma, i ragazzi di Intelligent Systems, coadiuvati da quelli di Koei Tecmo, sembrano aver piuttosto optato per un approccio differente, arricchendo tutto ciò che c’è intorno alle battaglie a turni.

L’obiettivo è quello di rendere Fire Emblem Three Houses il titolo più longevo, ambizioso e curato del franchise, e, sebbene non tutte le aggiunte troveranno il gradimento dei fan di vecchia data, le prime ore di gioco sembrano confermare le ambizioni di partenza.

A presto per la recensione.




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