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In Desktop Dungeons: Rewind si muore che è un piacere

Desktop Dungeons: Rewind, esattamente come il suo predecessore, è una perfetta scusa per passare qualche minuto fra caverne, mostri e tesori nascosti

È difficile, nel 2022, trovare un gioco indipendente che non abbia un paio di meccaniche prese in prestito da qualche roguelike, roguelite o che dir si voglia. Non ci sentiamo però di accusare Desktop Dungeons: Rewind di plagio o di mancanza di idee, visto che proprio l’originale – e quasi omonimo – Desktop Dungeons fu uno fra i primi a lanciare questa nuova ondata di titoli, nell’oramai lontano 2013.

Piattaforma:
PC
Genere:
dungeon-crawler, roguelike, strategico
Data di uscita:
Sviluppatore:
QFC Design
Distributore:
Prismatika

Il titolo creato da QCF Design è ad oggi ancora una piccola gemma, giocata da numerosi appassionati – basti vedere il numero di review su Steam per farsi un’idea – che nei loro pochi minuti liberi si lanciano nell’esplorazione di qualche caverna misteriosa o bosco infestato, luoghi cosparsi di nemici di ogni genere, con la speranza di non morire dopo un paio di passi e di portare a casa come trofeo la testa di un boss abbattuto.

Desktop Dungeons: Rewind cerca semplicemente di ringiovanire la veste estetica grazie ad un nuovo motore 3D e aggiunge qualche piccola variante sul tema, ma tutti i punti di forza della versione 1.0 sono subito saltati all’occhio durante il nostro preliminare faccia a faccia.

Questa prima e breve prova delinea insomma questo roguelike come uno fra i titoli più accattivanti – e che causano dipendenza – della prossima stagione invernale.

Eroi alle prime armi

Desktop Dungeons: Rewind è un titolo che va subito al sodo, non si perde in preamboli ampollosi e non si prende nemmeno il disturbo di inserire una qualche pretesa narrativa. In questa preview abbiamo avuto a disposizione tre dungeon veri e propri e soprattutto una sorta di tutorial introduttivo, indispensabile per capire le meccaniche di gioco, rimaste comunque pressoché identiche rispetto al suo predecessore.

Senza alcuna introduzione ci siamo così trovati a vestire i panni di un guerriero umano, di un berserker e di un mago, solo alcune delle numerose classi e razze che saranno presenti nella versione finale.

Diciamo che il primo impatto non è stato dei migliori e si è concluso dopo una manciata di caselle attraversate secondo il tradizionale schema a turni, quando abbiamo provato ad affrontare un goblin che ci ha fatti fuori con un paio di colpi. Tranquilli, è stata solo colpa nostra, perché Desktop Dungeons: Rewind è sì un gioco spietato, ma non scorretto.

Ogni nemico è infatti caratterizzato da un livello ben visibile, sono mostrate le varie resistenze fisiche e alla magia, l’esito dello scontro è simulato in modo evidente e si intuisce subito se quella Gorgona apparsa fra le rocce è alla nostra portata o meno.

Accanto al nostro avatar appaiono inoltre infinite statistiche – come i classici punti vita o il mana – e modificatori che indicano la potenza dei nostri attacchi e quali materiali abbiamo raccolto durante l’esplorazione e messo nel nostro zaino.

Gli eroi non si fermano nemmeno davanti a caverne buie

Un passo alla volta verso l’incognito

Proprio l’esplorazione è uno degli aspetti fondamentali di Desktop Dungeons: Rewind, anche dal punto di vista strategico. Le scacchiere da noi visitate, avvolte nella classica “nebbia di guerra”, erano abbastanza contenute e si sposavano alla perfezione con le sessioni di gioco “mordi e fuggi”.

In quelle poche caselle si trovava comunque un’enorme quantità di oggetti, come pozioni, nuove spade, armature e magie varie, come palle infuocate o muri di pietra da evocare all’occorrenza. C’era poi spazio anche per dei mercanti, che in realtà avevano l’aspetto di tentacoli che spuntavano dal terreno.

Statistiche e modificatori sono tutte ben indicate

Anche il recupero dell’energia e del mana è legato all’esplorazione, che deve avvenire secondo un piano ben preciso per non farsi trovare impreparati al cospetto del classico boss finale dell’area.

Già in questa preview abbiamo fatto incetta di un’infinità di materiali differenti, creando così combinazioni di bonus e alle volte di malus – altrimenti che roguelike sarebbe? – incredibili, a cui si sommano poi gli effetti dati dagli altari sparsi qua e là fra i livelli.

Ciascun luogo sacro è dedicato a una divinità unica, che possiamo venerare o anche dissacrare, sperando di non fare infuriare qualcuno lassù nei cieli che, giusto per fare un esempio, a noi ha svuotato per vendetta lo zaino, facendoci perdere tutto il materiale recuperato.

Semplicità e strategia fanno rima

Il vero pregio di Desktop Dungeons: Rewind è che tutte le scelte avvengono in modo rapido e naturale. Apparentemente la decisione migliore è quella di esplorare prima tutto il dungeon e solo poi dedicarsi all’eliminazione dei vari nemici, che restano sempre nella stessa posizione mentre noi spostiamo l’avatar casella dopo casella.

Ma è veramente così? Assolutamente no, perché solo con gli scontri – fatto salvo qualche oggetto particolare – si accumula esperienza, si sale di livello e si ottengono più punti vita e attacchi più potenti. Conviene dunque procedere dal nemico più debole fino a quello di livello più alto? Sarebbe troppo semplice e decisamente poco intelligente, visto che la vittoria contro mostri di basso livello fornisce pochissima esperienza.

Ogni dungeon cela poi sezioni nascoste, che contengono qualche prezioso bottino e, ovviamente, nuovi pericoli. Sotto la sua apparente semplicità, Desktop Dungeons: Rewind è in realtà un’equazione molto complessa da risolvere, tanto che spesso le run si infrangono proprio nei momenti finali, quando a causa di qualche scelta sbagliata ci si ritrova con le tasche vuote di risorse proprio a pochi passi dalla vittoria.

La classica tomba di un eroe caduto

Giocare con il tempo

Rispetto a molti altri titoli di questo genere, Desktop Dungeons: Rewind resta molto più fedele all’originale formula roguelike – ad ogni run si riparte da zero, i nemici sono generati in modo procedurale, lo spostamento avviene a turni e via dicendo – ma con una fondamentale differenza, contenuta proprio nel titolo stesso.

La sconfitta è infatti solo una breve – ma sempre presente – interruzione e dopo un KO non si è costretti a riniziare l’avventura da zero, ma si può decidere di riavvolgere il corso dei turni, ritornare ad una precedente situazione vantaggiosa e da lì modificare la strada fallimentare prima intrapresa.

Personalmente, abbiamo molto apprezzato questa introduzione, utile per abbassare un livello di frustrazione che, va detto, non si è mai accumulato con troppa pesantezza sulle nostre spalle, vista la natura sempre molto contenuta del titolo.

Non si sa mai cosa nascondono le caselle

Qualche nota stonata

Complessivamente, Desktop Dungeons: Rewind ci è sembrato un degno erede della sua gloriosa tradizione, anche se non tutto quello che abbiamo visto ci ha convinto a pieno, probabilmente anche a causa di una demo molto contenuta.

Negli scenari da noi visitati, le tipologie di nemici incontrati erano abbastanza ridotte, fra i soliti goblin, zombie e qualche altro essere pescato da un mondo fantasy generico. Accanto a una limitatezza generica, questi mostri non brillavano certo per la loro estetica –e, sì, mi sto riferendo proprio a te mostro di carne, ammasso di pixel rossi da cui spuntano due occhi gialli.

In ogni caso, siamo certi che nella versione definitiva il ventaglio di nemici verrà ampliato abbondantemente e queste critiche finiranno nel dimenticatoio. Bisogna però fare un discorso a parte per il passaggio dalle due alle tre dimensioni. Il vecchio Desktop Dungeon, nella sua estrema semplicità grafica, aveva un innegabile fascino retrò quasi da Atari che fu e incarnava alla perfezione sulla genesi da broswer game.

Il nuovo motore 3D abbandona invece questo stile e ne adotta uno sì più contemporaneo, ma nel senso sbagliato, molto più vicino ad un gioco mobile senza troppa ispirazione.

Piattaforme: pc
Desktop Dungeons: Rewind non si discosta molto dal suo passato e lo diciamo con una certa felicità, visto che si tratta ancora una volta di un roguelike, veloce, strategico e dalla profondità sorprendente. L'unica vera novità è la possibilità di riavvolgere la run dopo una sconfitta, una meccanica gradita visto il numero di morti in cui siamo incappati già in questa demo.

Pro

  • Immediato e profondo allo stesso tempo
  • Può generare dipendenza
  • Perfetto per le brevi sessioni di gioco

Contro

  • La nuova estetica non convince a pieno
  • Si è visto ancora poco