Draugen recensione | Fantasmi dal Passato

Draugen è una storia di solitudine e silenziosa disperazione. Ve lo raccontiamo nella nostra recensione.

Recensione
A cura di Domenico Musicò - 28 Maggio 2019 - 15:00

A volte basta solo una buona storia per scaldare il cuore, per creare un profondo senso di empatia e farci sentire vicini a dei personaggi. Non occorrono gli ultimi ritrovati tecnologici per creare stupore, né il proverbiale fumo negli occhi che tanto attira e poco attecchisce. Talvolta, addirittura, può bastare un sistema di gioco minimalista, non sfidante e funzionale al solo racconto. A volte bastano semplicemente dei giochi sviluppati da una dozzina di persone, capaci di raccontarci e coinvolgerci più di quanto un team enorme riuscirebbe a fare. Draugen di Red Thread Games è il noir-mistery che non ti aspetti, il racconto psicologico con risvolti da romanzo scandinavo che sa come sorprendere.

Un paesaggio bucolico

Isolation

Draugen è ambientato nel 1923, in un villaggio abbandonato della Norvegia. Edward Charles Harden è un viaggiatore americano che, accompagnato da una ragazza frizzante, ciarliera ed enigmatica di nome Elizabeth, giunge in barca sulla costa del paesino alla ricerca della sorella scomparsa. Annidata tra i fiordi e le montagne della Norvegia rurale, la comunità costiera sembra essere sparita nel nulla: in tutta la zona non ci sono tracce di vita e la persona con cui Edward aveva uno scambio epistolare non è lì ad accoglierlo. Quando decide di entrare in casa e ficcare il naso tra la mobilia, i quadri e i documenti di famiglia, degl’inquietanti dettagli vengono a galla. Due fratelli gemelli e soci di un’attività mineraria hanno sposato a loro volta due sorelle gemelle, da cui hanno avuto dei figli. Lì, nei pressi della miniera, è successo qualcosa che sarebbe meglio tenere nascosto, e da cui inevitabilmente è scaturita una serie di nefandezze a catena.

Sulla barca a remi

Tutti i dettagli scoperti da Edward potrebbero essere legati direttamente alla scomparsa della sorella, i cui vestiti sono sparsi qua e là in punti diversi del villaggio, come molliche di pane che conducono nel posto giusto. Fin qui, Draugen potrebbe sembrare un gioco come tanti, un titolo dalla storia non esattamente tra le più originali, che sa di già visto. E invece al di sotto della pittoresca superficie si celano delle verità che vanno anche al di là di ciò che è successo in quel luogo isolato, ma interessano in prima persona il protagonista, il suo stato mentale e la battaglia silenziosa che si anima nel profondo della sua coscienza.

Per chi non ha alcun problema con la lingua anglofona (il gioco non è tradotto nella nostra lingua) ed è pronto ad affrontare una discreta mole di dialoghi, considerazioni tra personaggi e testi, avrà come ricompensa una storia intensa, a tratti cruda e drammatica; una parabola sulla difficoltà di accettare un destino infausto e sulle ripercussioni che terribili casualità possono avere sulla psiche e sul modus operandi degli uomini.

Viaggio verso la città

Mistery Island

In tutto il gioco non incontrerete altri personaggi all’infuori della vostra compagna di avventure Elizabeth, pertanto gli sviluppatori hanno deciso di implementare un sistema di dialoghi dinamico che vi consente di scegliere delle risposte in base alle deduzioni che farete. Le opzioni che appaiono in sovrimpressione, dopo qualche secondo tenderanno a sbiadire e infine a sparire del tutto, motivo per cui, come avviene nella realtà, non potrete indugiare oltre il dovuto. È sostanzialmente identico a quello visto in Oxenfree e offre la possibilità di decidere, secondo le personali intuizioni, quali sono i dettagli della storia. È un modo per rigiocare Draugen, che dura circa cinque o sei ore al massimo, e per scoprire le risposte a delle domande che continueranno a ronzarvi in testa anche dopo averlo finito.

Detto ciò, Draugen è poco più di un walking simulator: non esistono dei veri puzzle, tutto è piuttosto guidato, le strade da seguire sono univoche e senza bivi e il villaggio è davvero minuscolo. Consta di una chiesa, un negozio giù al centro, qualche casa abbandonata, una miniera e la villa principale. E beninteso, dal punto di vista artistico il tutto è magnificamente rappresentato, dando un’istantanea credibile delle bellezze fredde e incontaminate della Norvegia. L’andirivieni tra un luogo e l’altro, assieme ai colpi di scena che vi obbligheranno a esaminare nuovi dettagli, riescono a colmare le palesi mancanze, ma è chiaro che i giocatori più esigenti non riusciranno a passare sopra l’assenza di un vero e proprio gameplay limitato alle sole interazioni obbligate.

Sulla prua di una barca sul lago

Sta dunque a voi capire se Draugen è un’opera adatta ai vostri gusti, se considerate la storia al di sopra di tutto così come la considerano i ragazzi di Red Thread Games, impegnati sin dal loro esordio a concentrarsi sulla bellezza delle trame. Tecnicamente Draugen è un’opera nella media, senza particolari guizzi né evidenti bassi. Si segnalano però le espressioni facciali poco convincenti della co-protagonista, che sfoggia degli sguardi nel vuoto che non aiutano a immergersi troppo nei suoi panni, e anche un bug nei pressi della villa principale che non consente di muoversi sulle passerelle del giardino che portano alle cascine vuote. Al di là di ciò, Draugen merita la vostra attenzione per ciò che riesce a fare a livello narrativo; sia per come è scritto, sia per come la densità dei testi eviti di fare volume e basta. Al contrario, vi sentirete sin dall’inizio addentro alla vicenda, coi giusti ritmi da romanzo breve.

+ Storia sorprendente e imprevedibile, narrata coi ritmi del romanzo breve
+ Sistema dinamico dei dialoghi
- Molto guidato e con poche interazioni obbligate
- La sola storia potrebbe non bastare ai giocatori più esigenti: ha un sistema di gioco ridotto ai minimi termini

7.6

Draugen è un’intensa e straziante storia di solitudine e sofferenza interiore. Non è solo un viaggio in uno splendido villaggio costiero nella bellezza naturalistica del nord Europa, ma è anche e soprattutto una discesa nella coscienza tribolata di chi è incapace di accettare le conseguenze e i drammi del passato.




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