eFootball PES 2020, inizia l’avventura – Recensione in corso

Il calcio di eFootball PES 2020 arriva in campo. Ecco il momento di iniziare l'avventura con la recensione!

Recensione in corso
A cura di Mario Marino - 10 Settembre 2019 - 10:11

Col termine muscle car si intende catalogare una specifica tipologia di automobili prodotte negli Stati Uniti a cavallo fra gli anni 60 e 70. Dalla linea aggressiva e spartana, queste vetture esprimevano il senso della loro esistenza attraverso un unico obiettivo: potenza, potenza e ancora potenza. Senza badare troppo agli accessori e ai confort, tali veicoli hanno saputo ritagliarsi la loro porzione di mercato, entrando nella storia dell’automobilismo e nel cuore di una piccola, affezionatissima cricca di appassionati. Se dovessimo trovare un paragone videoludico per le muscle car, questi non potrebbe essere altro che Pro Evolution Soccer, la serie calcistica di Konami che da sempre ha puntato tutte le fiche a propria disposizione sulla casella del gameplay magnificamente puro e crudo, infischiandosene – in maniera anche abbastanza colpevole – di tutti gli ornamenti e gli orpelli che hanno fatto la fortuna della concorrenza, ma che nonostante tali carenze ha resistito al corso degli anni e ai mutamenti del gusto del grande pubblico – oltre che al progressivo disfacimento della Konami che conoscevamo.

eFootball PES 2020, inizia l’avventura – Recensione in corso

La serie, nata con il nome di International Superstar Soccer nel 1994, è arrivata quest’anno al compimento del 25esimo compleanno. Per l’occasione, la casa di Castlevania ha voluto regalare al proprio figlio prediletto il nuovo prefisso “eFootball”, trasformando quindi il titolo ufficiale del nuovo capitolo in eFootball PES 2020. Pur dichiarando in maniera sprezzante già dal titolo la propria natura fortemente online, però, non ci è stato possibile provare le modalità di gioco che prevedano l’accesso ai server, dato che nel momento in cui scriviamo gli stessi server risultano ancora chiusi.
Abbiamo avuto modo di concentrarci perciò soltanto sulle (ahinoi davvero poche) opzioni di gioco offline che l’ultima iterazione del franchise ha da offrire agli acquirenti. Sarà valsa la pena aspettare tutta l’estate per lanciarsi un’altra volta nella scalata alla Master League?

Juventus

Pensare il calcio

Il mondo dei videogiocatori di titoli calcistici è davvero peculiare. Non è così impossibile trovare all’interno della community giocatori che hanno accumulato decine o centinaia di ore con i titoli di Konami e/o Electronic Arts, ma che allo stesso tempo quasi mai hanno resistito alla visione dei 90 minuti più recupero di una partita di calcio reale, sintomo di come per loro il calcio reale sia lento, prolisso e molto spesso privo di spettacolo e attrattiva. PES, com’è ormai tradizione, non si rivolge a questo pubblico. 
Pro Evolution Soccer è una serie indirizzata a chi il calcio, se proprio non l’ha conosciuto sul campo (come chi vi scrive in questo momento), l’ha vissuto per anni sugli spalti degli stadi (come chi vi scrive in questo momento).
 Il titolo di Konami, tanto per tagliare la testa al toro, si riconferma anche quest’anno la più fedele riproduzione con poligoni e texture del gioco più bello del mondo. Anzi, se è possibile, i ragazzi di Konami hanno addirittura migliorato l’esperienza dell’anno scorso, grazie all’introduzione di nuove meccaniche di gioco che sfruttano in maniera eccellente il motore fisico del Fox Engine.

Coadiuvato dal genio di Don Andés Iniesta, ormai da anni impegnato nel campionato giapponese dopo l’addio al calcio europeo, il team di sviluppo ha voluto aggiungere al già collaudato gameplay di Pro Evolution Soccer alcune interessantissime novità, come il first touch control. Nuovo sistema di controllo di prima della palla, questa meccanica restituisce già dai primi momenti di gioco il feeling eccezionale che la sfera sa trasmettere joypad alla mano, segno della cura da monaco amanuense che gli sviluppatori nipponici hanno riservato al codice di gioco e al suo motore grafico.
Ogni partita di PES 2020 è uno spettacolo di collusioni, urti, inciampi e cadute dei ventidue in campo quanto più fedeli a quelle sperimentabili nel gioco reale. Allo stesso modo, il movimento del pallone virtuale è potenzialmente indistinguibile da quello di un pallone reale: aperture d’esterno e di interno che curvano secondo archi di parabola geometricamente perfetti, passaggi filtranti sul terreno bagnato che rischiano di trasformare il pallone in una meteora così come di farlo impantanare in una pozzanghera, tocchi in punta di fioretto che si contrappongono a colpi di zappa, tiri dalla distanza da calibrare al millimetro e da costruire con ritmo e visione di gioco, elementi imprescindibili per i giocatori che vogliono avvicinarsi a PES 2020.

eFootball PES 2020, inizia l’avventura – Recensione in corso

Il nuovo titolo della serie Konami chiede un prezzo caro per il biglietto di ingresso: la conoscenza del football. Se siete abituati ai simulatori calcistici dove basta correre sull’esterno e metterla al centro per segnare di testa, lasciate perdere. Se siete soliti sfruttare il flipper di passaggi per ritrovarvi a tu per tu con il portiere in cinque secondi, questo non è il gioco che fa per voi. Se la vostra tendenza nel videogioco calcistico è quella di prendere un singolo funambolo, scartare tutta la squadra avversaria allenatore compreso ed entrare in porta con tutto il pallone, forse è meglio spendere soldi altrove – per quanto, a onor del vero, il nuovo sistema di dribbling nello stretto elaborato da Konami potrebbe creare qualche situazione del genere. 
In eFootball PES 2020 bisogna, semplicemente, pensare il calcio.

L’Intelligenza Artificiale del gioco Konami è stata migliorata rispetto all’anno scorso – sebbene persista qualche sbavatura, soprattutto per ciò che concerne indecisione dei portieri sui calci piazzati, diagonali difensive dei compagni controllati dalla CPU e selezione del giocatore nei momenti più concitati – rendendo la costruzione della manovra uno spettacolo. Bisogna ragionare in PES, costruire l’azione sfruttando le peculiarità dei giocatori a propria disposizione e saper leggere i vari momenti della partita. Tenere il dito inchiodato sul tasto deputato allo scatto è deleterio oltre che inutile, la stanchezza dei giocatori si avverte già da metà del secondo tempo se abbiamo sprecato troppe energie correndo appresso al pallone come una squadra di Pulcini. 
Il calcio di PES vive di tattica e geometria, proprio come i grandi maestri di questo magnifico gioco ci hanno insegnato. Certo, la cosa si traduce in una generale “lentezza”, avvertibile in modo particolare da chi ha giocato per ore e ore al titolo della concorrenza, ma va benissimo anche così. A differenza di quanto avviene nella produzione di Electronic Arts, le partite di PES hanno effettivamente vari momenti al loro interno, c’è una varietà di situazioni tangibili. La difesa schierata degli avversari nei primi minuti che costringe al fraseggio insistente al limite dell’aria, le squadre lunghe sul finale di partita che lasciano praterie aperte ai contropiedisti, gli arrembaggi disperati di chi deve agguantare il pareggio negli ultimi minuti possono far trattenere il respiro ai videogiocatori più emotivamente coinvolti… Il football di PES è vivo e pulsante, i momenti di noia sono rari. Non ci si annoia anche perché i compagni offrono spunti e idee in ogni momento, con tagli e sovrapposizioni intelligenti e ispirate. Per quanto i movimenti offensivi gestiti dalla CPU siano ragionati e galvanizzanti, non si può dire lo stesso di quelli difensivi, con le squadre che molto spesso lasciano buchi a centrocampo che vengono subito aggrediti dagli attaccanti avversari. Una bella noia, soprattutto se la partita che state giocando vi serve per scalare la classifica della Master League.
eFootball PES 2020, inizia l’avventura – Recensione in corso

Due pietre e un pallone

Siamo sicuri che chi dovesse ritornare all’ovile di PES dopo averlo abbandonato una decina di anni fa, si scoprirebbe sorpreso e confuso dall’offerta ludica del titolo Konami. Esattamente come ormai da tempo immemore, le modalità di gioco offline del simulatore calcistico made in Japan si riducono a pochissime opzioni, praticamente soltanto due. Escludendo le varie coppe continentali e le leghe personalizzabili – cose che già i Winning Eleven su PS1 garantivano ai propri acquirenti – le modalità di gioco fruibili lontano dalla rete sono le celeberrime Diventa un Mito e Master League.
La prima vede i giocatori indossare maglietta e scarpini di un singolo calciatore, reale o inventato che sia, con l’intento di portare quel singolo futbolista nel gotha del calcio mondiale. Purtroppo, fa male ammettere che tale modalità di gioco mostra ormai ampiamente i segni del tempo. Dopo quanto fatto da Fifa con il suo Il Viaggio, è davvero mortificante subire questa modalità di gioco dove di tanto in tanto ci viene concesso qualche scampolo di partita, senza avere la possibilità di migliorare il nostro giocatore come meglio desideriamo o anche solo capire in tempo reale l’andamento della nostra performance. Konami dovrebbe valutare l’ipotesi di eliminare tale porzione di gioco se non vuole migliorarla. Bisogna riconoscere, però, come tale impegno sia stato profuso nello svecchiamento della Master League.

Da sempre tratto distintivo del franchise, la Master League è il centro nevralgico di PES 2020 offline. Migliorata rispetto all’anno scorso per ciò che riguarda l’andamento del mercato, la nuova Master League si ispira liberamente a un altro titolo cult, Football Manager.
Se anche voi, come chi vi scrive in questo momento, siete dei maniaci del gestionale di Sports Interactive, non potrete fare a meno di pensare a quello nell’approcciarvi alla Master League. Già con la novità dell’avatar il rimando al titolo per PC è palese. Konami ha infatti inserito la possibilità di scegliere fra alcuni modelli per impersonare l’allenatore, siano essi dei generici uomini di mezza età o vecchie leggende del calcio mondiale, come Romario, Roberto Carlos, Maradona o la buonanima di Johan Cruijff.
La scelta dell’allenatore serve ad avere una rappresentazione nelle cut scene della Master League, durante le quali più di una volta saremo chiamati a scegliere risposte da dare a membri dello staff o giornalisti in sala stampa. Questi dialoghi sono poco più di un intermezzo fra una partita e l’altra, non hanno lo stesso impatto che possono avere discussioni e conferenze stampa in Football Manager, ma contribuiscono a rendere più verosimile l’esperienza, cosa che del resto viene difficile a causa della sempiterna questione delle licenze, argomento su cui torneremo in seguito.

La Master League può essere affrontata in due modi: o scegliendo una squadra per quella che è, o prenderne una ed eliminare completamente il suo organico, sostituendolo con il solito elenco di figli della guerra. Ovviamente la prima opzione è più “semplice”, ma da questo punto di vista Konami è stata clemente. Al momento di impostare le scelte iniziali di una nuova carriera, è possibile selezionare parametri come il budget a disposizione della propria squadra e la facilità delle trattative, già di per sé non eccessivamente impegnative. PES 2020 offre quindi una difficoltà variabile, adattabile ai gusti e alle tempistiche di tutti i giocatori.

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Licenze, si migliora, ma basta?

Così come è sempre stato, anche PES 2020 vacilla e cade in quanto a licenze ufficiali. Dopo la partnership col Barcellona dello scorso anno, quest’anno Konami ha stretto accordi con Manchester United, Bayern Monaco e Juventus, con la squadra italiana strappata completamente alla concorrenza e cancellata dagli elenchi altrui.
 Inutile girarci intorno: è ancora poco. PES 2020 è con ogni probabilità il gioco di calcio più divertente da giocare di questa stagione, eppure non si scappa dal doverlo fare ancora con il Manchester Blue o con tutte le altre squadre dai nomi inventati. Continua poi a mancare completamente la Bundesliga, con Bayern Monaco, Bayer Leverkusen e Schalke 04 relegate nelle “altre”.
È vero, bastano pochissimi minuti per importare un file modifica nuovo che sappia sopperire alle carenze di Konami, ma se dobbiamo valutare il gioco per quello che viene offerto sugli scaffali dei negozi, non possiamo esimerci dal tirare le orecchie alla software house giapponese.

Allo stesso modo, applaudiamo fino a spellarci le mani per il lavoro grafico che Konami ha garantito al nuovo PES. Sfruttando il Fox Engine di Metal Gear Solid V, PES 2020 è uno spettacolo per gli occhi e per il cuore, con i suoi stadi riprodotti alla perfezione e con gli spalti stracolmi, le condizioni climatiche e i giochi di luce reali, tangibili, bellissimi. Anche la riproduzione del calciatori, o quanto meno quelli più famosi, lascia a bocca aperta. Imbarazzante, invece, la telecronaca di Caressa e Marcheggiani, molto spesso fuori contesto e comunque recitata senza pathos e coinvolgimento.

+ La migliore simulazione calcistica sul mercato
+ Intelligenza tattica di compagni e avversari
+ Un incredibile motore grafico...
- ... azzoppato dalle magliette non licenziate
- Pochissime modalità offline
- Nessuna sostanziale novità sui contenuti

eFootball PES 2020 segna il passo successivo nel percorso di redenzione di Konami, un percorso lento e in salita, ma che anno dopo anno sembra convincere di più. Aspettiamo l’apertura dei server per poterci esprimere in maniera completa e definitiva su un gioco che, almeno nell’offerta offline, è divertentissimo da giocare se si ama il calcio, al netto di un’offerta ludica ridotta all’osso. Rimanete sintonizzati.




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