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FIFA 21 PS5, la next-gen è difficile da vedere ma c’è

Scopriamo come cambia lo sportivo di Electronic Arts grazie alla potenza delle nuove console

FIFA 21 è uno dei molteplici titoli che hanno optato per un upgrade a ridosso del lancio delle console di nuova generazione, introducendo alcuni cambiamenti, taluni più marcati e altri più sfumati, rispetto alle versioni lanciate ad inizio anno o nel corso dell’autunno.

Electronic Arts ha tenuto di certo una buona condotta per quanto riguarda la commercializzazione di questo aggiornamento, che non ha richiesto esborsi aggiuntivi dal momento che è gratuito per tutti i possessori di una copia del gioco originale, ma il dubbio che in tanti nutrivano in partenza – proprio per via della sua gratuità e della relativamente scarsa fanfare che ha anticipato il lancio dell’assalto a PS5 e Xbox Series X|S – è che questo modello potesse sminuire la portata dello stacco impresso nel passaggio da una generazione all’altra.

La next-gen è i capelli di Alisson.

Dopo aver passato diverse ore sul titolo di EA Sports, possiamo darvi le nostre impressioni su FIFA 21 per PS5.

Cos’è next-gen?

In un momento storico come questo, la voglia di farsi sorprendere è ancora più grande e in molti, guardando come sono stati gestiti i salti precedenti e in particolare quello dalla sesta alla settima generazione, avevano grosse aspettative e/o erano fiduciosi in un effetto wow che avrebbe giustificato l’acquisto di una nuova console. In queste prime battute, PS5 per certe ragioni, Xbox Series X|S per altre, questo effetto è evidentemente mancato, e la sensazione che la corsa ad una console next-gen sia immotivata o quantomeno rimandabile al 2021 se non oltre si sta facendo largo sempre di più nella community.

 

Uno scenario simile non rende particolarmente agevole il terreno per un FIFA 21 che, al contrario di PES, non si è astenuto dallo scendere in campo fin da subito per capitalizzare la risonanza mediatica della next-gen. Il problema di un approccio così aggressivo risiede chiaramente nelle tempistiche, che possono esporre la serie alla scarsa familiarità con le nuove piattaforme e non farle sfruttare a dovere le potenzialità che mettono sul piatto; Konami ha aggirato senza fare troppo complimenti questo ostacolo, saltando un anno e cambiando motore grafico per presentarsi con una versione davvero next-gen del suo prodotto (o almeno così la vogliamo auspicabilmente figurarcela) nel 2021, mentre EA Sports si è lanciata immediatamente nell’agone.

Ovviamente, un approccio simile non ha consentito – insieme al fatto che non vivremo mai più uno stacco del genere, dal momento che adesso la tecnologia fa piccoli e costanti passi in avanti anno dopo anno che sono così incrementali da non distinguersi quasi più – di replicare in noi quelle sensazioni che provammo ad esempio guardando FIFA Road to World Cup 2006 al lancio di Xbox 360 nel 2005.

Se ci chiedessero cosa sia la “next-gen”, risponderemmo con un video come quello che vi lasciamo qui sopra perché, per quanto ad oggi risulti pasticciatissima, una grafica del genere, impastata di bloom e ombre scurissime, appena un mese prima di quell’uscita ce la saremmo sognata; perché fin dai menu di selezione delle magliette, passando per la regia che ammiccava al pubblico e ai tagli televisivi sul pallone al calcio d’inizio, lo sviluppatore aveva ben in mente cosa volesse mostrare per sottolineare la differenza tra quello che c’era prima e quello che ci sarebbe stato dopo.

Il nuovo, in tutti i sensi, Anfield.

Da questo punto di vista sono in tanti i titoli in cui latita una visione simile, come se l’immaginazione per quello che verrà si fosse esaurita sotto i colpi di quegli upgrade incrementali che abbiamo menzionato in alto, ma va anche detto che fin dall’inizio non avremmo chiesto a FIFA 21 – ad un aggiornamento gratuito lanciato nel bel mezzo di una pandemia – un impatto del genere, e che per tanti versi questa release rappresenta comunque un salto in avanti nella qualità della vita degli utenti così come un miglioramento della pura “bellezza” del gioco difficile da percepire ma presente.

Entri FIFA 21

Diversamente da Konami, EA Sports non ha progettato cambi di engine – del resto, il Frostbite è stato implementato soltanto poche edizioni fa – ma ha puntato ad alzare il livello di alcuni parametri che di norma è più facile che “gridino” alla next-gen. In primis, noterete un salto di qualità nell’elaborazione dell’illuminazione, molto più chiara rispetto alla controparte della generazione ormai passata, capace di definire meglio i corpi sia dei tifosi che dei calciatori e degli allenatori, così come di far risaltare maggiormente le diverse zone del manto erboso; quest’ultimo particolare si nota soprattutto quando il tappeto è suddiviso in righe verticali, con l’accostamento di una chiara e una scura che adesso risaltano molto di più e molto più credibilmente, oltre al puntellamento delle gocce di pioggia in condizioni climatiche avverse ora preciso e verosimile.

Ma nemmeno il 'nuovo' Messi scherza.

La componente scenica è stata curata con più attenzione: gli spalti sono adesso più pieni e definiti, dettaglio evidente all’ingresso in campo, mentre prim’ancora che inizi la partita una nuova cut-scene mostra le squadre scendere dal pullman e avvicinarsi agli spogliatoi nelle loro divise sociali, similmente a quanto accade in TV nelle grandi occasioni. Complice anche l’avvento di un’illuminazione più accesa, spiccano maggiormente i tessuti delle maglie, che risultano in maniera alquanto marcata definiti ad una risoluzione solo impossibile su console in precedenza, ed è stato corretto il tiro su alcuni volti (valga per tutti Messi) che erano stati “sbagliati” nel FIFA 21 di partenza; un peccato, però, che non ne siano stati aggiunti di nuovi a quanto ci risulta, dal momento che lo sviluppatore sembra essersi limitato a perfezionare quelli già presenti – che poco non è ma, PES insegna, gran parte dell’effetto sorpresa in un titolo del genere lo fa la riproduzione del viso di un calciatore come Ibanez della Roma che non avremmo pensato meritevole, col dovuto rispetto, di un tale onore.

La componente più next-gen che abbiamo visto finora su FIFA 21, e forse in assoluto, è rappresentata non tanto dal sudore sulla fronte dei calciatori quanto dall’accuratezza dei loro occhi (capaci di convogliare emozioni diverse e presentarsi estremamente vicini alle controparti reali, quando in passato ce ne sono stati mostrati soltanto di spiritati) e soprattutto dei loro capelli: come dimostrato dal caso di Alisson Becker, portiere del Liverpool, le chiome dei calciatori si muovono adesso liberamente e non sono più un pastrocchio unico appiccicato sulle teste dei 22 milionari che rincorrono un pallone; in molti casi, le capigliature sono più ricche – banalmente, Neymar Jr. ha più riccioli e più definiti – e persino le sfumature, come gli stacchi tra una zona piena di capelli e i lati sguarniti a ridosso delle basette, evidenziano una precisione chirurgica.

Zlatan, ti piaccia o no, ci sei anche tu su FIFA 21.

Se questi particolari ci entusiasmano, hanno tutti un grosso problema: li puoi vedere in un replay o al massimo in una scena d’intermezzo perché, per quanto Electronic Arts abbia provato ad introdurre una nuova inquadratura, nel bel mezzo dell’azione, dall’alto e dalla legittima distanza di una telecamera a bordo campo, emerge soltanto un quadro d’insieme dal quale è difficile notare, se non stringendo gli occhi (possibilmente esperti) e focalizzando la propria attenzione sulla grafica, il passaggio da una console all’altra; ché al giorno d’oggi, lo anticipavamo in alto, non è un problema del solo FIFA 21 ma è una difficoltà che tutte le prime produzioni che si stanno affollando in quella che non ci stancheremo mai di definire la generazione delle performance – quella in cui miglioreranno sensibilmente le prestazioni più che la resa visiva – stanno attraversando e probabilmente attraverseranno fino alla fine.

Una brutta notizia è che, almeno in questa fase, abbiamo registrato degli scatti importanti nelle partite offline, in caso di azioni particolarmente concitate o anche finendo addosso al portiere con il pallone tra i piedi: più che cali di frame rate parleremmo di stutter, dei veri e propri singhiozzi nel flusso dell’azione che capitano pure in mezzo al campo ma almeno lì sono più micro-scattini che autentiche interruzioni. Non sappiamo se si tratti del prezzo da pagare per i miglioramenti visivi della next-gen, e ci auguriamo francamente non sia così, oppure di altre problematiche più lievi risolvibili tramite ulteriori patch o persino collegate alla tenuta dei server EA, la cui connessione costante in un momento di grosso affollamento potrebbe avere avuto delle conseguenze sul gioco stesso.

Un assaggio della nuova inquadratura à la PES.

Il nuovo FIFA su PS5 non porta in dote soltanto un upgrade grafico – ci sono pure alcune novità come un’inquadratura predefinita creata ad hoc. L’inquadratura ricalca pedissequamente quella predefinita di PES, piazzandosi in un’angolazione quasi isometrica che ricorda i primissimi capitoli della serie e cerca di replicare le visuali di un’autentica partita vista in televisione.

L’idea, probabilmente, era coinvolgere maggiormente il pubblico sugli spalti in quel quadro d’insieme di cui sopra, visto che ha subito un arricchimento notevole, e quindi possiamo comprendere lo scopo; tuttavia, proprio come con la controparte Konami, l’abbiamo scartata molto in fretta perché ci risulta troppo distante e complicata da gestire in termini di prospettiva (specie con le palle alte e quando si difende negli uno contro uno). Questione d’abitudine? Ci rivedremo sicuramente su FIFA 22 per capire se con più tempo sul gioco avremo un parere diverso ma, vista l’esperienza sul calcistico giapponese, ne dubitiamo.

Il pubblico sugli spalti ha ricevuto un bell'upgrade.

Un aspetto sorprendente, ma forse non troppo considerando l’SSD di PlayStation 5, è quello dei caricamenti: EA Sports parla di due secondi per passare dal menu alla partita nella modalità Calcio d’inizio ma la verità è che non ci sono affatto tempi d’attesa; una volta premuto sul tasto gioca si entra subito in campo e la cosa è così naturale che inizialmente non ve ne accorgerete nemmeno. Gli unici “intoppi” sorgono coi big match, che hanno inquadrature aggiuntive che ritardano l’ingresso in campo (gli stacchi sulle squadre che fanno riscaldamento, in genere), ma in un Crotone-Napoli ad esempio finirete subito sul manto verde e su FUT basterà che vi distraiate un istante per perdervi la squadra del vostro avversario online – e, seppure non doveste distrarvi, è probabile che non la riuscirete a leggere tutta.

E PS5 che fa?

Rispetto a Xbox Series X|S, che pure beneficia di caricamenti simili, PlayStation 5 ha alcune gimmick che spiccano ulteriormente su FIFA 21. Queste hanno un nome e un cognome: DualSense e Attività. In primis, restando nell’alveo della velocità dell’accesso al gioco, le Attività non hanno un grosso impatto sulla modalità Calcio d’inizio che è appunto già super veloce di per sé, ma consentono di entrare nelle specifiche modalità con una rapidità davvero impressionante, rendendo di fatto inutile il passaggio per il menu principale e le tante voci che prima era obbligatorio attraversare per mettere piede nel contenuto desiderato. EA Sports ha sfruttato appieno la funzionalità messa a disposizione dal sistema operativo di PS5 e il fatto che l’abbia progettato per quello che fondamentalmente è un upgrade gratuito le fa certamente onore.

Calcio d'inizio!

Mettiamo caso che vogliate giocare una partita di Squad Battles: anziché avviare il gioco dalla voce nella dashboard, vi rivolgete alle carte Attività che sono dedicata ciascuna ad una determinata modalità (Volta, FUT generale, Division Rivals, Calcio d’inizio, ecc.), e così vi ritrovate direttamente nel menu del contenuto di cui avevate bisogno. Ciò vuol dire che avrete una prima schermata col logo di FIFA 21, una seconda schermata sempre col logo del gioco (quella del gioco e non dell’OS, in pratica), l’animazione di EA Sports che potete saltare, una breve connessione al server, e potrete subito giocare quello che vorrete – è stata pure rimossa la schermata della scelta della lingua, a tal fine.

Il DualSense è stato similmente messo sotto stress sia sul versante del feedback aptico che su quello dei grilletti adattivi. Il feedback aptico viene chiamato in causa con sfumature diverse ad ogni tocco di palla, ad esempio: uno stop darà un colpetto secco, un passaggio ne darà un altro, un passaggio forte restituirà un colpo più deciso, e ogni tocco imprimerà un feedback sul grip dello stesso lato del piede con cui lo effettuerete (calciando col sinistro, vibrerà la parte sinistra del controller). La nuova vibrazione è stata implementata non solo per finalità “tecniche” ma anche per convogliare emozioni, ed è così che quando andremo ad esultare per un gol segnato sentiremo il ruggito dello stadio salire dal basso verso l’alto del pad, e persino dopo che i nostri avversari avranno battuto la ripresa, grazie ai cori dei nostri tifosi, continueremo ad avvertire una vibrazione più leggera ma intensa e percettibile per darci la carica.

Dalla dashboard di PS5 alla modalità desiderata, alla velocità della luce.

Ovviamente, i grilletti adattivi sono stati anch’essi chiamati in causa: questi opporranno una maggiore resistenza quando i calciatori saranno più stanchi nel secondo tempo, rendendo più difficili gli sprint e dando subito un’indicazione utile di chi dovremmo sostituire, e quando, riducendo sensibilmente la valenza dell’interfaccia e (ri)portando il calcio – specialmente nel bel mezzo di una partita combattuta – al livello delle sensazioni e delle intuizioni che rendono grande un manager. Non basterà, però, avvertire una maggiore resistenza dei grilletti per decidere una sostituzione: in molti casi, infatti, la resistenza aumenterà anche dopo uno scatto e tornerà a diminuire una volta che il calciatore si sarà ripreso, per cui bisognerà essere bravi a leggerla nel modo giusto o persino stabilire quando accettare una resistenza maggiore per il bene della squadra, non togliendo magari il top player della squadra solo perché è stanco.

Un aspetto controverso, infine, è rappresentato dal fatto che nel gioco la nuova vibrazione sia completamente personalizzabile, mentre i grilletti adattivi non possono essere disabilitati (diversamente da un Call of Duty Black Ops: Cold War) dalle opzioni del titolo; inoltre, dopo la partita di presentazione, il feedback aptico “Avanzato”, come viene chiamato, ci è stato disabilitato senza preavviso e per qualche ragione ci è stata appioppata la configurazione “Personalizzato A” quando abbiamo sempre usato i comandi classici. Problemini, comunque, tutti aggirabile con facilità.

In conclusione

FIFA 21 rappresenta uno step evoluto incrementale, di quelli difficili da vedere come siamo ormai stati abituati in questo inizio di generazione ma comunque presente, che migliora la resa visiva di quel tanto che basta da far intuire il potenziale di PS5 (e Xbox Series X) e la qualità della vita in maniera sensibile e allo stesso modo piacevolmente naturale. La speranza, ma lo chiameremmo più desiderio, è che EA Sports non si sieda sugli allori adesso che ha una base tecnica importante e alzi l’asticella con un FIFA 22 nativo next-gen, esattamente come farà l’agguerrito PES 2022 forte di un engine diverso e un’ambizione rinnovata.

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